Ponte di Veglia. Si lotta per eliminare il pedaggio

Foto: Željko Jerneić

FIUME | L’Alleanza litoraneo-montana (PGS) è tornata a parlare del ponte tra la terraferma e l’isola di Veglia e dei problemi legati al pedaggio per l’attraversamento dello stesso. “Negli ultimi mesi i cittadini hanno iniziato a manifestare il loro dissenso nei confronti di questa situazione discriminatoria, che vede quello di Veglia come l’unico ponte a pagamento di tutta la Croazia. Vogliamo ringraziare in modo particolare tutti i motociclisti che hanno organizzato manifestazioni di protesta sul ponte. In varie occasioni i biker hanno pagato il pedaggio con monetine, rallentando il traffico per un breve periodo. Siamo felici di questo loro gesto simbolico e invitiamo tutti i cittadini che hanno a cuore questa causa a esercitare pressioni sul Ministero della Marineria, del Traffico e dell’Infrastruttura, in tutti i modi possibili”, ha dichiarato Tea Mičić Badurina, presidente della sezione fiumana del PGS.
Verso la fine del 2018 il partito regionalista quarnerino aveva deciso di adire anche alle vie legali, rivolgendosi alla Corte costituzionale per chiedere un parere in merito alla costituzionalità del pedaggio. La Corte ha risposto dicendo di non essere competente in materia e ha indicato come istituzione atta ad affrontare il problema l’Alto tribunale amministrativo.
“Abbiamo sporto denuncia anche in quella sede, ma da metà giugno sino ad oggi non abbiamo ottenuto risposta. Siamo pronti ad aspettare tutto il tempo necessario, ma è un imperativo giungere all’abolizione del pedaggio”, ha concluso Tea Mičić Badurina.
La conferenza stampa è stata l’occasione per parlare anche di turismo e di riforma fiscale, con Nikola Ivaniš, presidente onorario del PGS, nonché vicesindaco di Fiume, che non ha lesinato critiche all’operato del governo. “La riforma riguarderà al massimo il 10 per cento dei cittadini. Questo non è sufficiente. Servono misure di sgravio fiscale più drastiche, che vadano a influenzare anche il settore del turismo. Altrimenti rischiamo di non riuscire a essere concorrenziali sul mercato, perché i prezzi per i turisti sono alti e le paghe di chi lavora nell’industria dell’ospitalità sono inferiori rispetto alle retribuzioni che vengono offerte nei Paesi vicini”, ha affermato Ivaniš.

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