Fiume. Un barlume di normalità e tanti interrogativi

Da ieri, lunedì 15 febbraio, aperti bar e palestre, ma restano in vigore molte restrizioni

Da lunedì 1.mo marzo i bar potrebbero offrire i propri servizi all'aperto

Siamo tutti sulla stessa barca? La pandemia, è vero, ha colpito tutti, chi più e chi meno e, forse, c’è anche qualcuno che ne ha tratto dei vantaggi. Non trattiamo quest’ultima categoria e ci limitiamo a noi altri, comuni mortali tra cui annoveriamo i gestori di quegli esercizi pubblici, che il Comando nazionale della Protezione civile ha deciso di chiudere come potenziale fonte di contagio. Da ieri anche nella Regione litoraneo-montana c’è stato un allentamento delle misure, come l’apertura dei bar, ma solo con il modello “to go”, ovvero “da asporto” e da consumare altrove. Il “coffee to go” fa parte, ormai, della nostra quotidianità e ci stiamo abituando a vedercelo servito in bicchieri di cartone plastificato.

D.J. Sale: “Riapriamo per restare vicini alla gente”
Foto:IVORR HRELJANOVIĆ

Aperti, ma non tutti
Che cos’è cambiato, allora, a partire da ieri? Dalla fine di novembre, quando è stata decretata la chiusura dei bar, la possibilità di rimanere aperti è stata concessa soltanto ai locali pubblici che nella loro offerta hanno anche cibo. Naturalmente, tutto rigorosamente da asporto. Gli altri locali, cioè bar, pub e bistro senza offerta gastronomica, ieri hanno potuto alzare le saracinesche, ma non tutti l’hanno fatto. “Non disponiamo di dati precisi in questo senso – ci ha spiegato Josip Brusić, a capo del comparto ristorazione in seno alla Camera dell’Artigianato della Regione litoraneo-montana –, però so che non siamo tutti nella stessa posizione. Salutiamo, ovviamente, la decisione di consentire la riapertura a tutti, seppure con molte limitazioni, ma è già qualcosa. Edicole e panetterie hanno potuto offrire il caffè, anche se questa non è la loro attività primaria. Per coloro che vivono di quest’attività, invece, c’è stato il divieto tassativo. Tra una settimana avremo le idee più chiare sui numeri. Non è uguale avere un bar in centro o in periferia. Qualcuno se la caverà, altri no”.

Alvin Bolić, a pochi passi dall’ingresso del municipio: “15 giorni e poi si vedrà quando cesseranno i sussidi statali
Foto: IVORR HRELJANOVIĆ

Quindici giorni di speranza
Per capire meglio l’attuale situazione, abbiamo fatto un breve giro… d’ispezione in Corso. Dinanzi a uno dei bar più frequentati soprattutto al mattino, a pochi passi dal Palazzo municipale, c’erano alcune persone che attendevano pazientemente in coda. Presente anche il gestore Alvin Bolić: “Abbiamo approfittato della possibilità di riaprire anche in queste condizioni, ma non so quanto potrà durare. I sussidi statali cesseranno tra 15 giorni. Successivamente, se non cambia qualcosa, saremo tutti nei guai. In questi mesi siamo stati gli unici a dover chiudere del tutto e credo che oggi non vi sia nessun gestore di bar soddisfatto della situazione. Non c’è stata coerenza. Uno che vende i panini ha potuto vendere tuto e noi no. È assurdo. Lo stesso signor Capak (uno dei nomi di riferimento della Task force nazionale, nda.), ha detto di non poter dare una risposta se gli si chiede perché loro sì e noi no. Credo che noi ristoratori non abbiamo contribuito alla diffusione del contagio e che ciò sia stato provato, ma siamo quelli più penalizzati dalle misure. Non vediamo l’ora che si possano riaprire le terrazze”.

Senastian, gestore e cameriere: “Aspettiamo con impazienza la normalità”
Foto: IVORR HRELJANOVIĆ

Da ieri silenzio in piazza Adria
In piazza Adria, in questi due mesi e mezzo in cui quasi tutti i locali pubblici del centro sono rimasti chiusi, uno ha continuato imperterrito a regalarci una parvenza di normalità. L’Academia, grazie al fatto di offrire anche da mangiare, è stata uno dei punti di riferimento per chi non può fare a meno del caffè. Da ieri, però, niente musica. Il giorno prima non vi erano limitazioni, ma nel pacchetto delle misure, dopo l’allentamento per i bar, c’è anche l’obbligo di spegnere la radio. La musica, infatti, potrebbe generare assembramenti, secondo la Task force. Fran, cameriere, ha commentato: “È una sciocchezza, ma la dobbiamo accettare”.

