La malinconia napoletana

Marko Babić, portavoce del Rijeka, ci ha raccontato l’atmosfera in città

“Dal momento che si era sparsa la notizia della sua morte, in città c’era un clima surreale, un misto di incredulità e dolore. Da questo abbiamo capito quanto Diego Armando Maradona significasse per Napoli e i napoletani. Venendo allo stadio abbiamo visto scene di disperazione, un sentimento genuino e sincero da parte di coloro che lo hanno amato e venerato in tutti questi anni. Per noi giocatori, ma anche per tutti quelli che amano il calcio, Diego è stata la massima espressione della perfezione. Ci ha lasciati un campione con la C maiuscola, una leggenda che continuerà a vivere e far parlare di sé anche ora che non c’è più. Tutto il mondo gli deve essere grato per le gioie che ha regalato facendo cose irripetibili con il pallone”. Franko Andrijašević, capitano del Rijeka, onora così il Pibe d’Oro, scomparso il giorno che i fiumani sono arrivati a Napoli per la gara di Europa League con i partenopei. Squadra e staff tecnico quarnerino hanno voluto, di spontanea volontà, omaggiare la leggenda del calcio con un minuto di raccoglimento prima di iniziare la seduta di lavoro. Era il minimo che si potesse fare per Diego, nella sua città e in quello stadio che probabilmente presto porterà il suo nome.

Trovarsi a Napoli nel giorno della scomparsa del Diez ha rappresentato un mix di emozioni, orgoglio e ricordi, con una dose di tristezza nel cuore. Il Rijeka, suo malgrado, è stato testimone di un momento storico. “Eravamo in albergo e verso per 16.45 abbiamo letto sulla Gazzetta online la notizia della scomparsa di Maradona. Poco dopo le campane hanno risuonato in tutta la città – dice il portavoce del Rijeka, Marko Babić –. In serata siamo andati all’allenamento e davanti al San Paolo c’era già una marea di gente in lacrime. Una volta entrati allo stadio, i responsabili del Napoli ci hanno portato a fare una visita all’interno degli uffici societari, dove ci sono diverse foto di Diego. Nessuno di loro riusciva a credere che Maradona non ci fosse più. Osservare un minuto di raccoglimento in suo onore, nello stadio che l’ha visto scrivere pagine importanti della sua carriera, era il minimo che si potesse fare. Ma il vero legame tra la gente di Napoli e Maradona l’abbiamo notato il giorno dopo, giovedì, quando abbiamo fatto un giro per la città. Le emozioni hanno preso il sopravvento anche in noi perché vedere tutta quella gente piangere una persona che era venuto dall’altra parte del mondo, ma poi diventato napoletano d’adozione con lo status di una divinità, è qualcosa di unico. Nei Quartieri spagnoli abbiamo visitato il caffè bar Nilo, chiuso per Covid, ma riaperto per Diego. E non c’è multa che tenesse, per il Pibe questo e molto altro. Il gestore ci ha mostrato foto, ricordi e perfino un ciuffo di capelli del Pibe d’Oro. C’erano diversi media a caccia di storie da raccontare. Noi abbiamo provato a raccogliere qualche testimonianza e devo dire che nonostante il dolore la gente è stata molto cordiale, incuriosita dalla nostra provenienza. Caso vuole che siamo stati parte di tutto questo: abbiamo avuto la possibilità di dire addio a una leggenda del calcio laddove ha lasciato l’impronta maggiore della sua carriera”.Il canale Youtube del Rijeka ha realizzato giovedì pomeriggio un servizio per le strade di Napoli. “Siamo andati ai Quartieri spagnoli, il cuore pulsante della città e un luogo particolare per tutti i tifosi del Napoli. Lì ci sono dei murales con il volto di Diego e una grande immagine del giocatore proiettata sulla facciata di una casa. Nei pressi c’è anche una statua di Padre Pio, ma la venerazione per Maradona è maggiore. Nonostante le misure epidemiologiche per il coronavirus, c’era un oceano di gente, praticamente di ogni età, che voleva rendere omaggio ai loro idolo. Alcuni dicevano di averlo conosciuto anche di persona. C’era tanta tristezza e incredulità, non credo che vedrò mai più nulla di simile”, racconta Ivan Dragnić dell’amministrazione del Rijeka

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