«Delamaris». L’industria che rimarrà per sempre a Isola

A colloquio con Claudia Raspolič, giornalista di TV Capodistria, primo premio a «Istria Nobilissima 2020» nella categoria Arte cinematografica, video e televisione

L’area dismessa della "Delamaris"

“Delamaris” è il titolo del documentario di Claudia Raspolič, giornalista della redazione italiana di TV Capodistria, primo premio nella categoria Arte cinematografica, video e televisione del Concorso d’Arte e di Cultura “Istria Nobilissima 2020”. L’opera ha convinto la giuria “per una storia del passato che trasmette dei valori molto attuali, raccontando luoghi e spazi dimenticati che riescono a trasmettere, attraverso le immagini, la storia di un vissuto molto lontano quanto coinvolgente”. Il film, realizzato dal programma italiano di TV Capodistria nel 2019, è stato presentato nell’estate dello stesso anno al cinema estivo Arrigoni di Isola.

Dalle origini al trasloco
“‘Delamaris’ è il documentario sui 140 anni della storia dell’industria ittica a Isola, dalle origini sino al trasloco a Pivka. Tramite testimonianze racconta anche la realtà sociale dell’epoca e il sacrificio delle operaie”, esordisce la giornalista Claudia Raspolič, che è stata premiata per la seconda volta nella categoria Arte cinematografica, video e televisione (il primo premio, nel 2016, le è stato conferito per “La mia bella vita grazie ad Auschwitz”).

In circa 40 minuti di documentario vengono ripercorsi dunque 140 anni di ricordi, raccontati da chi la storia dell’industria ittica a Isola dalle origini sino al definitivo trasferimento, l’ha vissuta in prima persona.
“Abbiamo voluto capire quali sono state le condizioni in cui lavorarono gli operai; quali sono stati i cambiamenti storici più rilevanti; qual è stato il destino dell’industria ittica. Ci è stato dato il permesso di girare le scene negli spazi del complesso abbandonato. Le interviste con i protagonisti, ex operai, dirigenti e conoscitori della storia, sono state girate all’interno dell’ex stabile per riprendere le loro testimonianze e anche per far riaffiorare qualche ricordo in più”, racconta la nostra interlocutrice.

Claudia Raspolič assieme al regista Peter Leban, al montatore Samo Petaver e al direttore della fotografia /operatore Jaka Kodarin in una foto scattata alla prima televisiva (agosto 2019 nel cinema estivo Arrigoni di Isola)

Il ruolo delle donne
“Quindi la maggior parte del materiale è stata raccolta sul territorio della ‘Delamaris’ ma abbiamo utilizzato anche tantissimo materiale d’archivio. Siamo stati a Pivka, la location dell’attuale ‘Delamaris’. Nel documentario appaiono ex operai e soprattutto operaie perché ho voluto mettere in risalto il ruolo delle donne”.

Come mai si è soffermata sulle donne?
“Il ruolo femminile all’interno della fabbrica è sempre stato cruciale. Malgrado il duro lavoro e le condizioni difficili, sono state migliaia le donne che vi si sono guadagnate da vivere e hanno mantenuto le proprie famiglie, grazie alla buona retribuzione che ammontava al doppio delle altre fabbriche, come ad esempio della ‘Mehanotehnika’ – continua Claudia Raspolič -. Loro hanno infatti fatto molti sacrifici nel passato siccome i macchinari non erano quelli di oggi. Ho puntato anche sui nostri connazionali in quanto hanno lavorato appunto nell’industria ittica di Isola come operai, pescatori o nell’amministrazione. Abbiamo parlato poi con gli attuali impiegati della ‘Delamaris’, che ci hanno raccontato com’è avvenuto il passaggio e come le persone hanno accolto il fatto di lasciare il posto di lavoro a Isola per viaggiare ogni giorno a Pivka (le città distano 70 chilometri)”.


Mantenimento dei posti di lavoro
Riguardo al trasferimento dell’industria in un’altra città, Raspolič spiega che, pur essendosi trasferito altrove, questo settore a Isola rimane sempre molto importante per i suoi abitanti; molti sono rimasti amareggiati per la scomparsa di questo pezzo di storia. “Il conservificio ‘Delamaris’ ora si trova a Pivka, ma la sua anima rimarrà per sempre a Isola. Per fortuna ha mantenuto il nome e i posti di lavoro che è assolutamente molto importante. Nonostante i posti di lavoro non siano stati soppressi, il destino che è toccato alla ‘Delamaris’ non può non essere triste, specie per chi ci ha faticato, come le tantissime donne che vi erano impiegate. La gente ci tiene comunque a questa tradizione, vorrebbe che si istituisse un museo in ricordo dell’industria ittica”.

Che cosa significa per lei il premio ottenuto?
“Il premio ottenuto significa tanto per me. È stato gratificante per molti aspetti: ha dato visibilità; ha reso omaggio alle persone che si sono sacrificate per lo sviluppo dell’industria, è stato anche un omaggio alla nostra minoranza perché ci ha avvicinato situazioni di persone che non conoscevamo. Per me è stato come aprire un vaso di Pandora. Il premio ha messo in rilievo il nostro lavoro. Abbiamo cercato di mantenere la nostra linea editoriale che è la tutela e la valorizzazione del nostro patrimonio industriale. Gli operai hanno poi contribuito alla crescita della ‘Delamaris’”.

L’area dismessa della “Delamaris”

Un lavoro di squadra
“Devo sottolineare che il documentario è un grande lavoro di squadra. Senza i miei colleghi e senza aver avuto a fianco professionisti, non avrei mai portato a termine il progetto e tantomeno sarei riuscita a vincere un premio. Il film l’ho presentato a nome mio per una questione di bando di concorso però è importante rilevare che è frutto di un lavoro di gruppo.

Le immagini che si basano sul particolare gioco di luci e ombre, sono state catturate dal cineoperatore e direttore della fotografia, Jaka Kodarin. La regia è di Peter Leban, mentre il montaggio di Samo Petaver. L’elaborazione grafica è di Moira, mentre gli assistenti sono Emil Grbac, Dorian Makovac e Anton Pavlovič. Con questo film abbiamo cercato di cogliere spirito e atmosfera per dare importanza a una parte della storia poco conosciuta”, conclude Claudia Raspolič.
Il documentario può essere visto al seguente link.

Qui e a destra i gruppi di operaie nelle foto d’archivio

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