«Monaca»… addio

Tanti anni fa mi recai a Cala Gonone ed entrai con riserva e tanta trepidazione nella Grotta del bue marino, con la macchina fotografica appesa al collo. Scattai d’istinto quando sentii un rumore. La foca sparì, ma rimase impressa la sua immagine...

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«Monaca»… addio
La foto scattata dall’autore nella Grotta del bue marino

Forse un tempo, molto lontano, era lei la sensuale, misteriosa sirena della quale parlavano i naviganti con una sorta di eccitazione al ritorno dai lunghi viaggi. Erano dunque abbastanza frequenti gli incontri con le sirene che nuotavano libere nel mare. Molto probabilmente le sirene non erano altro che le ormai quasi estinte foche monache di cui oggi esistono pochissimi esemplari nel Mediterraneo. Sono talmente rare che quando ne viene individuata una la scoperta diventa un fatto eccezionale, di grande portata nell’ambiente degli studiosi e dei ricercatori.
Avvistamenti sempre più rari
La foca monaca, conosciuta anche con il nome di bue marino, è un mammifero di grande intelligenza che l’uomo ha praticamente condannato all’estinzione. Abitava, un tempo, in gran numero in tutto il Mediterraneo, soprattutto lungo le calde coste sabbiose dell’Africa settentrionale, al largo delle isole centrali, nell’Egeo… L’escalation delle situazioni inquinanti e la caccia spietata cui per lungo tempo hanno dato vita i pescatori – perché questi mammiferi danneggiavano le loro reti e si cibavano del loro pescato intrappolato nelle maglie – hanno praticamente sterminato la specie della foca monaca. Certo, non è solamente questa la causa della sua scomparsa. Il simpatico mammifero predilige, purtroppo per lui, la tranquillità e la riservatezza, situazioni che ormai nel Mediterraneo sono molto rare.
Un caro prezzo da pagare
Anche il turismo ha inferto un grosso colpo alla foca monaca. Ha contribuito ad allontanare i branchi dalle spiagge e dalle grotte costiere, ormai sempre più prede delle torme di visitatori. Pare che ormai pochi e sparuti esemplari vivano solamente nelle grotte dell’isola di Montecristo. La foca monaca sembra essere sparita anche dal Golfo di Orosei in Sardegna, o meglio dalla località chiamata Cala Gonone, ove esiste una profonda grotta detta appunto del bue marino. L’esistenza riservata di cui hanno bisogno questi animali per vivere non concorda assolutamente con la politica “turistica” sostenuta per le note esigenze economiche. Le foche monache hanno dovuto così adattarsi a divenire delle cavernicole per sopravvivere, trasformarsi da libere abitatrici delle solatie spiagge in spaventate inquiline delle buie grotte poco accessibili al turismo di massa. È certamente un caro prezzo da pagare per la sopravvivenza.
Nelle grotte del Golfo di Orosei si sono verificati negli anni diversi aborti tra l’esigua comunità di questi mammiferi, dovuti senza dubbio alla vita sotterranea e alla consanguineità eccessiva verificatasi in un gruppo così ristretto. Anche se la Grotta del bue marino di Cala Gonone rientra ora in un contesto ambientalistico ed è sottoposta a tutela, vi sono ben altre e maggiori necessità da mettere in atto, come l’acquisizione di decisione che possono anche sembrare drastiche, ma che sono ormai divenute di assoluta urgenza. Purtroppo c’è anche da riscontrare la scarsa coscienza di coloro che sfrecciano con le imbarcazioni di fronte alla grotta del bue marino, dimenticandosi di rispettare non solamente le leggi dell’uomo, ma anche quelle della natura.
Le caratteristiche
La foca monaca o bue marino (Monachus monachus), famiglia dei focidi è considerata una delle 100 specie di mammiferi più minacciati al mondo. Può arrivare a una lunghezza di circa 3 metri e 400 kg di peso. Il suo colore dà sul marrone-grigio sul dorso, mentre è più chiaro sul ventre chiazzato di macchie biancastre. Le punte del pelo foltissimo tendono al giallastro soprattutto negli esemplari più anziani. La foca monaca è quasi priva di sottopelo, al contrario delle foche che vivono nei mari freddi. Si ciba esclusivamente di pesce azzurro e per tale motivo incappa spesso nelle reti da posta dislocate in grandi quantità nei nostri mari. Il suo habitat è ormai quasi esclusivamente quello delle acque costiere nei pressi delle coste rocciose e inaccessibili, ove esistono grotte sommerse e caverne nelle quali riescono a partorire e ad allevare i cuccioli. È una specie dichiarata in estinzione e perciò è protetta dalle leggi in materia in tutti i Paesi mediterranei.
Uno scatto… fortunato
Tanti anni fa mi sono recato a Cala Gonone e sono entrato con riserva e tanta trepidazione nella Grotta del bue marino. È una grotta lunga, profonda e buia. Il rumore del mare che sciabordava e la speranza di poter avere un incontro con la foca mi aveva condizionato non poco a un’attesa che avevo più immaginato che sperato di avere. Nello spingermi verso l’interno della Grotta a tentoni quasi e al buio per non spaventare un soggetto nel caso lo avessi incontrato, tenevo la macchina fotografica appesa al collo, con l’obiettivo diretto di fronte a me e il dito sul tasto di scatto. All’improvviso sentii un rumore strano e automaticamente scattai un’istantanea verso la direzione di provenienza del suono. Vidi il lampo del flash e nient’altro. Ritornato a casa, portai come sempre a sviluppare i negativi dal fotografo e stampare le immagini, senza ricordarmi del fatto di Cala Gonone. Non dimenticherò mai il momento in cui ritirai le foto e la mia sorpresa nel vedere tra le tante immagini che mi aveva consegnato il fotografo anche quella della foca monaca. Pensai allora che avevo avuto una grande fortuna mentre mi partiva lo scatto verso il rumore.
Pensai anche che per caso avevo inserito il “fuoco” giusto per la distanza, ma anche al colpo di paura che dovevo avere trasmesso alla povera foca prima che si tuffasse e sparisse non vista, ma per mia grande fortuna… fotografata.

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