I sindacalisti chiedono la riapertura dei locali

Al governo recapitata la richiesta di allentare i provvedimenti relativi al Covid per tutelare gli operatori del settore

Locali chiusi in centro città

Il Sindacato del ramo turistico-alberghiero rompe gli indugi e chiede al governo di allentare i provvedimenti anti-Covid che soffocano il settore. I rappresentanti dei lavoratori fanno presente che gli aiuti concessi non bastano minimamente e che se alberghi, ristoranti e bar continueranno a rimanere chiusi sono a rischio numerosi posti di lavoro. La crisi viene denunciata anche dalla fascia costiera, dove il massimo dell’offerta sono pietanze per asporto o qualche caffè da consumare a casa. Pur di berlo in compagnia, alcuni avventori violano le regole imposte e s’intrattengono, in barba ai divieti, nei dintorni dei bar e pasticcerie aperte. Da qui anche la richiesta, rivolta dai sindacalisti ai titolari dei dicasteri per le Attività economiche e per il Lavoro, Zdravko Počivalšek rispettivamente Janez Cigler Kralj, di consentire ai ristoratori un regime di lavoro normale, con orari al limite ridotti, ma con la possibilità di servire i clienti in luoghi chiusi, dove si rispettano tutte le norme preventive previste dagli epidemiologi. Le conseguenze del lungo lockdown, in corso da novembre, si fanno sentire anche per i locali più grandi e rinomati, che prima della crisi potevano vantare una clientela fissa e affezionata. I loro dipendenti sono stati licenziati o messi in cassa integrazione, dove percepiscono soltanto l’80 per cento del salario base e sono in gravi difficoltà economiche. Molti sono i casi di lavoratori con vari livelli d’invalidità che hanno perso il lavoro e la possibilità di mantenersi da soli e sentirsi parte integrante della società. Al governo sono stati richiesti anche aiuti una tantum: 200 euro per ogni dipendente del settore privato e il 30 per cento di paga in più per chi lavora sotto pressione e rischia il contagio. Rimostranze molto simili giungono anche dal Sindacato dei commercianti, che denunciano l’assurdità di alcuni provvedimenti. Nei supermercati è possibile acquistare costumi di Carnevale mentre, invece, non è possibile comprare un paio di calze. Forti problemi si segnalano anche dai negozi di materiale tecnico, dove le vendite online non bastano a soddisfare la richiesta.

Piazza Carpaccio a Capodistria

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