La caserma fai da te dei pompieri

Ecco un bell’esempio di come un investimento concreto in beni e servizi pubblici possa giovare a tutto un quartiere urbano e alla città nel suo insieme. La nuova caserma dei Vigili del fuoco volontari di Pola non è servita soltanto a creare le condizioni per avere servizi più efficienti, ma ha anche favorito la metamorforsi di un rione intero, di una piazza finora considerata (e non a torto) una delle vergogne di Pola. Vero è che i lavori al cantiere si sono spinti alle calende greche. Se memoria non c’inganna, una prima scadenza per il termine dell’opera era stata fissata per l’estate 2018, una seconda per l’autunno dello stesso anno, poi s’è visto che ci serebbe voluto anche tutto l’inverno e infine siamo arrivati alla primavera che i lavori sono ancora in corso. Ci sono tuttavia delle spiegazioni per un ritardo di queste proporzioni e a spiegarcele è il presidente della Società, Petar Znahor.

Esperimento rischioso

Intanto bisognerà ricordare che a rilevare i vecchi magazzini della fallita catena di edicole del quotidiano Glas Istre, pur avendo la Città di Pola ceduto l’immobile a costo zero, è stato un esperimento a dir poco rischioso viste le pessime condizioni in cui versava l’edificio. Occorreva innanzitutto ricostruire tetti e facciate, ma anche gli interni, da cima a fondo: i pavimenti con l’isolamento termico e idrico, il solaio per dividere il palazzo in due livelli e guadagnare superficie abitabile, le pareti divisorie per ricavarci spogliatoi, servizi, dormitorio, l’autorimessa per le autobotti, l’officina meccanica, una sala multimediale, quella di comando o sede operativa, la cucina. Ora c’è posto per tutti: in più di 600 metri quadrati di superficie utile i 100 e passa Vigili del fuoco volontari di Pola avranno tutto lo spazio necessario per svolgere al meglio la loro importante funzione di coadiuvare le unità anticendio professionali nei loro interventi salvavita e salvabeni.

Chi va piano…

In secondo luogo, ci spiega il presidente Znahor, conveniva aprofittare di questo cantiere per dare un aspetto decente a tutto il suo circondario. Ecco dunque che i pompieri volontari hanno deciso di demolire il fatiscente muro in calcestruzzo della vecchia recinzione di origine austroungarica tra la piazza e la via: “Sarebbe stato un peccato avere una sede di questo tenore per tenerla nascosta dietro a una recinzione in pessimo stato. È così che abbiamo deciso di fare le cose per bene anche a costo di farle con calma”, ci ha confessato Znahor e ha chiarito che in questa fase i lavori da prettamente edili sono diventati artigianali, per non dire artistici, per cui sono stati ingaggiati scalpellini e fabbri ferrai, ma non senza rinunciare alla supervisione dei competenti assessorati e della Soprintendenza ai beni culturali, chiamata a sorvegliare su ogni intervento edile che tocchi parte del patrimonio austriaco (in questo caso militare). Ma allora la Città di Pola si è offerta anche di pagare questi lavori per così dire “esterni”, che interessano tutta la città e non solo i pompieri? “Nient’affatto. Abbiamo fatto tutto da soli, e ormai le spese stanno sfiorando i quattro milioni di kune”, spiega Znahor, e aggiunge: “Come abbiamo fatto? Beh, metta in conto che lavoriamo e guadagnamo prestando servizi di sorveglianza antincendio a tutti i concerti, alle manifestazioni pubbliche, alle partite di calcio e ad altre gare sportive, agli assembramenti pubblici, alle rassegne culturali… Aggiunga pure che abbiamo passato dei decenni a risparmiare pazientemente, centesimo per centesimo, con oculatezza e lungimiranza, proprio per arrivare dove ci troviamo ora. Quindi i conti tornano”.

L’Herculanea seguirà l’esempio?

Naturalmente in Siana gli abitanti sono ben felici di avere nel corpo dei Vigili del fuoco volontari un vicino di casa che di necessità ha saputo fare virtù per il bene di tutta quanta la “contrada”. Non solo, ma il rione stesso ne trarrà un insegnamento, per cui corre voce che anche la vicina municipalizzata per la nettezza urbana (Herculanea) abbia deciso di rifare tetti e facciate per esibire alla città e al mondo (ora in vista dopo che al recinto in muratura è stato sostituito il recinto in ferro battuto) una sede più attraente di quella abitata sinora. E così un cantiere tira l’altro, proprio come succede con i mattoncini Lego nei giochi dei ragazzi. Con una sola eccezione: uno dei due casermoni al Quinto, quello tuttora disabitato e l’unico che lo Stato non ha ceduto a Pola nella smilitarizzazione degli immobili in Siana negli anni Novanta. Ebbene, che ne sarà del casermone che si sta sfasciando a vista d’occhio sotto l’azione inarrestabile del tempo e delle intemperie? A quanto pare lo Stato ha deciso di tenerselo per farvi trasferire un giorno i suoi uffici e il personale amministrativo che attualmente occupa gli uffici in locazione di via Spalato. Già, ma quando? E soprattutto, con quali soldi?

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