Grifone, il navigatore dei cieli (foto)

A colloquio con Irena Jurić, direttrice dell'Ente pubblico "Priroda" e con il capo ranger Marko Modrić, sul Centro per i visitatori e di convalescenza dei grifoni di Caisole (Beli) sull’isola di Cherso e la salvaguardia degli avvoltoi alati che abitano le sponde del Quarnero

I grifoni salvati. FOTO TOMISLAV BANDERA ANIĆ

Il grifone (Gyps fulvus), uno dei più maestosi avvoltoi europei, viene visto come un essere quasi mitologico e nel suo habitat naturale è stato (ed è) spesso protagonista di storie, fiabe e leggende di varie popolazioni. Appartenente alla famiglia degli Accipitridi, presenta un piumaggio di colore bruno-fulvo, che ricorda l’origine latina del nome, Gyps, “avvoltoio”, appunto “fulvus “, e che si riferisce a quella particolare tonalità di rosso sfumato, che sconfina nel marrone. Soltanto le punte delle ali – molto ampie e formate da 14 timoniere – appaiono nere, mentre sotto la testa, più chiara, relativamente piccola e senza penne, è ben visibile il tipico denso piumino bianco a forma di vistoso collare, che accomuna e distingue al tempo stesso il grifone da altre specie di avvoltoi.
Un volatile saprofago, utile e non invasivo, che si alimenta prevalentemente di carcasse di animali morti, che individua sfruttando esclusivamente il senso della vista. Lo scarso piumaggio della testa e del collo facilita l’ingresso del capo nelle aperture delle carcasse e il collarino di piume alla base del collo impedisce che il retrostante piumaggio si sporchi di cibo. Per secoli noto per la sua attività di “spazzino” nei pascoli di tutta Europa, negli ultimi 70 anni rientra tra le specie in via d’estinzione a causa di vari fattori: a incidere sul… declino demografico sono stati l’industrializzazione delle aree agricole con conseguente diminuzione delle mandrie e delle greggi, il cambiamento delle norme igienico-sanitarie veterinarie e la mortalità dovuta alle sempre più numerose campagne di avvelenamento delle specie alloctone, ma soprattutto all’attività dell’uomo che ha “occupato” nel tempo l’habitat naturale di questo splendido uccello contribuendo alla sua progressiva estinzione com’era successo in passato con i suoi “fratelli”, l’avvoltoio monaco e il capovaccio. Se per secoli il grifone ha dominato i cieli dell’Europa, con riferimento particolare a quelli che s’affacciano sul Mar Mediterraneo, al giorno d’oggi rischia di scomparire del tutto in quei territori in cui una volta era di… casa.
Negli ultimi decenni sono numerose le associazioni, agenzie ed enti che si occupano della salvaguardia della specie e in pratica, tutta l’Europa si è mobilitata per salvare questo stupendo “navigatore dei cieli”, come spesso viene chiamato.
Uno dei punti fermi nella tutela del grifone, oggi specie protetta, è il Centro per visitatori e di convalescenza dei grifoni di Caisole (Beli) sull’isola di Cherso, fondato nel 2014, ma attivo a tutti gli effetti dal 2016. Il fondatore è l’Ente pubblico “Priroda”. Grazie alla sua attività, il futuro del grifone – le cui uniche colonie sul territorio nazionale si trovano appunto a Cherso e sui vicini isolotti di Prvić e Plavnik – si presenta oggi decisamente più roseo. Grazie a un’opera mirata portata avanti dal Centro, oggi sulle scogliere delle tre isole nidificano circa 115 coppie di grifoni. Inoltre, nel maggio scorso l’associazione “Grifon” è riuscita a inanellare ben 33 giovani grifoni.
“Per parlare di tutela dei grifoni – ci spiega il capo ranger Marko Modrić – dobbiamo partire dall’inizio e precisamente dagli anni ‘60 quand’è stato emanato un Piano d’azione a livello nazionale per la salvaguardia della specie. Nel 1969 la dimora dei grifoni sulle isole di Cherso, Plavnik e Prvić è stata proclamata riserva ornitologica, la prima di questo tipo nel mondo. In seguito, dal 1993 al 2012 ha operato l’Eco centro Caput Insulae di Caisole, diretto da Goran Sušić. Dopo la sua chiusura, grande interesse è stato dimostrato dalla Regione litoraneo-montana, dalla Città di Cherso e da numerosi partner quali il giardino zoologico di Zagabria, le associazioni Biom e Tramontana, nonché la Facoltà di Scienze naturali e matematiche di Zagabria. Grazie a un’accordo congiunto, è nato ben presto il Centro per i visitatori e di convalescenza dei grifoni, attivo tutt’oggi. Il nostro Centro si prende cura dei grifoni, promuove ed educa i visitatori su questa particolare specie autoctona del nostro territorio”.
Uccelli resistenti con caratteristiche particolari
Il grifone è uno degli uccelli più grandi in Europa. In età adulta può raggiungere anche i 10 chilogrammi di stazza. In cattività può vivere fino a 40, mentre in natura in media 20 anni.
Raggiunge un’apertura alare fino a 2,8 metri e può stare per lunghi periodi, anche tre settimane, senza mangiare, non essendo facile, al giorno d’oggi, in natura trovare carcasse di animali. Quando però trova del cibo, cerca di ingoiare quanta più carne possibile, a volte anche fino a due chilogrammi in un boccone solo. Inoltre, si differenzia dagli altri rapaci. In quanto avvoltoio, ha un becco molto duro e resistente. Il suo collo non presenta delle vere e proprie piume, bensì una peluria che permette di non ‘insudiciarsi’ durante la cibazione. E privo di olfatto, ma ha una vista acutissima, grazie alla quale scorge dall’alto il cibo.
