Maria Braico Štifanić. Reminiscenze di una vita movimentata

A colloquio con l’ex attrice del Dramma Italiano del TNC «Ivan de Zajc», la quale, dopo decenni trascorsi a Fiume, si è ritirata con la famiglia nella casa di Stifanici in Istria

La nostra interlocutrice a casa sua dinanzi al manifesto realizzato per l’apertura del Teatro comunale di Fiume

“Lo scorso 1.mo settembre ho compiuto 80 anni. Dopo un lungo periodo trascorso qui a Stifanici, ho voluto concedere un’intervista, per ricordare tante cose importanti della mia vita e le persone a me care”. È iniziata così la nostra chiacchierata con Maria Braico Štifanić, nota attrice del Dramma Italiano del TNC “Ivan de Zajc” di Fiume, da tempo in pensione, ma sempre attenta alle vicende di quella che fu la sua compagnia teatrale e della Comunità Nazionale Italiana. Dopo una vita trascorsa a Fiume, si è ritirata con la famiglia nella casa di Stifanici, paese natio del marito, che apparteneva alla quinta generazione di questo nucleo familiare, presso Mompaderno.

La nostra interlocutrice a casa sua dinanzi al manifesto realizzato per l’apertura del Teatro comunale di Fiume

Le recite alle ottennali
“La mia vita – ha proseguito l’attrice – è stata da sempre molto movimentata. Nel 1932 mio padre dovette scappare da Pirano, rifugiandosi sull’isola di Unie, dove sono nata io. Un amico fascista venne a casa ad avvisarlo di essere il primo nella lista per venire infoibato. Fuggì da Pirano di notte, in barca e con quattro figli a carico. All’età di sei anni siamo rientrati a Pirano, dove ho frequentato le scuole in lingua italiana. Già allora ho iniziato a recitare. La Scuola media fu diretta da Ugo Gortan, cugino dell’eroe popolare Vladimir. Allora mi dedicavo anche all’attività ginnica extrascolastica, nell’associazione ‘Partizan’. Essendo magrolina, mi è stato imposto di recitare in una commedia ed io accettai. Si trattava di ‘Addio giovinezza’”.

Un’attrice versatile
Maria Braico Štifanić recitò per quasi trent’anni al Dramma Italiano, realizzando novanta prime in cui diede vita ad altrettanti personaggi di autori classici e moderni. Recitò pure a Sarajevo dove la compagnia vinse il Serto d’oro al Festival del teatro (MESS, n.d.a.) con “Sei personaggi in cerca d’autore” di Luigi Pirandello, per la regia di Nino Mangano. Partecipò alla realizzazione di pellicole cinematografiche e televisive, trasmissioni radiofoniche e Festival teatrali. Dopo aver recitato alla Comunità degli Italiani di Isola si trasferì al Dramma Italiano di Fiume, dove con i suoi spettacoli fece gioire generazioni di connazionali.

L’incontro con Anton Marti
“Fino al mio trasferimento a Fiume sono stata attivista della Comunità degli Italiani di Pirano. In quella cittadina, frequentavo la scuola con Amina Scher, figlia di Dario e Lucia Scher, con i quali ho iniziato a recitare nella Filodrammatica di Isola. A Capodistria ho incontrato Anton Marti, il padre della televisione croata. Allora a Radio Capodistria si registravano i radiodrammi, con il concorso degli attori del Dramma Italiano e Marti invitò anche me. Mi è stato proposto di fare un’audizione e di venire a lavorare a Fiume. Dopo un rifiuto iniziale, ho superato con successo l’audizione tenutasi a Umago”.

L’arrivo a Fiume
“E così, nella stagione teatrale 1962/63 sono entrata a far parte del Dramma Italiano, dove ci furono degli attori che oggi ce li possiamo soltanto sognare, per quanto riguarda le qualità umane e artistiche. Il mio primo contratto di lavoro l’ho firmato con l’allora direttore del DI, il maestro Peterin. Dopo dodici anni si aggiunsero alla compagnia tutti quegli altri attori che recitarono con me fino al mio pensionamento. Ricordo Ester Fantov, Sandro Vrancich, Giulio Marini, Elvia e Bruno Nacinovich e Galiano Pahor. Ho iniziato con ruoli secondari, poi, essendo stata notata la mia tendenza a caratterizzare i personaggi in modo specifico e a fare più di quanto la parte richiedeva, ho recitato parti importanti. Qualche volta i caratteri dei personaggi vengono sottovalutati – ha continuato Maria Braico Štifanić. Per fare un attore caratteriale ci vuole impegno. Riuscire a fare novanta prime con degli autori stupendi non è mica facile”.

