Međugorje. La gioia della fede

Pellegrinaggi a Međugorje. La testimonianza di un credente e nostro collaboratore «rinato» dopo un pellegrinaggio dalla Regina della Pace, che definisce «un’esperienza straordinaria»

Una preghiera alla Madonna... / Zoran Grizelj/PIXSELL

Ancora una volta andare a Međugorje, dove ero già stato quattro volte, ha significato per me rendermi conto su quali straordinarie meraviglie la fede dei cuori intrepidi e sinceri, magari feriti, ma vitali e aperti alla speranza, anche la più impossibile, può affacciarsi. E che autentiche, reali, tangibilissime, incredibili e prodigiose trasformazioni interiori ed esistenziali il contatto con Dio riesce a far nascere, e a far crescere, per sempre, se si rimane attaccati a Gesù Cristo, nostro Salvatore, Colui che non per niente disse “Senza di Me non potete far nulla’’.
Un invito a scoprire l’immensità della vita che senza di Lui non abbiamo alcuna reale possibilità di raggiungere. Forse qualcuno potrebbe dire: e un non credente, un ateo, un agnostico, vale forse meno di un credente, e la sua strada, è per questo meno vitale, di quella di un credente? Ci è stato insegnato di non giudicare, allora rispondo così, parlando solo della mia esperienza: credere e cercare di rimanere il più possibile fedele al Vangelo, alla fede in Cristo mi ha fatto sentire vivo come non lo sono mai stato, attraversato da un sentimento di fiducia, di gioia, di coraggio e autodisciplina (elemento fondamentale anche se spesso trascurato) come non avevo mai provato prima. Proprio perché credevo di essere vicino a Cristo, ma lo ero solo a tratti, anche nella pratica, come andare alla santa Messa che è decisiva, che è come respirare, perché è un incontro d’amore sublime attraverso l’Eucarestia.

La prima esperienza

La prima volta che venni a Međugorje fu nel 2017, con il cuore pieno di speranza perché stavo attraversando un periodo molto difficile, e confesso, avevo anche qualche dubbio, non essendoci stati ancora all’epoca quei segni di fiducia e apertura della Santa Sede (l’ufficiale autorizzazione a compiervi dei pellegrinaggi, siglata dal Papa il maggio scorso e l’invio di un rappresentante permanente del Vaticano a Međugorje, Mons Henryck Hoser). Come fu quest’esperienza? Ecco cosa, tre anni dopo, nell’aprile del 2019, ho scritto a Papa Francesco: “Santità, Le scrivo anche perché desidero, con tutto il mio amore verso di Lei, e con fede e ardente gratitudine verso la santissima Madonna, parlarLe della mia meravigliosa esperienza vissuta, più volte a Međugorje: e gli stupendi doni – in termini di conversione, guarigione e trasformazione della mia vita che ho ricevuto da questo luogo dove, come ha sapientemente detto il cardinale Shomborn ‘si sente il soprannaturale in modo impressionante’ – desidero proporLe, dunque, la mia testimonianza”.
Cos’ha di speciale Međugorje, perché è così straordinaria, perché c’è tanta gioia, tanta pace, tanta operosa rigenerante apertura alla vita negli occhi e nell’anima di tutti quelli che vi sono stati e quasi sempre vi tornano numerose volte, come capita a me? Pregando ho sentito che il Signore vuole che io vi racconti della mia esperienza personale, anziché fare il contrario, come mi ero ripromesso di fare cioè raccontare, da cronista, il pellegrinare in sé, descrivendo situazioni, fatti e incontri vissuti durante il cammino per poi accennare in poche righe alla mia esperienza interiore.

Una testimonianza intima

Lo vuole evidentemente perché il Suo grande Cuore misericordioso anela a far conoscere quante grazie Egli può dare se noi Gli affidiamo il nostro piccolo cuore ferito e magari un po’ oscuro: ma pronto a risplendere come mai prima. E questa Sua volontà talvolta, come in questo caso, si realizza meglio se si trasmette un’esperienza intima e interiore, personale, diretta, come la mia che è una testimonianza di prima mano, se così posso dire, oltretutto di Grazia ricevuta. Moltissime guarigioni miracolose, “inspiegabili”, si sono verificate e si continuano con abbondanza a verificare a Međugorje, così come, notoriamente, a Lourdes (dove c’è il famoso “Bureau medical” cioè l’archivio di documentazione medica delle centinaia di guarigioni inspiegabili sin qui scientificamente registrate e dalla Chiesa approvate come “miracolose”). A Međugorje c’è già un consistente archivio che le raccoglie dove io stesso, il 4 luglio scorso, ho consegnato la mia avvenuta guarigione, la mia grazia ricevuta peraltro in progresso: perché i frutti di Međugorje continuano a crescere e a rigenerare la vita a tutti coloro, ritengo che vi sono stati giorno dopo giorno.

