«Pola è una città composita in cui si dialoga poco»

Intervista con il connazionale Tiziano Sošić, presidente del Consiglio municipale

Tiziano Sošić durante una seduta del Consiglio municipale

La legislatura 2017-2021 del Consiglio municipale di Pola sta per concludersi in condizioni di ineguagliabile tensione sociale scatenata dalla pandemia SARS-CoV-2. L’intervista che ci rilascia a fine mandato il presidente Tiziano Sošić non può fare a meno di cadere sul tema che per sua stessa natura, per l’imprevedibilità e la drammaticità intrinseca, finisce per deviare ogni ragionamento dalle questioni comunali a quelle socio-sanitarie. Sentiamo dunque un suo giudizio di fine mandato dall’ottica esclusiva del presidente del Consiglio municipale, che l’avvocato Sošić porta a termine senza esprimersi in merito a un eventuale proseguimento della carriera in politica.

 

Come termina, dunque, questo quadriennio anomalo fino alle estreme conseguenze?
​Il giudizio del mandato è legato al periodo storico che ha passato la nostra città, un periodo non semplice, che lascerà un’impronta indelebile sul futuro di Pola. Alcuni temi fondamentali hanno caratterizzato la passata legislatura e si sono presi il sopravvento su altri. Primo, un tema ricorrente tra i servizi comunali: la questione del Centro di smaltimento rifiuti, un argomento che a dire il vero ricorreva anche nelle precedenti amministrazioni e suscita da sempre vivo interesse nel pubblico. Durante il nostro mandato ci sono stati tuttavia degli eventi epocali e mi riferisco innanzitutto al fallimento del cantiere navale Scoglio Olivi, che ha avuto fortissimo impatto sociale e psicologico, ma anche perdite economiche dirette per cui bisognerà ripensare seriamente il futuro industriale della città, perché è questa la sua tradizione di partenza. D’altro canto c’è stata la pandemia di Covid-19, che ci ha colti di sorpresa, come ha preso di soprassalto tutto il mondo.

Approvati 576 atti amministrativi
Come ha influito la pandemia sull’evoluzione delle politiche locali?
Intanto tengo a mettere in rilievo che in quattro anni abbiamo discusso e approvato 576 atti amministrativi in 31 sedute del Consiglio municipale, di cui tre sono state le sessioni chiamiamole tematiche rispetto alle altre, ordinarie. Nell’assumere il ruolo di presidente mi sono prefisso alcuni propositi fondamentali. Intanto, aprire il Consiglio comunale alla cittadinanza, anche fisicamente. A questo fine avevo promosso degli appuntamenti culturali d’ampio respiro proprio nell’aula consiliare. Ma erano i tempi ante-Covid e avevamo ancora le mani libere per proporre iniziative di questo genere. Io spero che, superate le difficoltà del momento, si potrà tornare a insistere su questa questione dell’apertura del palazzo comunale.

Inizialmente mi sono preso l’impegno per così dire tecnico di accelerare e rendere puntuale la produzione materiale delle delibere, ma anche lo stesso procedimento del voto. In primo luogo abbiamo introdotto il live streaming delle sessioni. È vero, anche prima le sedute erano trasmesse dalla televisione locale, ma quella era un’altra cosa. Con le dirette sul sito Internet della Città siamo entrati davvero in tutte le case e chiunque munito di connessione era in grado di informarsi in tempo reale sulle decisioni prese dai consiglieri. Nel 2019 ho introdotto il voto elettronico da remoto, senza grandi investimenti d’impiantistica: una piattaforma digitale che consente ora a tutti i consiglieri di votare dal proprio cellulare, PC portatile o tablet a scelta. Si tratta di una soluzione IT snella, versatile e utilissima che in tempi di pandemia si è rivelata provvidenziale e ha permesso ai nostri consiglieri in isolamento fiduciario di partecipare alle sessioni del Consiglio e di votare da remoto evitando problemi di assenze e quorum. Per inciso, questa soluzione permette alla pubblica amministrazione di risalire immediatamente a qualsiasi votazione di qualsivoglia delibera e costituisce un data base elettronico di grandissima utilità. Ebbene questi due investimenti nella digitalizzazione che abbiamo introdotto prima della pandemia ci hanno mostrato quanto sia indispensabile la transizione digitale, quanto sia utile nella vita di ogni giorno per trarne il massimo beneficio anche senza essere ingegneri, perché l’IT è sempre più intuitivo e più facile da usare.

