Fabio, quando il viaggio fa parte del Dna

A colloquio con Fabio Accorrà, project manager in una multinazionale, blogger e autore di due libri dedicati a Giappone e Sri Lanka

Con Sabrina a Montreal

Fabio Accorrà vive il sogno di molti viaggiatori e viaggiatrici. Viaggia molto, spesso assieme alla moglie Sabrina, e racconta le sue esperienze sulla Rete. Il suo blog “Viaggiare senza confini” nato tre anni fa, i post e le foto pubblicate sulle reti sociali guadagnano sempre più follower e “mi piace”, confermando così la bontà del suo rapporto con gli amanti dei viaggi, ma non solo. Allo Sri Lanka e al Giappone questo 34.enne ha dedicato pure un libro, mentre in questo momento sta lavorando a una terza pubblicazione, sempre sul tema del viaggio. Per conoscerlo meglio lo abbiamo contattato e alla richiesta di tracciare un’autobiografia minima ci ha detto: “Sono genovese
con una irrefrenabile voglia di viaggiare che viene da lontano. Dai primi anni della mia adolescenza, quando da bambino con i genitori viaggiavo in lungo e in largo per l’Europa con il camper nei periodi di festa da scuola. Prima di diventare blogger ero un ragazzo come tanti altri che viaggiano molto e amano divertirsi con gli amici. Già gli studi superiori mi portarono a formarmi su un campo legato al viaggiare tanto. Diplomatomi all’Istituto Tecnico Nautico di Genova, per un primo periodo mi sono imbarcato come allievo ufficiale di coperta, scelta di vita che però ritenevo non facesse per me e dopo un primo periodo decisi che il mio mondo è sì viaggiare, ma via terra e non via mare. Allora ecco che, grazie all’esperienza accumulata, entrai in una multinazionale italiana che mi consentiva di viaggiare tanto, al punto da prendere anche 60 voli all’anno nei periodi più intensi. Una cosa bellissima per uno come me.”

Come sei diventato travel blogger? In che cosa consiste questo tipo di lavoro?

Con la moglie sulla muraglia cinese

“Una passione e una lunga esperienza di viaggi mi porta nel 2016 ad aprire il mio blog ‘Viaggiare senza confini’. Quasi per gioco durante un infortunio che mi costringe a un riposo forzato mi scatta l’idea di creare un diario condiviso che potesse valorizzare i miei tanti viaggi e le mie esperienze vissute in giro per il mondo. Oggi ‘Viaggiare senza confini’ è un blog regolarmente registrato alla Camera di Commercio di Genova e vanta centinaia
di articoli con racconti di miei viaggi sparsi in tutto il mondo da Est a Ovest, da Nord a Sud. Come mi definì un’amica, ‘project manager di giorno e blogger di notte’, questo connubio lo concilio faticosamente svolgendo il mio lavoro di project manager per una grande multinazionale italiana e ritagliandomi il tempo anche per dedicarmi alla mia grande passione per i viaggi, la scrittura e la fotografia. Penso che non ci sia un vero e proprio percorso che porta ad aprire un blog, è un qualcosa che si sente dentro, una concretizzazione di quello che si pensa e si vuole trasmettere delle proprie esperienze. Una passione divenuta, a tutti gli effetti, una seconda attività a cui dedico parte del mio tempo. Dedicarsi a un blog di viaggi nello specifico è complesso più di quanto si pensi. Il viaggio porta ricordi, idee e soprattutto allarga la mente e la propria visione del mondo. Una volta tornati, si mette da parte l’obiettivo e si tirano fuori gli appunti di viaggio scritti durante il cammino. È qui che viene il bello, raccontare per filo e per segno emozioni, sensazioni e pensieri sul viaggio trascorso rievocando le sensazioni vissute e cercando di trasmettere il più possibile attraverso le parole. Penso che per un viaggiatore non ci sia niente di più bello che raccontare le proprie esperienze e trasmettere queste emozioni.”

In camper con i genitori

Raccontare quanto vissuto durante un viaggio permette ai viaggiatori e alle viaggiatrici anche di rivivere l’esperienza. Com’è nata la tua passione per i viaggi? Quando hai capito di voler vedere il mondo?
“Non c’è una vera propria data che indicasse la nascita della passione per i viaggi come credo che non ci sia un momento di una scelta. È un qualcosa che nel mio caso viene sicuramente da lontano, i viaggi nell’età adolescenziale hanno sicuramente impresso in me l viaggio come un qualcosa di costruttivo e positivo che ho nel mio DNA. Queste sensazioni ia via crescendo hanno fatto di me il viaggiatore che sono oggi. Come accennavo prima, i primi viaggi risalgono all’età adolescenziale, con il camper di babbo e mamma. Crescendo, a 16 anni i primi viaggi da solo in America centrale e via via ogni momento con 2-3 giorni liberi è occasione per spiccare il volo con l’aereo andando a esplorare un pezzo di mondo.”