Beatitudine e benessere

A Međugorje una manna celeste entra in tutto te stesso, c’è qualcosa di unico che ti avvolge. Una gioia, una pace, un senso di liberazione straordinari fioriscono e sbocciano in te. Ecco cosa mi è successo (ed è solo una delle ormai numerose guarigione avvenute durante, o al ritorno, da questo luogo di grazia). Sempre dalla mia lettera a Papa Francesco dell’aprile 2019: “Decido di andare a Međugorje in grave stato di sofferenza, vi arrivo prendendo il traghetto appunto da Ancona in direzione Spalato, Croazia. Da lì in 3-4 ore si arriva con i pullman locali a Međugorje. In questo luogo veramente benedetto e colmo di sincera spiritualità e devozione, rimango tre giorni. Prego, a lungo, tanto di fronte alla Statua della Madonna al “Podbrdo”, la collina delle presunte/probabili apparizioni, locuzioni interiori (…) Torno a Roma ancora molto angosciato, ma pochi gironi dopo il mio ritorno esattamente mercoledì santo, 12 aprile 2017, accade una prima, spettacolare Grazia: un pensiero che mi angosciava terribilmente da oltre due anni (anche portandomi a fare uso di tranquillanti serali… ora al – raro bisogno, prendo una compressa di valeriana!) tormentandomi notte e giorno, si dissolve di colpo; in me subentrano una pace, una gratitudine e un’amorevolezza stupende, assolute. Una gioia quasi indicibile. Il Paradiso, un senso di beatitudine e di benessere mai provati prima e che potrei definire, sublimi, supremi talmente straordinari che non trovo davvero parole o aggettivi per descriverli adeguatamente si erano letteralmente e stupendamente riversati nel mio cuore. Eravamo a pochi giorni dalla santa Pasqua.

Desiderio di aiutare

Tanti lo hanno notato, se ne sono rallegrati, e hanno constatato come tutto questo sia durato nel corso delle settimane, dei mesi e, ora posso dire, degli anni: amici, parenti, suore o sacerdoti, come il mio direttore spirituale (…) quando scrivo questa sentitissima testimonianza di gratitudine che peraltro non rende abbastanza onore e gloria a Dio – per quello che è nelle possibilità delle parole umane di esprimere – per la beatitudine che si è riversata nel mio cuore – una persona completamente trasformata dalla Grazia meravigliosa che mi aveva toccato il cuore, facendomi davvero sfiorare il mistero divino; e sviluppando nel mio spirito un desiderio perenne e ardente non solo di gratitudine, ma di compiere azioni belle, fruttifere e durature per il mondo, e nel mondo. Attualmente, per esempio raccolgo fondi per l’associazione “Insieme a Chiara Castellani” (www.insiemeachiaracastellani.org). Lodo il Signore, Lodo la Madonna, e tutti gli angeli e arcangeli per la via di salvezza della mia anima che mi hanno mostrato e che continuano a indicare e proteggere. Dio sempre sia lodato! Sempre sia ringraziato”.

Umberto Rondi è giornalista, documentarista e autore televisivo. Collaboratore di vecchia data di Sergio Zavoli, ha contribuito a diversi suoi libri e programmi televisivi. Ha scritto e diretto quattro documentari storici sui martiri romeni e albanesi, prodotti da Pupi e Antonio Avati e trasmessi da Tv2000. Ha collaborato con l’Unità, con Paese Sera, l’Avanti!. Attualmente è in Canada dove, da giornalista e volontario, lavora su due temi: la scomparsa di migliaia di donne native americane appunto in Canada e gli straordinari tesori della medicina naturale dei native americans.
Di sé dice: “Sono molto credente. Ho fatto tanti pellegrinaggi a Međugorje e a Gerusalemme: l’esperienza più importante e sublime della mia vita”. L’articolo che pubblichiamo, nelle intenzioni dell’autore, vuole essere una “condivisione di una straordinaria esperienza” da lui vissuta anche alla luce che da domani al 6 agosto numerosi ragazzi da tutto il mondo raggiungeranno Međugorje per l’annuale Festival dei giovani.

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