Il pubblico, un gioiello da apprezzare
“La mia gioia più grande – e oggi posso dirlo sinceramente – era quella di essere stata sempre sincera. Amavo il mio pubblico e sono felice di non averlo mai sottovalutato. Ciò che mi manca da quando sono andata in pensione è proprio il pubblico. Salire sul palcoscenico per me era uno stress e non so come lo superai. Recitare a Buie, Umago, Torre o a Roma al Parioli, per me aveva la medesima importanza. Il pubblico era per me sacro e una volta entrata in scena, sentivo un fluido, un qualcosa che proveniva dal pubblico, a cui io contraccambiavo sempre, bene o male. Questa è una cosa molto bella e sono felice d’averla data.

A Udine recitavo proprio mentre mio fratello stava morendo nell’ospedale di quella città. Facevamo in media fino a 14 spettacoli all’anno con una prima e durante la carriera sono salita sul palcoscenico più di mille volte. Se con una prima teatrale avessimo fatto solo sei spettacoli all’anno, per noi sarebbe stato un fallimento. Preparavamo quattro prime all’anno, due in autunno e altrettante in primavera, con altrettante matinée per le scuole. Abbiamo recitato in tutti i più importanti Teatri dell’ex Jugoslavia; da Maribor a Belgrado e a Priština, ottenendo delle critiche eccellenti. Quando siamo stati a Roma al Parioli la critica elogiò Raniero Brumini. Dopo il disastro del Vajont, eravamo la prima compagnia teatrale a recitare a Cormons.

In Italia abbiamo recitato nel Friuli Venezia Giulia, nel Veneto e in Emilia Romagna. Siamo stati in trasferta a Ravenna, Forlì, Cesena, Ancona, ecc”.

Tra il pubblico c’erano anche bambini e scolaresche?
“Un’iniziativa grande e molto cara era quella delle bellissime matinée realizzate nelle scuole e volute da Bruno Petrali. Gli incontri con gli alunni duravano un’ora scolastica.

Furono degli incontri molto belli e importanti, portarono il pubblico allo spettacolo serale nei teatri. I ragazzi dovevano seguire con attenzione la pièce, dato che all’incontro successivo a scuola rispondevano a delle domande a riguardo e alla fine dell’anno scolastico ricevevano un bellissimo premio assicurato dall’Università Popolare di Trieste.

Alle matinée venivano presentati lo spettacolo serale e l’autore; si parlava di letteratura e s’inscenava uno sketch che divertiva i ragazzi. Seguiva il quiz.

In serata venivano a teatro accompagnati dai loro genitori e quindi abbiamo avuto sempre e dappertutto un bellissimo pubblico”.

Scambiati per rom
Girando per l’Istria per fare matinée e spettacoli serali, vi s’incontrava spesso lungo le vie delle cittadine, come Buie, Parenzo, Umago, Momiano, Verteneglio e Fasana Incontravate la gente, la invitavate a teatro. Avevate dunque un rapporto stretto e spontaneo con il pubblico?
“Abbiamo lavorato a contatto diretto con il pubblico. Nel ‘64 abbiamo girato in un autobus che fu una ‘meraviglia’: la freccia azzurra. Una volta ci scambiarono per dei rom, che effettivamente giunsero nello stesso paese, a Torre, viaggiando in una corriera più attraente. Della gente venne a chiederci se potevamo leggere loro la mano e Femi Benussi, che all’epoca lavorava con noi, rispose affermativamente, in cambio d’uova e salsicce. Le strade erano bianche e non asfaltate e con noi in corriera ci furono tecnici, la scenografia e i costumi. Alla guida ci fu il defunto Bontempo, una persona deliziosa che non dimenticherò mai. Ricordo una volta che a Lussino l’autobus si guastò e abbiamo fatto la strada a piedi. Abbiamo camminato per 12 km, Gianna Depoli si mise a piangere, mentre Ada Mascheroni siamo riusciti a caricarla su di uno scavatore. Se dovessi raccontare tutti gli aneddoti, non basterebbe un libro”.

