Parenzo. L’Orto botanico di austroungarica memoria

Messo a dimora agli inizi del secolo scorso, la sua storia si collega alla vita e all’attività del noto naturalista Matteo Calegari e di suo nipote Virginio

Il parco dell’Istituto turistico-alberghiero
L’area circostante la SMS “Mate Balota”

La storia dell’Orto botanico di Parenzo è poco nota. Per lungo tempo essa è stata collegata alla vita e all’attività di Matteo Calegari, noto naturalista parentino (4 luglio1858 – 30 ottobre 1929). A svolgere approfondite ricerche sulla sua origine e successivo sviluppo sono stati Claudio Pericin, la dott. Barbara Sladonja, del Centro per le tipologie invasive dell’Istituto per l’agricoltura e il turismo di Parenzo e la prof. Elena Poropat Pustijanac, del Museo del territorio parentino.

 

Come scritto da Claudio Pericin nella breve biografia di Matteo Calegari, pubblicata nell’enciclopedia istriana, questi, dopo aver studiato al Liceo di Pirano, si laureò in Scienze naturali a Pavia e in Agronomia a Vienna. Insegnò Scienze naturali a Parenzo e in diverse città italiane, tra cui l’Istituto tecnico “Carlo Cattaneo” di Milano. Con i suoi studi contribuì alla conoscenza della flora istriana, in particolare di quella di Parenzo, descrivendone le specie.

Matteo Calegari

Tra le sue opere spiccano le “Nuove aggiunte alla flora di Parenzo in Istria”. Eseguì pure una ricerca sui nomi popolari istroveneti delle piante, poi inclusi nell’opera di Ottone Penzigo “Flora popolare italiana”. Si ricordano anche: “Specie nuove e località nuove di specie già note della flora di Parenzo in Istria” e “Specie nuove e località nuove di specie già note della flora di Parenzo”.

La dott. Sladonja e la prof. Poropat Pustijanac firmano la pubblicazione “Istina o botaničkom vrtu u Poreču” (La verità sull’Orto botanico di Parenzo), dalla quale, su gentile concessione della prof. Poropat Pustijanac, abbiamo attinto i dati per ripercorrerne la storia, come pure alcune delle fotografie che riportiamo su queste pagine.

L’Orto botanico nei pressi della stazione degli autobus

Nato oltre un secolo fa
A quest’Orto botanico, poco studiato, ma ben impresso nella memoria storica, si collegano tre posizioni geografiche naturali: il parco che circonda la Scuola media superiore “Mate Balota”, quello dell’Istituto turistico-alberghiero “Anton Štifanić” e quello della stazione degli autobus.

La mappa del parco presso la Scuola media superiore “Mate Balota”

Andando a ritroso, i parchi che circondano la SMS “Mate Balota” (che ha sede nell’ex Scuola agraria) e l’Istituto “Anton Štifanić”, risalgono al 1907 o all’anno successivo, quando, nella ricorrenza del 60.esimo anniversario d’ascesa al trono dell’imperatore Francesco Giuseppe, s’inaugurarono numerosi parchi in tutta la Monarchia austro-ungarica.

Le Ville Santo Spirito in una foto d’epoca tratta dalla pubblicazione “La verità sull’Orto botanico di Parenzo”

I parchi parentini appartenevano alla tenuta agricola della Scuola agraria. Confrontando la realtà odierna con una mappa del 1924, le due studiose sono giunte alla conclusione che per quanto riguarda il parco circostante la Scuola media superiore, nulla è cambiato in fatto di disposizione delle piante. Al giorno d’oggi qui crescono 52 specie vegetali diverse, inventarizzate dagli allievi del corso d’Agricoltura. Tra le più numerose si trovano il tasso (Taxus baccata), l’agrifoglio (Ilex aquifolium), il cipresso (Cupressus sempervirens L. var. pyramidalis e horizontalis) la paulonia (Paulownia imperialis) e il mirto crespo (Lagerstroemia indica). In passato, alcune specie vennero trasferite sulle Isole Brioni, mentre altre sono andate distrutte. Questi parchi avevano un carattere esclusivamente educativo.

Il parco della stazione
Poco distante dalla media superiore, a fianco della stazione degli autobus, si estende l’area propriamente nota come Orto botanico. Quest’area, nella toponomastica parentina nota con il nome di Santa Lucia, agli inizi del XX secolo apparteneva alla famiglia Calegari e confinava con quella denominata Tre ville (Santo Spirito). Una di queste ville – unitamente alla chiesetta di Santa Lucia – venne demolita per fare spazio al centro commerciale, tuttora esistente. La zona era separata dal mare da una siepe di lauro (Laurus nobilis) e dal “viale di sotto”, per distinguerlo dalla cinta superiore, che delimitava la sua parte opposta sempre con una siepe di lauro, chiamata dai parentini “graieta dei làvrani”.

