Il bilinguismo è un veicolo di convivenza

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI , Furio Radin, insiste sulla necessità di rispettare alla lettera la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali

l palazzo dei Conti Eltz, sede del Museo civico di Vukovar e uno dei simboli della città danubiana. Foto: Davor Javorovic/PIXSELL

ZAGABRIA | “Il bilinguismo giova alla convivenza”. A dichiararlo è stato il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI al Parlamento croato, Furio Radin, negli studi zagabresi dell’emittente televisiva commerciale N1, dove è stato invitato per esprimere il suo parere in merito alla recente sentenza della Corte costituzionale sul bilinguismo amministrativo a Vukovar. “Ai tempi dell’ex Jugoslava, quando il più importante funzionario dello Stato disse che non era necessario attenersi alla lettera alle leggi, risero tutti”, ha fatto Radin, sostenendo di essere fermamente convinto che le Leggi – in questo caso la Legge costituzionale sui diritti delle minoranze nazionali – vadano applicate rigorosamente.

Questioni aperte

Radin ha detto di comprendere che il conflitto che ha insanguinato la Croazia negli anni ’90 ha provocato dei traumi che non sono stati ancora superati. “Non si discute sul fatto che ci siano delle questioni aperte, a iniziare dalla sorte delle persone scomparse”, ha puntualizzato il deputato della CNI e membro della Commissione parlamentare per i diritti umani e delle minoranze nazionali. Tuttavia, ha osservato che la guerra è terminata un quarto di secolo fa e che è giunto il momento di favorire la convivenza. Ha notato che per qualche motivo esistono delle lobby politiche che non vogliono che i cittadini si lascino la guerra alle spalle. Radin non ha puntato il dito contro nessuno in particolare. Si è limitato a spiegare di riferirsi alle lobby, sia di destra sia di sinistra, che raccolgono voti speculando sui temi legati alla Guerra patriottica.

Tastare il polso dei cittadini

Il vicepresidente del Sabor ha osservato che sul bilinguismo a Vukovar il più delle volte ci si limita a sondare l’opinione dei politici o quella dei loro amici. “Mi farebbe molto piacere se si svolgesse uno studio serio, tale da permetterci di comprendere cosa ne pensino veramente gli abitanti di Vukovar”, ha affermato Radin. “Provengo dall’Istria e ho un’età tale da riuscire a ricordarmi degli anni ’50. All’epoca la situazione era analoga a quella che stiamo vivendo ora. Eravamo appena usciti dalla guerra e c’era stato l’esodo degli italiani e anche di molti croati. Pure all’epoca sarebbe stato possibile porre la domanda se l’introduzione del bilinguismo in una città appena liberata dal fascismo fosse offensivo nei confronti delle persone che durante la guerra aveva perso qualcuno”, ha notato Radin. “Naturalmente la chiave di lettura non fu quella. Il bilinguismo fu introdotto subito perché vigeva la convinzione che il medesimo avrebbe favorito la convivenza”, ha rilevato il deputato della CNI. “Non vedo – ha proseguito – in che modo il bilinguismo possa nuocere a un popolo. Il bilinguismo porta alla convivenza. Iniziamo ad attuarlo ricorrendo all’uso della documentazione bilingue in seno all’amministrazione cittadina di Vukovar, e vedrete che non scoppierà una guerra nucleare”

Perplessità sul censimento

In merito ai dubbi manifestati da taluni, ad esempio dal deputato Nikola Grmoja (Most) sul reale diritto della minoranza serba ad avvalersi del diritto all’uso paritetico e ufficiale della lingua serba e dell’alfabeto cirillico a Vukovar, in quanto stando a certe valutazioni la sua reale incidenza nella popolazione del territorio sarebbe inferiore al 30 p.c. (soglia stabilita dalla Legge costituzionale), Radin è stato chiaro. “Anch’io mi potrei lamentare dell’esito del censimento della popolazione. Molti miei connazionali non si dichiarano italiani perché ci sono intervistatori e intervistatori. Ciononostante il censimento è un documento ufficiale”, ha affermato il vicepresidente del Sabor. Radin ha ribadito le sue posizioni in merito al bilinguismo a Vukovar anche ieri, prima di prendere parte al vertice della coalizione di maggioranza, rilevando che vanno poste in loco le tabelle a caratteri cirillici, in quanto è la legge a prevedere le insegne bilingui laddove gli appartenenti a una minoranza rappresentano più di un terzo della popolazione.

Sanzioni per i Comuni che violano la normativa

La Commissione parlamentare per i diritti dell’uomo e delle minoranze ha invitato il governo a collocare le tabelle bilingui nelle autonomie locali in cui sussiste l’obbligo di legge di farlo. A settembre la Commissione esaminerà le modifiche alla Legge sull’uso delle lingue minoritarie che prevedono sanzioni, tra cui lo scioglimento del Consiglio comunale o municipale, per chi non rispetta i dettami della normativa. Il deputato serbo Milorad Pupovac ha affermato che le leggi non vengono rispettate praticamente in tutti i Comuni, ad eccezione di Grisignana. In merito al caso di Vukovar il vicepremier e ministro degli Interni Davor Božinović ha detto che vanno rispettate tutte le decisioni della Corte costituzionale. Gli ha fatto eco il ministro del Traffico Oleg Butković, il quale ha rilevato che quella di Vukovar è una questione delicata, per cui è il caso di avviare i colloqui sull’attuazione di quanto previsto dalle leggi. A favore della collocazione delle tabelle in cirillico a Vukovar si è schierato il leader dell’SDP Davor Bernardić, secondo il quale non vi possono essere controversie sulle questioni costituzionali attinenti al rispetto dei diritti minoritari.

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