Presenti in tutta l’Istria
Ha ricordato una persona a lei cara. Ci furono anche degli altri, fra gli autori e il personale tecnico, che non dovrebbero cadere nell’oblio?
“Ricordo con piacere Ada Mascheroni, che mi corresse la dizione, Gianna Depoli, di cui seguivo tutte le prove, Lucilla Flebus Duca, Glauco Verdirosi, Raniero Brumini, Nereo Scaglia, Bruno Petrali, il tecnico Cattunar, la suggeritrice Bencina, Ermanno Svara, Alessandro Damiani. Poi Osvaldo Ramous ed Eros Sequi che in alcune occasioni salvarono il Dramma Italiano dalla chiusura. Lo fece anche Bruno Petrali una volta. Ricordo anche Giacomo Scotti. Ammirai moltissimo Rossana Grdadolnik e Galiano Pahor. Mi scuso per aver omesso qualcuno involontariamente. Va ricordato il bene fatto per la Comunità Nazionale Italiana; per tenerla unita. Non tutti eravamo attori laureati. Nonostante ciò abbiamo dimostrato la nostra presenza in tutta l’Istria come ancora oggi lo fanno ‘La Voce del popolo’, le scuole, le CI e mi auguro anche il Dramma Italiano”.

Che cosa ricorda in particolare di quegli spettacoli?
“Ricordo che Dacia Maraini venne a vederci a Capodistria quando presentammo il suo brano ‘La mela’. Poi, a Rovigno, presentando lo stesso spettacolo, un ragazzo gridò verso di me ‘Se mi gavessi una nona così, la butassi dala finestra!’ Rimasi scioccata. Sempre con ‘La mela’, dove avevo ricoperto il ruolo di una svampita nonna un po’ fuoriclasse, mi avevo messo in testa una parrucca grigia e venendo in scena, una signora dalla platea esclamò ‘Ah, ecco come che la sguarda!’ Gli alberghi in cui pernottavamo durante le tournée erano privi di riscaldamento e quello di Cittanova non aveva i vetri alle finestre. Una sera, dopo uno spettacolo presentato a Pola, siamo andati a cena a Dignano. Al tavolo vicino al nostro, c’erano seduti quattro giovani. Proseguendo il viaggio verso Parenzo, dove allora eravamo ospiti al Neptun – per noi una seconda casa, posizionato a metà strada tra tutte le nostre destinazioni – stavo seduta davanti, trovandomi all’epoca al quarto mese di gravidanza in attesa del mio secondo figlio. In prossimità di Valle, a un certo punto vidi qualcosa in mezzo alla strada ed esclamai ‘Ragazzi, una palla!’. ‘No, una testa!, rispose qualcuno e svenni. I ragazzi che avevano cenato vicino a noi poco prima a Dignano ebbero un grave incidente stradale; si schiantarono contro un camion. Rimanemmo allibiti e in silenzio”.

Registi teatrali e cinematografici
Nella sua carriera, ha inscenato lavori di Agatha Christie, Luigi Pirandello, ‘L’avaro’ di Marin Držić, primo autore croato tradotto in Italia (presentato a Roma al Parioli), Cechov, Miller, Goldoni, Brecht, ‘Con un piede nell’acqua’ di Osvaldo Ramous. Al Dramma Italiano ha collaborato con registi di rilievo.
“Amai Giuseppe Maffioli, l’ammirai, come pure Nino Mangano, il regista che ha saputo aiutarmi di più, inserendomi in una posizione artistica che forse meritai già un po’ prima. Ma ho lavorato con altri registi importanti, il già citato Anton Marti, che realizzò diversi lavori anche con noi, con Francesco Macedonio, Spiro Dalla Porta Xidias e Paolo Magelli. Ho avuto l’onore di lavorare con Fadil Hadžić nel brano ‘Druga strana medalje’ (L’altra faccia della medaglia), dove ho avuto una lode stupenda. Appena giunsi al Dramma Italiano e lui non ebbe una parte da assegnarmi. Vedendomi al buffet del teatro, mi affidò una parte bellissima e ben fatta. Ho realizzato poi i film ‘Grgo gre u Pazin’, di Vladimir Fulgosi, con testo di Milan Rakovac ed è lì che mi è successa una cosa molto bella. Il film è stato girato a San Lorenzo del Pasenatico e io firmai il contratto. Interpretai la figlia di Nereo Scaglia e Glauco Verdirosi fu mio fidanzato, un soldato italiano. Recitarono anche gli attori del Dramma Croato. Quando andai a ritirare i soldi, il cassiere m’invitò a strappare il contratto: cosa che io rifiutai di fare, credendo di non venir retribuita. Invece, mi fu sottoposto uno nuovo, con una retribuzione raddoppiata rispetto a quella precedentemente pattuita. Ho fatto poi uno spot pubblicitario a Porto Albona: ‘Ovdje nema nesretnih turista’, visibile su Youtube, in cui Elis Lovrić interpreta mia nipote. Ho partecipato ai brani ‘Kontrada Pimpilinčić’ e ‘Moja Europa’, quest’ultimo ispirato al libro ‘Moja Italija’ (La mia Italia) di Katarina Abramović, che è stata l’ultima mia pellicola realizzata. Ho interpretato una donna disabile e la parte principale è stata affidata ad Andreja Blagojević, scomparsa sei mesi dopo. Il regista era Bernardin Modrić. Ricordo con piacere anche il film ‘Luka’ di Tomislav Radić”.

