Le etnie hanno favorito la cultura del dialogo

Alla riunione del Consiglio delle minoranze nazionali è stato rilevato che il 2021 sarà un anno difficile per il Paese. Ferma presa di posizione di Tolnauer e Radin

La riunione del Consiglio per le minoranze nazionali presieduta da Aleksandar Tolnauer

“Le minoranze nazionali non sono la causa né la fonte dei mali che affliggono la Croazia. Al contrario, possono contribuire a risolvere i problemi che oberano il Paese”. Ad affermarlo è stato il presidente del Consiglio delle minoranze nazionali, Aleksandar (Saša) Tolnauer, ieri ai Banski dvori, nel corso della seduta dell’organo consultivo dell’Esecutivo. “La missione del Consiglio e dei deputati delle minoranze nazionali non si è ancora esaurita”, ha sottolineato Tolnauer, stigmatizzando i tentativi di certe sfere d’interesse che affermano il contrario, rischiando di arrecare, a suo dire, “un danno al Paese”. “Il Consiglio e i deputati eletti nella XII circoscrizione – ha proseguito – hanno contribuito a smorzare le tensioni che appesantiscono il clima nel Paese”.
Alle parole di Tolnauer si è ricollegato Furio Radin, vicepresidente del Sabor e deputato della CNI al Parlamento di Zagabria. “Personalmente non so se le minoranze siano la soluzione a tutti i problemi. Tuttavia, esistiamo e questa circostanza deve essere tenuta in considerazione, anche in virtù della storia e degli errori che si sono ripetuti, ovunque e non soltanto in questo Paese”, ha dichiarato Radin. “In questo frangente, noi, deputati delle minoranze nazionali, siamo stati posti nella situazione di essere quelli dai quali dipende la maggioranza. Una posizione antipatica. Tuttavia, chiunque andrà ad analizzare l’operato dei deputati delle etnie si accorgerà che non abbiamo speculato tentando di sfruttare la nostra posizione, bensì che ci siamo sforzati di stimolare la cultura della cooperazione”, ha detto Radin. Il vicepresidente del Sabor ha definito abominevole e del tutto fuorviante l’ostinazione di una certa destra a definire “etno-businessmen” i deputati delle minoranze nazionali. “Ma se credono d’intimidirci si sbagliano. Noi che siamo nati appartenenti a una minoranza nazionale siamo abituati a sentirci rivolgere questo genere di epiteti”, ha fatto presente Radin.

Bahrija Sejfić, vicepresidente dell’Ufficio per i diritti umani e delle etnie, e Furio Radin

Appuntamento con il voto
“L’appuntamento con le elezioni arriverà presto”, ha avvertito Radin, chiarendo di auspicare che a prevalere sia una politica tendente al centro, ma non a un qualsiasi centro. “Per quanto mi riguarda, ma penso che il mio punto di vista sia condiviso anche dagli altri colleghi del gruppo parlamentare delle minoranze nazionali, è impensabile appoggiare qualsiasi politica tendente a destra, e sappiamo che a queste latitudini la politica di destra non va oltre la dialettica nazionalista, per non dire xenofoba”, ha detto Radin, chiarendo di riferirsi in questo contesto anche ai sovranisti. “Ad ogni modo, l’unica cosa certa che ci riserva il futuro – ancora il vicepresidente del Sabor – è l’incertezza. Non possiamo escludere neppure l’eventualità che si verifichi una sequenza di elezioni. Le minoranze nazionali e noi che le rappresentiamo dobbiamo stare all’erta. Quando la situazione politica è complicata siamo noi i primi a subirne le conseguenze”. “Il 2021 sarà un anno difficile e noi rappresentanti delle minoranze nazionali dovremo avere la lungimiranza di rimanere coesi e collaborare con gli attori della società civile e della scena politica che hanno dimostrato di esserci vicini”, ha sottolineato Radin.

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