Tiziano Sošić

Scoglio Olivi e coronavirus
Quali sono state le decisioni più importanti prese dal Consiglio municipale negli ultimi quattro anni?
Abbiamo assistito al fallimento del nostro cantiere Scoglio Olivi e ci siamo assunti l’impegno di convocare per la prima volta una sessione congiunta con l’Assemblea regionale istriana, che ha discusso la situazione in quel momento: l’11 settembre 2018. Seduta stante abbiamo votato una dichiarazione congiunta a favore del mantenimento del cantiere. Il 18 agosto 2019 abbiamo approvato un’altra dichiarazione sul “sostegno al cantiere” perché era tutto ancora avvolto da un velo d’incertezza. Quando poi il governo ha messo le carte in tavola, ci siamo mossi con tutta una serie di provvedimenti a favore della manodopera in esubero, principalmente con iniziative di riqualifica professionale. C’è stato un grande fermento in seno al Consiglio municipale in questo contesto, benché, sia chiaro, le competenze effettive e lo spazio di manovra dell’ente locale erano minime. In seguito ci ha letteralmente investiti la pandemia del coronavirus. Dall’inizio abbiamo avuto una rete molto fitta di riunioni che hanno prodotto ben 27 deliberazioni distinte riguardanti l’adozione di misure a favore delle attività colpite tra cui proroghe, condoni o riduzioni di affitti, canoni, imposte; insomma tutto quello che concerne gli esercizi interessati dal lockdown per contrastarne gli effetti economici negativi. Ora, per quanto riguarda i risultati, è chiaro che non sono perfetti. È chiaro che quest’emergenza supera ogni possibilità d’intervento, perché, ricordiamocelo, la qualità di questi atti doveva essere conformata alle capacità finanziarie della Città, la quale deve continuare a fornire servizi da cui non è possibile prescindere anche in tempi d’emergenza sanitaria, e qui mi riferisco principalmente alle scuole, agli asili ecc. Tra l’altro i dipendenti pubblici hanno dato il loro apporto al superamento della crisi col fatto che si sono visti ridurre gli stipendi. C’è stata dunque un’attività di saggio bilanciamento tra l’aiuto che è possibile dare e i servizi comunali che è necessario mantenere funzionanti.

Tornando appunto ai servizi…
A mio parere c’è stato uno sforzo per migliorare i servizi comunali e il coordinamento delle aziende municipalizzate, benché, sia chiaro, c’è sempre spazio per un ulteriore miglioramento. Per quanto attiene il Centro di smaltimento dei rifiuti di Castion, che ha infiammato gli animi e ha avuto grossi strascichi di polemiche, devo dire che noi abbiamo fatto di tutto affinché l’argomento sia discusso in Consiglio municipale. Con una delibera del Consiglio abbiamo imposto alla direzione di trasmetterci una relazione scritta con un cronogramma di tutte le attività, le opere e i provvedimenti da intraprendere per eliminare il problema dei cattivi odori nei mesi estivi e questo è stato fatto.

 

Definire l’idea di sviluppo
Con quale augurio lascia la carica di presidente?
Alla scadenza di questo mandato, il mio auspicio è che la nostra città abbia la forza di aprirsi e guardare oltre. Pola è una città composita, ha ben nove Consigli delle minoranze nazionali costituiti. A mio avviso dobbiamo aprirci tutti, innanzitutto al nostro interno, perché i confini più resistenti da superare sono quelli che abbiamo nella nostra mente. Come dicevo Pola è una città complessa, in cui purtroppo si dialoga poco e non solo all’interno dei gruppi nazionali, perché è divisiva anche all’interno delle formazioni politiche. È una città però dinamica, e questo è positivo. Ritengo che ci debba essere tra tutte le sue componenti un consenso, almeno sugli interessi fondamentali che abbiamo come comunità. Dobbiamo insomma poter definire quella che è la nostra idea di sviluppo della città e questo si può fare solo come comunità e non come individui. Il mio sogno è che queste diverse comunità nazionali possano mettere sul tavolo le cose migliori delle rispettive culture e designare delle persone che siano in grado di comunicare le loro istanze, perché gli esclusivismi hanno portato sempre, anche nella migliore delle situazioni, a una stasi, mai al progresso. Quindi mi auguro che la città e la sua popolazione siano in grado di evitare ulteriormente ogni provincializzazione, perché la provincializzazione è sempre un pericolo in agguato.

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