Il fascino dell’on the road

Selfie a Petra, in Giordania

Come scegli le destinazioni? Hai mai visitato un Paese soltanto per aggiungerlo alla tua lista dei luoghi visitati?
“Non mi piace quantificare i miei viaggi anche se ogni tanto ci penso per rendermi conto di quanto ho viaggiato. La meta generalmente la scelgo in base anche ai consigli di mia moglie e agli spunti che prendiamo ovunque si parli di viaggio, altri blog, riviste e giornali. Ci prepariamo molto dal punto di vista tecnico sul Paese che decidiamo di visitare, mentre sul piano organizzativo non sono un’amante della troppa pianificazione e quindi a parte i voli e le cose basilari facciamo tutto on the road lungo il tragitto, day by day. Questo ti permette di variare anche all’ultimo l’itinerario e non perderti tesori nascosti e più lontani del turismo convenzionale di massa.”

La tua destinazione preferita, o le tue destinazioni preferite, sono…
“Direi appunto le mie destinazioni, perché tra quelle che ho visitato vorrei dividerle per categoria… La città più bella per ora per me rimane sempre New York, ci sono stato due volte e ci tornerei una terza, una quarta… Il paesaggio migliore – il Monte Fuji sullo sfondo, sia da Kawaguchiko che da Hakone. La natura più bella e incontaminata è l’Islanda, un Paese magnifico. Il deserto più bello quello del Sahara. Infine, per quanto
riguarda la storia, escludendo l’Italia per ovvie ragioni, direi che il luogo storico che più mi ha affascinato è stata la muraglia cinese, un’imponenza unica.”

La magia e i colori

Il Monte Fuji lo troviamo anche nel tuo libro dedicato al Giappone, pubblicato a qualche anno da quello sullo Sri Lanka. Ricordi il momento in cui hai deciso di pubblicare il primo? Quanto tempo hai impiegato per scriverli?
“Il primo libro, ‘La Magia dello Sri Lanka’, è nato quasi per caso. Il blog mi ha portato in contatto con Francesco Aloe che curava una collana di racconti di viaggiatori e alpinisti, Versante Est edita da Delos Digital. Da qui l’idea condivisa di scrivere il mio primo racconto di viaggio che potesse fare da piccola guida e valorizzare il mio viaggio e dare quindi supporto a chi voleva recarsi nel bellissimo Sri Lanka. Poi, dopo due anni, arriva ‘The colors of Japan’, edito dalla storica casa editrice genovese Erga, un viaggio raccontato attraverso i colori. Non sono partito per il Giappone con l’intento di scrivere un libro con questa sfaccettatura, l’idea mi è venuta una volta tornato. Guardando le foto, oltre 3.500 foto scattare con due macchine fotografiche reflex, Nikon D3400 e Sony Alpha 6000, mi è venuta l’idea di trovare una chiave di lettura originale e innovativa per raccontare un Paese davvero unico: i colori, che in giapponese significa IRO. Con questa idea voglio trasmettere le stesse emozioni che ho provato io trovandomi davanti ai fantastici paesaggi giapponesi. Per scrivere ‘La magia dello Sri Lanka’ ho impiegato cinque mesi, mentre per quanto riguarda “The colors of Japan”, essendo per la maggior parte un libro fotografico con meno testo rispetto al primo, il tempo impiegato è stato di tre mesi e mezzo.”

Quanto tempo hai trascorso in Giappone e Sri Lanka? Prima
di dedicargli un libro li hai visitati più volte?
“In Sri Lanka ci sono stato un mese circa e il libro l’ho pubblicato nel marzo 2017 mentre in Giappone ci siamo stati 22 giorni e il libro è stato pubblicato esattamente due anni dopo. In entrambi i Paesi ci sono stato una sola volta.”

Giappone: un mix unico

Fabio e i paessaggi dello Sri Lanka

Quale dei due Paesi ti piace di più? Perché?
“Bella domanda… Difficile dare una risposta secca, entrambi mi hanno trasmesso forti emozioni. Sicuramente i paesaggi del Giappone sono talmente unici che difficilmente sono replicabili in altri posti del mondo. In Sri Lanka si vive un’esperienza totalmente diversa, si ritorna indietro nel tempo e si rivive la tranquillità primordiale dell’uomo. Se però devo scegliere, ti dico Giappone perché è quello che più mi ha stupito, sia a livello umano, con l’estrema educazione e cordialità dei giapponesi, che a livello naturalistico, con bellezze naturali mixate a città ultra moderne come Tokyo e Osaka.”

Progetti futuri. Che cosa possono attendersi i tuoi numerosi fan?
“Come progetto futuro c’è sicuramente un viaggio, che sarà a breve. Per quanto riguarda i libri, uscirà qualcosa di diverso e, spero, bello a settembre, non sarà un libro fotografico e neanche un racconto di viaggio… Lo scoprirete presto! Piccolo indizio: ci sarà sempre il tema viaggio però con una connotazione fantasiosa… Intanto mi godo le emozioni che mi sta facendo vivere ‘The colors of Japan’, da ultimo la tantissima gente che ha partecipato con entusiasmo alla bellissima presentazione avvenuta durante dal Festa del Giappone di Milano il 9 giugno scorso assieme alla dott.ssa Aurora Canepari, direttrice del Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone di Genova, che ha dato un notevole contributo storico-culturale alla presentazione.”

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