La paura è sana, il panico no

Foto: Zeljko Lukunic/PIXSELL

La paura è un ottimo meccanismo di difesa quando la minaccia è determinata o se preferite facilmente identificabile. Se vediamo un incendio ci allontaniamo istintivamente poiché abbiamo paura che le fiamme ci ustionino. Se dobbiamo attraversare la strada guardiamo a destra e a sinistra per paura di non finire investiti. Farsi prendere dal panico a causa del Covid-19, invece, è per molti versi una reazione illogica. Il coronavirus è una minaccia indeterminata, nessuno è in grado di identificare con assoluta certezza le persone che ci potrebbero trasmettere il contagio. In teoria, l’unico modo per essere assolutamente sicuri di non contrarre la malattia consisterebbe nel confinarsi all’interno di una campana di vetro, finendo però per morire soffocati una volta terminato l’ossigeno. L’angoscia, dunque, deriva da una percezione catastrofica della realtà. Insomma la paura e l’angoscia sono due emozioni simili solo all’apparenza, in quanto la seconda è uno stato d’animo meno specifico rispetto al primo, tanto da essere definita dagli studiosi “terrore senza nome”.
Un numero non irrilevante di persone ha storto il naso perché in Croazia è stata varata la terza fase di allentamento delle misure antiepidemiche. Ciò significa che gli alunni delle prime quattro classi delle scuole elementari hanno avuto la possibilità di tornare nelle aule. I centri commerciali, i bar, i ristoranti e numerosi altri esercizi commerciali rimasti chiusi in seguito alla proclamazione del lockdown antipandemico, hanno potuto riaprire le loro porte. Anche altre attività stanno accingendosi a tornare gradualmente al consueto regime di funzionamento. Per spostarsi da una città all’altra, non è più necessario esibire gli e-lasciapassare. Anche varcare i confini nazionali è diventato più semplice.
Tra qualche settimana le spiagge, già ora ben frequentate, torneranno a pullulare di bagnanti. Onde evitare che un luogo di relax si trasformi in uno spazio di trasmissione dell’infezione da Covid-19 sarà sufficiente non prendere alla leggera alcune semplici raccomandazioni fornite dal direttore dell’Istituto croato per la salute pubblica (HZJZ), Krunoslav Capak, per sua stessa ammissione impaziente di sdraiarsi al sole in riva al mare. Per accedere alle spiagge o entrare in acqua non bisognerà fare la fila, come davanti ai negozi. In acqua e in spiaggia, però, non dovremo starcene appiccicati gli uni agli altri. Rispettare il distanziamento sociale sarà importante soprattutto in acqua dove a causa dell’aerosol generato dal nostro stesso respiro il rischio di trasmissione del nuovo coronavirus aumenta esponenzialmente. Considerato che a causa dell’emergenza sanitaria i turisti, soprattutto quelli provenienti dall’estero saranno, probabilmente molti di meno rispetto agli anni scorsi, le spiagge non dovrebbero trasformarsi nei soliti formicai umani. Di conseguenza, dovrebbe essere semplice rispettare le raccomandazioni attinenti al distanziamento sociale.
Nell’illustrare l’inizio della nuova fase della lotta anti Covid-19, i responsabili del Comando della Protezione civile croata hanno sollecitato i cittadini a non abbassare la guardia. Una raccomandazione, quest’ultima, indispensabile affinché l’impegno e i sacrifici fatti finora non siano vanificati. A questo proposito, il comandante della Task force della Protezione civile, il vicepremier e ministro degli Affari interni, Davor Božinović, ha osservato che le autorità continueranno a vigilare e se necessario, non esiteranno a inasprire nuovamente il regime antipandemico. La conferma che il vicepremier non stesse scherzando ci è stata fornita dalle decisioni prese nel caso dell’isola di Brazza (Brač), dove negli ultimi giorni decine di persone hanno contratto l’infezione a causa di pura e semplice sfortuna, mista a un pizzico di ingenuità e faciloneria. In conclusione, bisogna essere prudenti, ma anche sforzarsi di non perdere la bussola e barricarsi in casa.

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