«Il regalo più grande? Un grazie sincero»

A colloquio con Ania Škrobonja, culturologa e arredatrice d’interni, vincitrice del Premio Città di Fiume per l’impegno in campo umanitario, culturale e con gli anziani

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«Il regalo più grande? Un grazie sincero»
Foto: RONI BRMALJ

Nel corso della seduta solenne del Consiglio cittadino di Fiume, tenutasi nell’ambito delle celebrazioni delle Giornate di San Vito, patrono della Città, sono stati consegnati i Premi Città di Fiume, tra i quali quello insignito alla poliedrica artista fiumana Ania Škrobonja, classe 1970, ex alunna della SMSI di Fiume “per il longevo impegno umanitario, l’apporto alla cultura e la formazione dei cittadini della terza età”. Culturologa e arredatrice d’interni, dedita alla pittura sin dall’infanzia, Ania, o meglio Skani, come ormai la chiamano tutti, ha ideato e messo in pratica metodi di pittura adatti agli anziani e alle persone che hanno subito l’ablazione retinica, a quelle che soffrono di tremore o artrite, e a tante altre, le cui condizioni di salute gli rendono impossibile il dipingere. Su iniziativa dell’artista, durante l’epidemia da coronavirus, oltre cento volontari e membri dell’Associazione “Skani – centro creativo 50+”, coordinata e diretta da lei, con l’aiuto della sua vice e della sua assistente, rispettivamente Zlata Prpić e Marica Baškarad, si sono organizzati a livello locale e, mettendo in pratica il motto “Insieme siamo più forti”, si sono dedicati e hanno fornito assistenza ai concittadini bisognosi e a rischio, distribuendogli generi alimentari, medicinali e mascherine di cotone realizzate da loro stessi. Ania è una donna dal cuore grande e la Città ha deciso di premiarla. L’abbiamo incontrata nella sua “scuoletta”, un mondo di colori e affetto che riflette il suo animo gentile e generoso, circondata da una miriade di quadri, creazioni in ceramica, sculture, dalla simpaticissima cagnolina Gracey (salvata dall’asilo) e dalle corsiste, che lei amorevolmente chiama le sue “ragazzine”.

Immagino il riconoscimento sia una bella soddisfazione?
“Il premio mi è stato conferito per il lavoro umanitario, per ventidue anni di contributo alla cultura cittadina e per sette anni di formazione delle persone nella fascia della terza età. Tutto quello che è esposto negli spazi del Centro è in vendita e i proventi vengono elargiti ai bambini bisognosi. Da ormai 32 anni faccio volontariato e beneficenza e, in tal senso, ogni anno, la nostra Associazione individua un gruppo di ragazzi, oppure soltanto uno di essi, che necessitano di aiuto e cerchiamo di offrire loro la nostra assistenza. Ultimamente, durante il periodo della pandemia, abbiamo reso possibile l’acquisto del materiale necessario per la cultura artistica per 9 bambini della Scuola di arti applicate, i cui genitori erano rimasti senza lavoro, per cui non avevano la possibilità di comprarlo. È stato molto commuovente, in quanto, le nostre corsiste, da sole, ricevendo pensioni non altissime, non avrebbero mai avuto la possibilità di farlo e così, invece, si sono sentite utili e importanti. Ci siamo commossi tutti. Non credo molto nei premi, in quanto per me lo è ogni ‘grazie’ sincero che ricevo dalle persone, ogni abbraccio, ogni sguardo commosso. Infatti, ne ho rifiutati tanti. Questo l’ho accettato in quanto 120 persone si sono prodigate per candidarmi e hanno fatto un forte tifo per me. Quando sono stata scelta è stata una festa e non potevo dire di no. È anche, ma soprattutto un loro riconoscimento. Gli sono profondamente grata, come lo sono ai miei genitori, i quali hanno investito tutto per farmi crescere sia umanamente che professionalmente”.

Di che cosa si occupa l’Associazione?
“Siamo un’Associazione senza scopo di lucro che, in questo momento, conta 120 membri, le cui attività principali si concentrano nei corsi di pittura per le persone della terza età e nel lavoro di beneficenza. La mia giornata inizia alle 5 del mattino e, nonostante le tantissime ore di lavoro, non sento alcuna fatica e mi diverto. Finito con le attività inerenti al centro vado a casa e, in quanto è quello il mio ‘vero’ lavoro, dipingo. Noi pittori siamo, in un certo senso, dei produttori e ciò che creiamo, che ci piaccia o no, sono dei prodotti i quali, successivamente, arrivano nelle mani dei vari distributori e galleristi. Come per molti altri campi, trattasi di un mercato in cui vige la legge della catena. Tutti devono guadagnare e infine a noi non rimane molto”.

Vi aiuta qualcuno?
“No. Io sono apolitica e, nello spazio del centro, non permetto si facciano differenze di alcun tipo. Tutti siamo uguali e ci diamo del tu. Ci dev’essere il rispetto totale ed è proibito bestemmiare. Coloro che vengono e che lo vivono devono starci bene, essere rilassati, in pace e sentirsi come in un’oasi. Infatti non ci sono orologi. Qui si viene a riempire le batterie, a farsi crescere la coda da leone di modo che, quando si esce, si abbia le energie per affrontare il mondo e la realtà. Le persone che frequentano il centro sono state trattate spesso non benissimo dalla politica, è gente che sta male, sia in quanto pensionati che ammalati. È questa la ragione per la quale non ho voluto soldi da nessuno e, quando c’è bisogno, mi faccio aiutare da un team di medici, avvocati e altri profili, che mi mettono in contatto con le istituzioni necessarie”.

Hai aiutato tante persone e continui a farlo. Progetti futuri?
“Il 29 luglio parto per New York, dove sono stata invitata per allestire una mostra. Ci starò per un po’ in quanto realizzerò tutti i quadri per la stessa in loco. Successivamente esporrò anche a Washington, presso il Croatian Community Center. Al mio rientro riaprirò la scuola e vorrei trovare una persona capace, preparata e di fiducia, alla quale piace lavorare con le persone della terza età e alla quale lasciare in mano l’Associazione, una specie di erede”.

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