Ha collaborato con attori noti e incontrato personalità importanti… Chi ricorda?
“Avevo 16 o 17 anni quando a Portorose si girava ‘Delitto di fuga’ con Antonella Lualdi e suo marito Franco Interlenghi, Folco Lulli, Felix Marten e io facemmo le controfigure. A Ravenna ho avuto il piacere di alloggiare nell’albergo con le gemelle Kessler. A Pirano, al ‘Giuseppe Tartini’’, mentre andavo a spasso con il cane, sul terrazzo vidi Marcello Mastroianni che girava un film. Quando ero a Castelfranco Veneto ospite di un’amica, ho conosciuto Donatella Rettore e il ministro Tina Anselmi. Durante un viaggio in treno ho avuto l’opportunità d’incontrare il noto giornalista televisivo Paolo Frajese e gli avevo raccontato del Dramma Italiano. A Fiume poi recitarono Gianrico Tedeschi e Ugo Pagliai”.

È andata in pensione all’età di cinquant’anni. Poteva dare ancora molto al teatro e invece decise di ritirarsi.
“Quando sono andata via dal Dramma Italiano le cose stavano cambiando. Credo inoltre, che le persone che hanno lavorato tanto da quando diventammo una minoranza ad oggi, sono meritevoli per ciò che abbiamo. Queste non riceveranno mai il giusto riconoscimento. Sto parlano degli esuli. Ma ciò che fecero e crearono i rimasti non è stato mai riconosciuto loro e non lo sarà mai. Questa cosa mi fa molto male. Giunta a 80 anni posso dirlo. Sono stata riconosciuta dallo Stato croato come personaggio importante per il mondo della cultura nazionale. Ma questo è l’unico riconoscimento. Andata in pensione ho fatto la regista dello splendido spettacolo ‘De mattina a sera quante robe che nassi sun sta Tera’ con la filodrammatica della Comunità degli Italiani di Buie. Avevamo portato questo spettacolo a Montona – e si trattava del primo spettacolo in lingua italiana presentato dopo decenni in quella località e a Levade. A Buie, al Teatro cittadino, l’avevamo presentato due volte: al primo appuntamento tutti i posti a sedere – circa 350 – erano occupati. Alla Comunità degli Italiani di Parenzo ho firmto la regia dello spettacolo per ragazzi ‘Peter Pan’. Ho realizzato anche uno spettacolo per la Società parentina dei disabili. Fino a qualche anno fa, a Rusgnach, durante le celebrazioni antifasciste recitavo delle poesie”.

Insegnare la lingua di Dante
Maria Braico Štifanić vive ai margini del territorio parentino, ma segue con attenzione le vicende della Comunità Nazionale Italiana e delle sue istituzioni. “Ancor oggi – conclude l’attrice – per le scuole non si fa tutto ciò che si dovrebbe, in particolare nell’ambito del trasporto degli alunni. Stifanici, ad esempio, dista 12 km da Parenzo, dove i miei due nipoti frequentano la Scuola elementare italiana ‘Bernardo Parentin’, ma ancora oggi la località non viene raggiunta dal pullman scolastico. Quanti ragazzi della vicina Mompaderno frequenterebbero la Scuola elementare italiana di Parenzo se il pullman si fermasse anche da queste parti? I residenti in città si sono accorti dell’importanza della scuola italiana e della lingua di Dante, sapendo di poterla apprendere oltre all’inglese e al croato. Sono lingue utili per chi vive di turismo. È certamente un bene aprire nuove sedi delle Comunità degli Italiani, ma deve starci un significato dietro. Chi le frequenterà, soprattutto quelle più recenti, se mancheranno i nostri ragazzi e se verrà meno una politica che li guidi e li faccia sentirsi membri di questa società, della nostra comunità nazionale?”

Dalla sua casa, Maria Braico Štifanić gode di un bellissimo panorama, ma il suo sguardo viaggia lontano, ripercorrendo una vita dedicata al teatro.

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