“Purtroppo – specifica Irena Jurić, direttrice dell’Ente pubblico “Priroda” – la mancanza di alimenti di suo gradimento in natura, ha portato alla sua quasi completa estinzione. Per questo in vari Paesi dell’Europa sono stati fondati centri simili al nostro, che si occupano di tutela dei grifoni, specialmente di nutrimento delle colonie. Tramite il nostro ente acquistiamo il necessario – nella maggior parte dei casi pecore – dagli allevatori o dalle varie società venatorie, che poi depositiamo in mangiatoie dette anche ‘carnai’”.
Oltre che sull’isola di Cherso, una di queste mangiatoie si trova sul Monte Maggiore e un’altra nella Riserva Naturale Regionale del Lago di Cornino (Forgaria del Friuli), essendo i grifoni dei grandi volatori che possono abbracciare un ampio territorio alla ricerca costante di cibo. Spesso li vedremo volare anche sopra i cieli di Arbe e Pago. Oltretutto, sono uccelli migratori e durante l’estate si ritirano sulle montagne (Alpi, Dolomiti) per poi riscendere a valle sulla costa e sulle isole. Lo spostamento invernale verso territori più caldi è legata strettamente alla nidificazione, all’accoppiamento e alla procreazione.
Una coppia per la vita
“Il grifone – prosegue Marko Modrić – è un animale monogamo, i compagni si scelgono a vicenda e dopo un volo nuziale, nidificano nelle cavità e nelle cenge su pareti rocciose, spesso a strapiombo sul mare. Dobbiamo fare una specificazione: la maturità viene raggiunta soltanto dopo i cinque anni di vita, sia negli esemplari maschi che nelle femmine. Queste ultime depongono un solo uovo all’anno e precisamente d’inverno. La cova dura circa tre mesi e ambedue i ‘genitori’ si occupano costantemente dapprima dell’uovo e poi del piccolo, in condizioni estreme, in quanto questi nasce quando le condizioni meteorologiche sono ancora pessime con mareggiate, bora e piogge. Il piccolo implume ben presto diventa grande e si distingue dai genitori per il collare marrone, che in età adulta diverrà bianco”.
Si tratta del periodo più critico della loro vita: non ancora agili nel volo, spesso gli esemplari giovani, tentando di volare, cadono dal loro nido finendo in mare. Incapaci di uscirne, se non salvati per tempo, muoiono per stenti e ipotermia.
Un centro di salvezza
Grazie al Centro di Caisole, questi giovani grifoni vengono salvati. Dopo un periodo di convalescenza trascorso nella voliera dell’ente, volto a far recuperare loro le forze, vengono lasciati liberi nei cieli chersini.
“Il loro recupero fisico – afferma Modrić – dipende dal fattore umano. Sono per lo più gli abitanti del posto, oppure i naviganti ad avvertire il Centro oppure, in casi estremi e rari, a salvare da soli il volatile. Il recupero risulta spesso difficile e complicato, ma ogni anno riusciamo a salvarne una decina, anche con azioni pericolose per l’incolumità di chi interviene. È quasi impossibile riportarli nel loro nido, in quanto non si conosce il suo collocamento oppure è inaccessibile per i soccorritori. Purtroppo, altrettanti sono coloro che non ce la fanno poiché non vengono individuati in tempo oppure in seguito alla morte di uno dei due genitori. In quel caso, un genitore ‘singolo’ non ce la fa da solo a cibare il proprio piccolo”.
Il nostro Centro si presenta dunque come un punto fermo per il recupero dei grifoni. Esso dispone di una voliera in cui vengono sistemati gli esemplari feriti e di un team di esperti che si occupano della loro cura. “Spesso si tratta di animali rimasti illesi durante la caduta, ma che hanno subito un fortissimo stress, sono affamati o infreddoliti. In pochi casi, abbiamo a che fare con lesioni gravi. Dopo un periodo di soggiorno che serve loro per recuperare le forze, i giovani grifoni, inanellati e in alcuni casi muniti di GPS, vengono lasciati liberi nel loro ambiente naturale, a contatto con la natura. È un’operazione che si svolge agli inizi di maggio e che visioniamo severamente. Negli anni precedenti, i grifoni venivano lasciati liberi pure in settembre, ma poi abbiamo optato per la primavera quando hanno maggiori possibilità di sopravvivere e adattarsi alle nuove condizioni di libertà”.
Oltre che offrire un “porto sicuro” ai grifoni, il Centro possiede un’area visitatori in cui vengono presentate tutte le attività svolte per la salvaguardia della specie. “In poco tempo – illustra Irena Jurić – siamo riusciti a stuzzicare l’interesse della popolazione locale, delle scolaresche, dei numerosi turisti, degli ornitologi per le visite guidate, i vari laboratori, le manifestazioni, le mostre e il programma istruttivo. Offriamo inoltre nozioni sulla fauna aviaria delle isole quarnerine. A disposizione dei visitatori ci sono i nostri valenti collaboratori Tomislav Anić e Daria Martinčić, che fanno da guida agli ospiti. La nostra soddisfazione più grande è rappresentata dal fatto che soltanto nel 2019 abbiamo avuto ben 10mila visitatori. Speriamo di continuare di questo passo, ma soprattutto di poter salvare dall’estinzione questo splendido avvoltoio del Quarnero”.

Facebook Commenti