«Al vecio forno», profumi e gesti che appartengono ad altri tempi

«Su per Lama», alla scoperta del punto vendita dei coniugi Roberto e Irina Dušić

Roberto e Irina Dušić

Un luogo che rispetta le generazioni che ha ospitato, le ricorda e le racconta, promuovendo allo stesso tempo tutti i prodotti autoctoni, agroalimentari e artigianali, identificabili proprio in virtù della provenienza territoriale e delle particolari caratteristiche, di cui la principale è la qualità, in quanto ottenuti con tecniche artigianali. È noto che nei prodotti tipici di questa regione si nasconde una storia secolare nella quale regnano l’olio d’oliva, numerosi vini di alta qualità, prodotti al tartufo e vari oggetti antichi, che a Buie sono esposti in un unico luogo, “Al vecio forno”, punto di degustazione e vendita che ha riacquistato il nome originale che portava al momento della sua fondazione, nel 1845, anno ancora ben visibile sul portone esterno della casa sita “su per Lama”, oggi via Primo maggio.
Il passato che riaffiora

“Al vecio forno”

Con l’arrivo della bella stagione, questo locale, che alle spalle conserva una storia affascinante, ha aperto le proprie porte proponendo, con grande spirito d’iniziativa, il racconto dei vecchi costumi, della storia locale e della sua personale. Il proprietario, Roberto Dušić, da buon istriano autoctono e vestito con il tradizionale costume istriano, fa viaggiare gli ospiti nel passato. Il tutto viene accompagnato da degustazioni eccellenti in un ambiente caldo e accogliente, d’altri tempi. Roberto, sempre affiancato dalla consorte Irina, che si occupa di tutta la parte amministrativa e organizzativa, non manca di ricordare sempre che “Al vecio forno” era un panificio con un tipico forno a legna, della famiglia Stolfa, immurato nel dopoguerra.

L’interno di “Al vecio forno”

Durante i lavori di ristrutturazione è stato riscoperto, sotto i calcinacci, il vecchio forno e, grazie al grande lavoro di pazienza e precisione, questo bene storico si conserva intatto ancora oggi. La sua particolarità è che, a differenza dei forni a legna in cui la canna fumaria è posta all’interno e nei quali si vede sempre la fiamma viva, la canna fumaria è in questo caso esterna ed è posta subito prima della bocca da dove si introduce la legna. È un forno ancora in buono stato, che ha la classica base circolare e forma a cupola, composta da mattoni refrattari. Le forme curve aiutavano l’aria calda a raggiungere tutti i punti del forno, senza lasciare spazi freddi. Ciò, inoltre, assicurava che il calore assorbito dalla muratura e riflesso dal fuoco di legna venisse ceduto in maniera uniforme su tutta la superficie di cottura e su tutti i cibi presenti in qualunque parte del forno, raccontano i coniugi Dušić.

La Malvasia buiese, annata 1991

I ricordi perduti
Più di venti i centimetri scavati per raggiungere le “scrile”, lastre antiche di pietra che fungevano da pavimentazione, e i massi che ancora oggi compongono le spesse mura e creano un bellissimo volto, che divide il locale della bottega dall’angolo degustazione con il forno dove, subito sopra la bocca, si vede appesa una foto antica che ritrae un panettiere buiese al lavoro nel panificio, il quale ricorda che ci sono mestieri e tradizioni che tendono a sparire e rimangono solo nei ricordi d’infanzia di qualcuno. Tra questi, i fornai di una volta e l’arte di cuocere il pane nel forno a legna, oggi una tradizione quasi magica. C’è pure un angolo dedicato ai lavori manuali fatti dagli utenti del Centro per l’inclusione e il supporto nella comunità, i ricavati dei quali vanno a contribuire alle ricche attività della stessa istituzione. Vi spiccano in contorno altre serigrafie, centrini e lavori artigianali unici e particolari, come pure una bottiglia più unica che rara della Malvasia buiese, annata 1991. Irina e Roberto hanno svolto diverse ricerche e fatto numerosi viaggi per garantire la giusta ristrutturazione del forno, senza far perdere a quest’ultimo quel profumo di storia che emana già all’entrata e fa vivere un’esperienza che ad alcuni può far conoscere emozioni, fragranze e sapori ancora mai sentiti o provati e ad altri far riaffiorare vecchi ricordi fatti di gesti semplici, quasi scontati, andati perduti.

Centrini, arte antica
L’angolo degustazione

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