Premio letterario a Isabella Flego

Il racconto sulla vita mineraria ha convinto la giuria al concorso «Golfo di Trieste»

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Premio letterario a Isabella Flego
Una delle cerimonie di premiazione dell’autrice. Foto: CLAUDIO MOSCARDA

Ennesimo prestigioso riconoscimento ottenuto dalla scrittrice e poetessa connazionale Isabella Flego che va ad aggiungersi alla corposa lista di attestati. Questa volta ha conquistato il primo posto al Premio letterario internazionale “Golfo di Trieste”, presentando il racconto “La galleria della memoria”. È un’autrice già nota al suddetto concorso, in quanto quattro anni addietro si era aggiudicata il primo premio per la narrativa, allora con il romanzo autobiografico “Memorie da sopra l’equatore”, edito dalla CAN di Capodistria. Il concorso, giunto quest’anno alla 18.esima edizione, è promosso dal cenacolo “Il Salotto dei poeti”, con il patrocinio del Comune di Trieste, della Camera di commercio, nonché della Provincia e della Regione FVG, con lo scopo di contribuire alla divulgazione della poesia e della narrativa. Il racconto che quest’anno ha incontrato il favore della giuria tratta un argomento molto a cuore all’autrice, la cui stesura è scaturita in seguito alla visita al Museo popolare di Albona, che l’ha segnata emozionalmente. La cittadina, che vanta una tradizione mineraria di quattro secoli, ha voluto dedicare un monumento a quanti hanno lasciato parte della propria vita nel buio delle gallerie sotterranee. Nel seminterrato dell’istituzione, infatti, si trova la riproduzione fedele dei corridoi della miniera in scala naturale, corredata di tutti gli elementi caratteristici e gli attrezzi, compresi i suoni originali registrati al suo interno. La visita rievoca fortemente tutta la gravosità e atrocità dell’attività mineraria. “Mio padre è entrato in miniera con suo nonno a 12 anni e vi ha lavorato per 38 anni fino alla pensione. In famiglia non parlava mai del proprio lavoro, per cui non ne sapevo molto a riguardo”, ha rivelato la Flego, aggiungendo di ricordare vagamente che a volte, al rientro dalla miniera, lamentava un dolore alla schiena, dovuto alle condizioni di lavoro disumane, quando capitava che un’intera giornata si muoveva in una galleria alta meno di mezzo metro. I minatori difficilmente parlano a casa del lavoro, ma si confidano soltanto tra pari. “Mio padre aveva un amico minatore con il quale stavano ore e ore a parlare delle difficoltà lavorative, erano capaci di stare anche fino le 2, 3 di notte a discorrere, quasi una necessità di sfogo. Entrando nei sotterranei del museo, mi è parso come di vedere mio padre che da bambina mi sollevava per le mani e mi faceva girare. Un ricordo custodito sotto le palpebre al buio, dove lui, per forza di cose, era abituato a stare.

Isabella Flego.
Foto: MARIELLA˝MEHLE

La galleria mi ha risvegliato momenti conservati nella memoria e mi ha reso cosciente del duro lavoro dei minatori, quotidianamente a contatto con la morte. Ora comprendo meglio la scelta che mio padre ha fatto quando, raggiunta la pensione, ha deciso di andare a lavorare come guardiano di un campeggio, all’aperto, sotto il sole e in riva al mare. Amava talmente la luce che gli dava fastidio persino quando mia madre in estate socchiudeva le persiane per ripararci dalla calura”. “Quando scrivo della miniera e dei minatori”, ha concluso la Flego, “provo una sensazione particolare, mi sembra di trovare le parole appese sul filo dove mia madre stendeva il bucato. È come se mi stessero aspettando lì, affinché le raccogliessi per metterle nel racconto”. La cerimonia di premiazione avrà luogo il 23 ottobre presso la Casa della musica a Trieste.

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