Facoltà di medicina di Pola: altro stop da Zagabria

Il Consiglio nazionale per la scienza, l’istruzione superiore e lo sviluppo tecnologico ha nuovamente bocciato la richiesta dell’Università «Juraj Dobrila»

La sede dell’Università “Juraj Dobrila”

È come a voler inseguire una chimera. Il pluriennale ambizioso progetto di apertura degli studi di medicina a Pola, nell’ambito dell’Università Juraj Dobrila, è proprio snobbato dalla sfortuna e si riduce nuovamente a pio desiderio del rettorato e del Senato dell’Alma Mater regionale. Da Zagabria, il Consiglio nazionale per la scienza, l’istruzione superiore e lo sviluppo tecnologico ha nuovamente negato il permesso per l’accensione di quest’esigente programma curricolare, L’intransigenza sembra averla vinta nonostante l’enorme energia messa in campo dall’Università polese al fine di accontentare tutti i presupposti di legge indispensabili per l’accensione di nuove aree di studio in Croazia.

 

 

Mancanza di quadri
L’insoddisfazione scaturita dalla mancata conquista del settore universitario ha raggiunto il Parlamento croato per voce della rappresentante socialdemocratica e capoufficio per la ricerca e i progetti Sanja Radolović: “Alla Croazia mancano 2.000 medici e 4.500 tecnici e infermieri e il Consiglio nazionale per la scienza, l’istruzione superiore e lo sviluppo tecnologico continua ad imporre i suoi giochi da Onnipotente, uscendo dalle ingerenze di legge e affidandosi agli interessi politici spiccioli di qualche suo membro“.
La Radolović ha poi proposto il riassunto di due anni del procedimento di candidatura. È cosa risaputa che l’Ateneo di Pola ha continuato a organizzarsi senza sosta per poter attivare l’importante corso di laurea La validità dell’offerta formativa e dei documenti di laurea era stata ufficialmente riconosciuta, previo anche il benestare del Ministero della Scienza e dell’Istruzione, nonché dell’Agenzia nazionale alla scienza e all’Istruzione superiore che, a suo tempo, avevano dato luce verde al Resoconto sottoscritto dal team internazionale di esperti, con il quale veniva autorizzata l’apertura di un polo universitario per le professioni medico-sanitarie e biomediche in seno all’Ateneo istriano. Passi fondamentali erano stati compiuti già con l’istituzione del corso di laurea triennale in infermieristica, entrando nell’anticamera di una nuova area didattica delle scienze mediche e della salute. Poi, si era ragionato in termini di progettazione concreta, convinti nella maturità dei tempi per pensare ad una Facoltà di medicina di Pola in grado di fornire i quadri professionali tanto necessari all’Ospedale polese.

Uno scoglio insuperabile
Forte era anche la convinzione che sarebbero conseguiti i benefici occupazionali e la crescita dell’intero comparto sanitario con un’integrazione virtuosa tra attività scientifica, didattica e assistenza. La strada era stata segnata, contando sul procedimento legale per accontentare la normativa (Legge sull’assicurazione della qualità nella scienza e nell’istruzione superiore; Legge sull’attività scientifica e la formazione superiore ecc.ecc.). Tanto di elaborati e studi di fattibilità avevano incontrato l’approvazione dei dicasteri competenti e il riconoscimento della qualità tramite recensioni fornite anche a livello internazionale. Tutto era finito per arenarsi all’ultimo scoglio.

La parlamentare ha sottolineato il dato di fatto che la Legge sull’attività scientifica e l’istruzione superiore recita chiaro. “All’Università è concesso d’inaugurare un nuovo corso di laurea previo ottenimento del permesso da parte del Consiglio nazionale, che però, in base alla Legge sulla qualità dell’istruzione superiore è chiamato ad affidarsi alle valutazioni già compiute da parte dell’Agenzia. La medesima ha appurato che il programma trova inserimento adeguato nella Rete delle Università e dei corsi universitari e che soddisfa le direttive e i criteri indispensabili per istituire un corso di studio, della durata di sei anni a ciclo unico, in fatto di quadri, presupposti logistici e attrezzature”.

La collaborazione con i CCO
La ricapitolazione dei fatti fornita da parte di Sanja Radolović rivela aspetti oltremodo curiosi e degni di destare perplessità. L’inflessibile Consiglio nazionale per la scienza, l’istruzione superiore e lo sviluppo tecnologico, in realtà, due anni fa aveva propinato una doppia bocciatura. L’accensione del corso di medicina era stata richiesta sia dall’Università di Pola che dall’Università croata cattolica di Zagabria. La risposta, negativa per tutte e due, non era stata accompagnata da argomentazioni serie ed esaustive. L’unico giudizio espresso era quello delle “mancate condizioni per l’organizzazione dell’insegnamento”. Era seguito il periodo dello sfibrante tira molla tra Consiglio e Ministero competente, all’insegna di uno scaricamento reciproco delle responsabilità. Poi era arrivata la precisazione sulle condizioni richieste: gli studi di medicina richiesti dalla “Juraj Dobrila” e dall’Università cattolica avrebbero potuto aprire firmando un accordo di collaborazione con un Centro clinico-ospedaliero di Croazia. Dopo che quello di Fiume aveva improvvisamente ritirato la propria disponibilità di cooperazione con Pola, la “Juraj Dobrila” è riuscita a ottenere il visto del Centro Clinico di Spalato, mentre l’Università cattolica quello del Centro “Sestre milosrdnice” di Zagabria. “In definitiva – ha sottolineato Sanja Radolović – l’Università cattolica ha ottenuto il sì del Consiglio nazionale, mentre per l’Università di Pola è sempre no”.

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