Pola. Quando le regole sono un’opinione

Nella zona mercati il distanziamento tra i tavoli dei locali è approssimativo o meglio dire assente

Una partita a scacchi sotto il sole primaverile

È il caso di mandare tutti a lezioni di geometria piana perché a scuola non l’hanno imparata. Qualcosa non quadra con il sistema metrico adottato dai bar di Pola per stare alle regole del distanziamento dettate dalla Protezione civile, giacché l’unità di misura della lunghezza e quella della superficie non risultano corrispondere agli standard definiti dalla scienza matematica. Le uniche nozioni assimilate molto bene dai gestori delle terrazze all’aperto non sono esattamente il metro, ma i suoi sottomultipli quali decimetri, centimetri, millimetri, micron… perché tale è la distanza tra gli avventori dei locali di Pola, smaniosi di socializzare e di bere il caffé sotto il sole primaverile dopo la noia del lockdown invernale. La ricerca del piacere appartiene alla natura umana ed è cosa legittima, ma da lasciare somministrare cum grano salis in regime di epidemia. A valutare dallo spettacolo che si presenta ogni mattina ai mercati di Pola, la misurazione tra i tavoli è approssimativa o meglio dire assente. La Città lascia fare, la Protezione Civile pure, fino a una ventura probabile risalita della china ad opera del coronavirus in forma rinvigorita di ceppo britannico (o brasiliano, sudafricano ecc…), che rimanderà tutti a casa. Compresi quei baristi da bocciare in geometria. Per lasciarli sopravvivere alla mannaia della crisi economica, i bar hanno ottenuto licenza di estendersi ovunque, ritrovandosi in dotazione duplici e triplici ubicazioni (e la matematica dei multipli, in detto caso funziona eccome). L’accrescimento delle postazioni esterne su piazze, marciapiedi, slarghi e strade pubbliche è andato ben oltre alla superficie concessa prima della chiusura nei primi mesi dell’anno. È una festosa offerta di spazi a cielo aperto, molto viva e molto confusa e disordinata. Poche sono le oasi che restituiscono ai cittadini una libera fruizione di spazi pubblici sacrificati dalla penetrazione dei posti adibiti al sorseggiamento delle bevande. L’allegria regna in via Flanatica, diventata strada dei bar per eccellenza, cui potrebbe fare concorrenza soltanto via Kandler, in un’estate turistica, con le sue trattorie. I tavolini si spingono fino all’ingresso della Casa della salute, punto eletto per la vaccinazione di massa, che nelle ore di appuntamento vede lunghe trafile di anziani in strada. Piazza Primo maggio non è più piazza, ma estivo per la degustazione di caffè e bibite, e, a ridosso delle bancarelle della frutta s’insedia una piccola sala gioco. Mentre il Club dei pensionati ai Giardini tiene i battenti tristemente chiusi già da un anno, le partite di scacchi si disputano sotto i lodogni del mercato, appiccicati tra altri ospiti, mamme e papà con bimbi in carrozzina al seguito, gruppi da 4-5-6 persone che si sbracciano e vociferano a perdifiato, parlano di pensioni (basse), conti da pagare (tanti), offerta in pescheria (carissima), che cosa mettere in pentola (poco), acciacchi dell’età (parecchi), di programmi TV (orami noiosi). Mascherine? Ambienti chiusi a parte, non si utilizzano. I più se la portano dietro spiegazzata e stra-utilizzata in tasca. Sarà che l’uso appartiene alla cultura orientale o agli addetti della sala chirurgica… Avanti così e “andrà tutto bene”…

Distanziamento? Non sempre

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