«No se podeva star…» a Palazzo Manzioli

Franco Biloslavo ospite della CI «Dante Alighieri» con il volume sull’esodo da Piemonte d’Istria

Franco Biloslavo

Domenica sera a Palazzo Manzioli ha avuto luogo la IV edizione di “Vite spezzate: parliamone. Incontro tra conterranei al di qua e al di là del confine”, promossa dalla Comunità degli Italiani “Dante Alighieri” quale contributo al Giorno del ricordo. La serata è stata introdotta dal complesso femminile “Rondini In-Canto”, istruito da Amina Dudine, che ha deciso di proporre per l’occasione l’“Inno all’Istria” di Giulio Giorgieri e lo struggente brano appartenente alla tradizione popolare abruzzese, “Amara terra mia”. La musica ha poi lasciato spazio alle parole con il presidente del sodalizio, Fiorenzo Dassena che ha salutato il folto pubblico in sala, tra cui anche il deputato al seggio specifico della CNI al Parlamento sloveno, Felice Žiža e il presidente della CAN di Isola, Marko Gregorič. Un’iniziativa importante e molto sentita, ha sottolineato Dassena, volta a far emergere le memorie sulle vicende che hanno interessato le nostre terre nel periodo del secondo dopoguerra.

L’introduzione del gruppo “Rondini In-Canto”

Avvenimenti che per anni sono stati offuscati e negli ultimi tempi sempre più soggetti anche a manipolazioni e distorsioni. Il sodalizio “Dante Alighieri” ha sempre voluto porre l’accento sul lato umano di questi fatti e questa volta per farlo ha deciso di invitare Franco Biloslavo, segretario della Comunità di Piemonte d’Istria, inclusa nell’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste, che ha presentato il suo volume sull’esodo pressoché totale da tale borgo, “No se podeva star…”. Si tratta di una raccolta di trenta testimonianze di altrettante persone legate a Piemonte d’Istria che hanno condiviso le proprie memorie di quel periodo travagliato. L’autore ha rimarcato che non si tratta di un libro di storia, ma è basato su una serie di interviste e anche di ricordi di coloro che hanno vissuto in prima persona la Seconda guerra mondiale e che portano le cicatrici di queste amare vicissitudini.

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