Il mare d’inverno regala alghe e pesci alloctoni

Con le mareggiate di questa stagione, lungo la costa arriva un po’ di tutto. Alcune specie, non proprio abituali frequentatori dell’area, riescono a colonizzare e a riprodursi

La mareggiata ha portato a Salvore un’enorme quantità di posidonia e detriti

Con le mareggiate invernali, il mare porta lungo la costa un po’ di tutto: alghe e pesci alloctoni, tronchi d’albero e detriti, soprattutto portati dai fiumi. Per la sua posizione geografica, che è la più esposta della costa istriana e croata, Salvore è diventato un po’ il barometro del mare e un serbatoio di biodiversità.
Negli ultimi giorni parte della costa è stata sommersa da una quantità enorme di rifiuti, probabilmente giunti da sud e dalla costa dirimpettaia (dipende dai venti e dalle correnti), ma sono state notate anche alghe alloctone, che sono state segnalate ai biologi marini. Si tratta di specie non autoctone che poi riescono a colonizzare parte della costa e a riprodursi.

 

Dopo la Caulerpa taxifolia della famiglia delle Caulerpaceae, che anni fa aveva infestato parte della costa di Zambrattia, è stata notata anche la Hypnea spinella, che ha una forma cilindrica filiforme, con assi e rami cilindrici provvisti di corti o lunghi rami spiniformi nettamente appuntiti. Le alghe alloctone possono arrivare con le acque di zavorra, le ancore delle navi e gli attrezzi da pesca.

Tra i detriti anche alghe sconosciute

Ma i pescatori hanno notato cambiamenti anche con il pescato: due anni fa c’erano molte ricciole e pesci serra, che sono quasi mancati invece lo scorso anno. In compenso hanno catturato molte ombrine boccadoro, pesce molto pregiato e ambito per le sue carni. Sono stati pescati anche degli esemplari di 7-8 chilogrammi, come quello catturato da Robi Bertok, un pescatore di Umago. Si pensava che l’ombrina boccadoro fosse quasi scomparsa, invece lo scorso anno è ritornata in una quantità notevole, per la soddisfazione dei pescatori che operano lungo la costa umaghese.

Anche il granchio blu, o granchio reale, chiaramente alloctono, ha messo su casa da queste parti e ora cresce bene. Generalmente vive lungo le coste atlantiche, dove viene consumato per la sua polpa molto buona. Il fatto è che è una minaccia per la biodiversità di questa zona, perché è particolarmente vorace e raggiunge anche i venti centimetri. Esemplari piuttosto grandi li abbiamo già fotografati a Umago.
Dunque in mare non tutti gli anni sono uguali: prima arriva in abbondanza una specie, che poi scompare e ne arriva un’altra. Succede con le alghe e succede con il pesce. Difficile comunque fare una mappatura delle scoperte, perché soltanto negli ultimi anni i pescatori hanno iniziato a segnalare ai biologi questi cambiamenti, che spesso sono occasionali, ma che però possono diventare anche frequenti.

Di sicuro è che il mare ormai, chissà per quale motivo, ci porta un po’ di tutto: pesci palla, barracuda, pesci balestra, ricciole di fondale, pesci sciabola, pesci spatola. In altre parole una quantità di pesci “alieni” non proprio abituali frequentatori del nostro mare. E molti esemplari sono stati presi tra Umago e Salvore.

Robi Bertok con una bellssima ombrina boccadoro

Scomparsa invece dalla lista del pescato (e dalle tavole) la granzievola o granceola, che fino agli anni 60-70 del secolo scorso era molto presente. Dopo la mareggiata del 1966 però è rara. I pochi esemplari che arrivano sono “importati” dalla costa dalmata. Lungo la nostra costa se ne catturano poche e non certo ogni giorno. Peccato, perché si tratta di una prelibatezza gastronomica. Un tempo i pescatori ne catturavano a centinaia, che poi portavano con i carri nelle campagne, per barattarle con i contadini in cambio di olio, lardo, vino e altri prodotti della terra.

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