Guardia costiera pronta al varo

Nel Bilancio dello Stato per il 2020 previsti i 70 milioni di kune necessari all'allestimento del secondo pattugliatore

Il prototipo dei pattugliatori della Guardia costiera croata, l’Omiš (OOB-31). Foto Ivo Cagalj/PIXSELL

La Legge sulla Guardia costiera è approdata al Sabor. L’onere di presentare ieri la bozza di Legge ai parlamentari è spettato al segretario di Stato in seno al Ministero della Difesa, Tomislav Ivić. Nel corso del suo intervento, Ivić ha ricordato quale sarà il ruolo della Guardia costiera. “Il suo compito principale consisterà nel pattugliare la Zona di protezione ecologica e della pesca (ZERP), il mare aperto, le acque territoriali e il mare interno, al fine di garantirne la sicurezza e la sovranità nazionale, nonché l’attuazione delle leggi e la tutela degli interessi croati, in supporto agli organismi dello Stato preposti al monitoraggio e alla difesa dei diritti e degli interessi marittimi della Repubblica di Croazia”, ha osservato Ivić.
Nel corso del dibattito la deputata Nada Turina Đurić (Glas) ha chiesto delucidazioni sulla sorte delle navi destinate alla Guardia costiera. Stando alle informazioni in possesso della deputata quarnerina, delle cinque unità commissionate nel 2014 solamente una è stata consegnata.
Un prototipo soddisfacente
Il segretario di Stato ha chiarito che si tratta di un disguido. “Non sono state commissionate cinque imbarcazioni, bensì un prototipo (denominato OOB-31 Omiš), dalla cui efficienza sarebbe dipeso l’acquisto delle restanti unità”, ha spiegato Ivić. Il segretario di Stato ha notato che il prototipo ha soddisfatto i criteri richiesti e che di conseguenza nel Bilancio per il 2020 sono stati assicurati i 70 milioni di kune necessari all’acquisto del secondo pattugliatore costiero.
Franko Vidović (SDP) ha avuto da ridire sul fatto che la Guardia costiera sarà subordinata alla Marina militare, sostenendo che all’estero, in tempo di pace, non esistano casi analoghi. Vidović ha affermato che sarebbe più logico un abbinamento tra la Guardia costiera e le forze di Polizia. Gli ha replicato Branko Bačić (HDZ), ricordando che negli ultimi tre lustri è sempre prevalsa la propensione a porre la Guardia costiera sotto l’egida del Ministero della Difesa. Ha affermato che la Croazia non è l’unico Paese ad aver scelto di organizzare in questo modo la Guardia costiera. Bačić ha rilevato, inoltre, che questo modello organizzativo consentirà di sfruttare in modo ottimale le risorse dello Stato, a iniziare dalla rete dei radar.
Miro Bulj torna alla carica sulla ZEE
Al dibattito ha partecipato pure Miro Bulj (Most), il quale è tornato a criticare la decisione di non proclamare la Zona economica esclusiva (ZEE) in Adriatico. “Una scelta che in vent’anni ci è costata 28 miliardi di kune. Stando alle stime della Commissione europea abbiamo perso dai 170 ai 270 milioni di euro all’anno, ossia un importo che equivale al costo del Ponte di Sabbioncello (Pelješac)”, ha tuonato Bulj. Il deputato eletto nelle file del Most ha sostenuto che a causa di tutto questo i pescatori croati sarebbero penalizzati nei confronti dei loro colleghi e concorrenti italiani. “La flotta peschereccia italiana quando passa lascia dietro di sé il deserto”, ha sbottato Bulj, sostenendo che i pescatori italiani non esitano a sconfinare con le loro reti nel versante croato dell’Adriatico.

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