Jova Car, mulo de Citavecia

Ricordi di Rodolfo Decleva

Jova Car in una foto d’epoca che lo ritrae accanto alla consorte

Per tantissimi della nostra gente, oggi Jova Car è uno sconosciuto eppure negli anni 1935-1943 fu era stato un importante personaggio dello sport dilettantistico fiumano perché giocava per l’ “Eneo”, una squadra creata per il Campionato cittadino della Sezione Propaganda dall’allenatore Renato Tessarolo.
La notizia della nascita di questa nuova compagine si era subito diffusa in Cittavecchia perché Tessarolo aveva convocato alcuni nostri compagni, quelli che ci avevano insegnato a giocare il fotball prima con la palla di strazza, poi con quelle di gomma e infine con i veri palloni di calcio. Erano palloni recuperati o di seconda mano che avevano la camera d’aria con il beccuccio da gonfiare con la pompa della bicicletta. Quando ci davi una testata ti facevi male perché era pesante e ti girava la testa.

Jova Car

Mi ricordo alcuni di quei calciatori: Ginetto Persich, Giorgetto Bercich, Uccio Starcich, Uccio Bartolomei, Livio Pavanello, Fuciak e in porta Alceo Lini, ma la nostra stella era appunto il Jova. La maglietta dell’Eneo era a strisce verticali bianche e nere come quella della Juventus.

Tutti erano tifosi di Jova, centravanti, che quando prendeva la palla sapeva fare il dribling con le sue gambe lunghe e faceva impazzire la gradinata del campo di Casa Balilla in Via Cellini, dove si svolgeva il Campionato, al quale partecipavano varie squadre delle quali ricordo – oltre all’Eneo – l’ASPM, Rivolta, Romsa, Torretta, Leonida, Elettra, Borgomarina, Fiumana B, Cantieri, Littorio.

C’era pure qualche suo detrattore che diceva avesse i piedi piatti da cameriere.

La mamma di Jova – che le mancava la voce e parlava con fatica – abitava accanto a me in Calle dei facchini e veniva spesso in casa da noi perché organizzava in proprio una levata settimanale sul primo numero della ruota di Bari con regali di quella volta che facevano molta gola alle nostre mamme, tra cui pregevoli lavori di uncinetto, ricami, tovaglie, lenzuola… Per questo la chiamavano “Maria Lotariza”.
Mia mamma le era amica e spesso le chiedeva di intervenire presso Jova affinché mi facesse portare la sua valigetta e così entravo gratis al Campo Balilla e suscitavo le invidie dei miei coetanei.

Da quando fu possibile tornare a Fiume sono sempre andato a trovarlo per salutarlo e ricordargli quei tempi eroici prima che spiccasse il volo per la più autorevole “Quarnero”.

Lo trovavo immancabilmente in un fondo nella zona del Teatro, vicino al Ristorante “Feral”, intento a giocare a carte con amici. La bozza di bianco non mancava mai. Aveva sempre quell’aria sorniona di quando – ubriacando i terzini avversari con le sue gambe longilinee manovrate da una fantasia di finte e scatti – insaccava in rete tra il tripudio della Mularia de Citavecia, che fermamente credeva in lui.
A Fiume comparve per la prima volta lo scudetto tricolore sulle maglie azzurre: fu per la partita tra una selezione degli italiani della città contro la squadra dei Legionari di D’Annunzio. L’ultimo giocatore vivente ad aver indossato la maglia della Fiumana è stato Jova Car, nato e sempre vissuto a Fiume.
Oltre il ricordo delle sue gesta sportive, di lui resta la toccante poesia che scrisse sulla sua difficile infanzia in Calle Arco Roman.

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