Gabriele Bosdachin e il sapore amaro del latte… buono

L’allevatore connazionale ci parla dei problemi del settore

Gabriele Bosdachin: ”Le mie mucche hanno un nome e non soltanto un numero”

Difficile immaginare la vita senza latte: è un prodotto che si trova in tutte le case e che è stato in qualche modo riscoperto in Croazia, negli ultimi mesi, a causa del coronavirus. Ma produrlo non è facile, principalmente perché i costi di produzione sono elevati. Il connazionale Gabriele Bosdachin di Corona, presso Salvore la sa lunga sulle difficoltà del settore, poiché gestisce una fattoria e dunque è direttamente coinvolto nella produzione. Una vita, la sua, molto impegnata, anche perché per 2 mandati e mezzo è stato presidente della Comunità degli Italiani di Salvore e attore della filodrammatica comunitaria. Eppure ha saputo conciliare le due cose.
Il problema nel settore è riconducibile al prezzo?
“Un litro di latte viene a costare a chi lo produce 3,5 kune, dunque il prezzo d’acquisto da parte delle aziende del settore dovrebbe essere di almeno 4 kune. Invece ci viene pagato 2,5 kune, che è troppo poco”.
La sua è una fattoria importante, che quotidianamente si trova ad affrontare tanti problemi. Da quest’emergenza sanitaria è emerso qualcosa di nuovo per il settore? Sappiamo che tutti si sono schierati con i produttori nazionali. È così anche nel campo del latte?
“L’unica cosa che per noi produttori è stata utile in questo frangente è stato il crollo del prezzo del petrolio. Quello del gasolio è sceso ai minimi storici e per questa ragione con poca spesa abbiamo fatto una buona scorta. Ma per il resto, di positivo non c’è stato nulla. In questo momento ho in stalla 50 mucche, che producono 350 litri di latte al giorno. La mungitura dura al minimo due ore al mattino e altrettante alla sera, inclusi sabati, domeniche e festivi. Una vita semplicemente dura, che si confronta con tanti problemi. Non ultimo quello della manodopera”.
Se consideriamo le statistiche, bisogna dire che negli ultimi dieci anni il numero dei produttori di latte in Croazia è diminuito drasticamente: nel 2009 erano 23.690, oggi sono 4.600. Dati allarmanti. Che ne dice?
“Chi ha chiuso l’azienda agricola e ha cambiato mestiere, secondo me, non tornerà indietro. Tutta l’Unione europea deve misurarsi con gli stessi problemi e anche negli altri Paesi i produttori versano il latte in strada, in segno di protesta contro i prezzi d’acquisto troppo bassi”.
Tempo fa si era parlato di salvare il comparto con la costruzione di mini latterie private. Che cosa significa concretamente?
“In pratica significa che per fare una mini latteria privata, servono un sacco di soldi: primo, perché bisogna avere un sito che deve soddisfare i parametri europei; secondo perché bisogna avere una linea d’imbottigliamento o confezionamento del latte. In altri termini bisognerebbe vendere il proprio latte bello e confezionato, concorrendo con le grosse catene alimentari che acquistano il latte dai grossi produttori. A parole sembra tutto semplice e facile, in pratica è invece tutto molto difficile”.
Questa politica agroalimentare dell’Ue favorisce solo i grossi produttori?
“Il Programma di sviluppo rurale elimina gradualmente un sacco di imprese familiari, favorendo l’importazione di latte che per qualità è molto inferiore rispetto a quello prodotto in Croazia. Io allevo 50 mucche da latte che pascolano all’aperto; non sono animali che possono stare sempre in stalla. Ognuna ha un nome, non soltanto un numero. Questo per dire che quello che produciamo è un latte di qualità. Ora, costruire una latteria privata comporterebbe spese enormi, dunque anche dei crediti, che poi con il prezzo del latte a 2,5 kune non sarebbe facile restituire. Se siamo rimasti in pochi a produrre il latte, ci sarà dunque un valido motivo. E su questo i ministri dovrebbero interrogarsi, perché il pane e il latte sono in tutte le case e devono essere di buona qualità”.

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