Alvin Bolić

Lo condivide anche il gestore di uno dei due bar agli angoli di via Vitezović con piazza Jelačić, che conosciamo come DJ Sale. Niente musica anche nel suo locale, ma intorno alcuni ragazzi in vena di scherzare con un bicchiere di birra, di plastica, in mano. “Abbiamo riaperto soprattutto per restare vicini alla gente. Lavorare così non è certo il massimo. Ora non fa differenza se vieni da me o se vai a prendere il caffè all’edicola. Non c’è il calore del personale, la comodità, la TV e, se vogliamo, la toilette. Il problema dei servizi igienici c’è già, ma sarà ancora più accentuato quando ci verrà concesso di aprire la terrazza con i tavolini. Nemmeno allora potremo aprire il WC al pubblico”. Sull’angolo dalla parte opposta troviamo Sebastian, gestore e cameriere che condivide il pensiero del dirimpettaio. “Aspettiamo con impazienza che si ritorni alla normalità e, nel frattempo, ci arrangiamo”.

Dopo un po’ ci siamo spostati in Braida, in prossimità del mercato, dove abbiamo incrociato Snježana e Tatjana, rispettivamente titolare e cameriera di un bar del rione. Nonostante tutto, ci hanno detto di essere contente di essere lì: “Dopo tanto tempo, è meglio che starsene chiusi in casa. Come vedete, non c’è tanta gente e non crediamo che ve ne sarà molta se non potremo servire ai tavolini”.
Mi scappa la pipì
Il caffè è un ottimo diuretico, per non parlare della birra. Dopo la colazione, vanno bene entrambi. Ci troviamo nuovamente in Corso e il nostro bisogno fisiologico si fa insistente. Che fare? Sarà poco elegante e poco igienico, ma un maschio, in un modo o nell’altro, s’arrangia. Ne abbiamo parlato con Sandra, che ha preferito non farsi riprendere, al bancone esterno di un locale in piazza Adria. “Prendere il caffè in questo modo mi ricorda un po’ i film in cui ci sono le visite in carcere, dove ci si vede e ci si parla attraverso il vetro. La pipì? Qui ci sono le fontane… Scherzi a parte, io lavoro qui vicino e non ho questo tipo di problema, ma gli altri non li invidio proprio”. Per uno che si trova in mezzo al Corso, con la vescica che scoppia, ci sono 300-400 metri fino al bagno pubblico più vicino, in Riva Bodoli. A est c’è quello in prossimità del parcheggio in Delta e a ovest al passaggio laterale della chiesa dei Cappuccini in Žabica, entrambi a un chilometro circa. Che cosa rischia colui che si impietosisce e vi fa entrare? Sono previste multe fino a 20.000 kune.

Snježana e Tatjana

Che l’estate riporti la normalità
Brusić, portavoce della categoria, confida in un ulteriore allentamento delle misure di contenimento della pandemia, magari a partire da Pasqua. “La bella stagione, se viene ripristinata la normalità, ci permetterà di tappare le falle, di sopravvivere. Restare chiusi per oltre quattro mesi, nonostante i sostegni dello Stato, è difficile per tutti. Temo che saranno in tanti a trovarsi nelle condizioni di non poter andare avanti. Ci vuole un’estate il più normale possibile per avere una boccata d’ossigeno”.
È ora di rimettersi in forma
Le autorità sanitarie hanno autorizzato anche l’apertura delle palestre. Sergio De Privitello, preparatore atletico e uno dei pionieri del fitness a Fiume, ne gestisce due, nei palasport di Tersatto e Zamet. “Il telefono non cessa di suonare. La gente non vedeva l’ora di poter tornare in palestra. Possiamo far rispettare tutte le condizioni rischieste e siamo pronti ad accogliere i nostri affezionati clienti. Si è fatta anche un po’ di confusione. Per esempio, era stato detto che non si sarebbero potute usare le docce. È una limitazione che riguarda i luoghi, come le piscine, in cui c’è uno spazio comune con le docce. Noi, come tanti altri, disponiamo di cabine separate per cui non vi è alcun rischio o limitazione. Semmai, dovremo aspettare un po’ con gli esercizi collettivi, come il pilates o lo yoga, ma sono convinto che in tempi brevi, quando saremo più o meno tutti vaccinati, tutto tornerà come prima”.

È riapertura anche per le palestre e i centri fitness, ma si dovrà attendere per gli esercizi collettivi

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