In questo caso non si conosce l’anno esatto della sua messa a dimora, ma esaminando le foto d’epoca, la documentazione archivistica e altre testimonianze, le due studiose sono giunte alla conclusione che la sua nascita risale agli anni successivi alla Prima guerra mondiale. Per l’ingegner Giampiero Musizza, come riportato da Claudio Pericin nell’articolo “Sulle tracce di Matteo Calegari, illustre studioso della flora del Distretto di Parenzo”, pubblicato nel XXX volume degli Atti del Centro di ricerche storiche di Rovigno, la sua realizzazione risalirebbe intorno al 1900.

La sua ideazione e attuazione si deve al medico Virginio Calegari (1881-1943), appassionato di botanica e agricoltura. Certamente, si sarà avvalso dell’aiuto dello zio Matteo, noto naturalista e botanico.
Entrambi vissero a Vienna e in Italia, lavorando in note Università europee. Matteo Calegari, a cui molto spesso s’addebita il merito d’aver creato il parco, si ritirò in pensione a Parenzo agli inizi degli anni 20 del secolo scorso, dedicandosi alla vita politica e sociale. Virginio, fra l’altro possidente agricolo, ebbe un tragico destino. Come scrive Enrico Depiera nel suo manoscritto inedito “Istria studi, battaglie, svaghi – Dal mio Diario”, fu prelevato all’ora di pranzo del 1.mo ottobre del 1943 nella sua casa di campagna e infoibato quattro giorni dopo a Surani. Il suo corpo venne riesumato due mesi dopo.

Virginio Calegari

Virginio si occupò del parco fino alla morte. Inizialmente non era aperto al pubblico, ma certo è che anche qui s’esercitarono gli allievi della Scuola agraria. In quanto alle varietà vegetali allora messe a dimora, non esistono testimonianze scritte, ma per certo ospitava piante autoctone ed esotiche. Venne aperto al pubblico alla metà del secolo scorso, ma fino al 1952 fu proprietà privata. Nel 1967, con l’edificazione della stazione degli autobus, la sua superficie fu notevolmente ridotta. Oggi presenta una trentina di specie vegetali, tra alberi e cespugli, tra cui l’abete bianco, l’alloro (Laurus nobilis), la coleuteria (Koelereuteria paniculata) o albero delle lanterne cinesi, la fotinia (Photinia serrulata), la tuia orientale (Thuja orientalis), la magnolia sempreverde (Magnolia grandiflora), la Yucca (Yucca sp.), l’Albero di Giuda o siliquastro (Cercis siliquastrum), il caprifoglio dell’Amur (Lonicera maackii), la palma rustica (Chamaerops excelsa), il loto o albero di Sant’Andrea (Diospyrus lotus), l’agrifoglio (Ilex aquifolium), il cipresso mediterraneo (Cupressus sempervirens), il leccio (Quercus ilex), il corbezzolo (Arbutus unedo) e il mirto (Myrtus communis). Stando alle indagini delle due studiose, la collezione documentata e le specie presenti erano contrassegnate ed elencate.

Tutela delle aree verdi
Da uomo di scienza, Matteo arricchì il patrimonio floristico istriano, in primo luogo quello di Parenzo, mettendo a dimora nuove specie e contribuendo all’identificazione di quelle esistenti. Assieme all’archeologo, paleontologo e botanico Carlo de Marchesetti identificò ben 1.168 specie vegetali diverse. Anche se Parenzo sta rivolgendo sempre maggiore attenzione alla cura e alla tutela delle aree verdi, quanto rimane dell’Orto botanico certamente non rende onore alla Città, poiché poco rappresentativo. Ma, come rilevato dalle due studiose parentine e dal Pericin, la sua memoria, come quella di Matteo e Virginio Calegari, va conservata. Le piante rimaste vanno tutelate e adeguatamente contrassegnate, per ricordare chi segnò un importante tratto di storia cittadina, gettando le basi di ciò per cui Parenzo è nota: la cura delle aree verdi. In tale contesto si potrebbe forse rilanciare l’idea dell’Orto botanico, ampliandolo alle aree adiacenti. Negli ultimi anni Parenzo ha individuato la necessità di tutelare le aree verdi pubbliche, in primo luogo il bosco di San Marco e quello della Madonna del Monte, come pure gli spazi che circondano l’Istituto per l’agricoltura e il turismo e la Scuola media superiore. Qualche anno fa era stata abbozzata l’idea di rivalorizzare pure quanto rimane dell’Orto botanico della stazione degli autobus. L’auspicio è che questo sogno diventi realtà.

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