Ivan Prelec: «A Pola mi sento come a casa»

Scopriamo chi è il nuovo allenatore dell'Istra 1961

Ivan Prelec, 32.enne tecnico dei polesi. Foto: Luka Stanzl/PIXSELL

Già il 20 luglio, come ben sanno gli appassionati del calcio nazionale, ricomincia il campionato di Prima Lega. L’Istra 1961 è chiamato ad affrontare una nuova avventura, che si spera sarà meno stressante rispetto alla scorsa stagione quando i gialloverdi hanno seriamente rischiato la retrocessione, assicurando la permanenza nel massimo campionato soltanto dopo lo spareggio con lo Šibenik. Si ricomincia quindi da capo: il Gruppo Baskonia – Alaves, che all’inizio della stagione scorsa era diventato proprietario di maggioranza del club polese, ha scelto anche il suo quinto all’allenatore, affidando le redini della squadra a Ivica Prelec, subentrato a Igor Cvitanović, dopo che la squadra istriana era stata guidata in precedenza da Manolo Marquez, Curro Torres e Krunoslav Rendulić. Abbiamo incontrato il nuovo tecnico, il più giovane del campionato, che non ha ancora compiuto 32 anni, per fare il punto della situazione a poco meno di un mese dall’inizio delle danze.
Partiamo dall’inizio. Ci parli un po’ della sua carriera di giocatore.
“Ho iniziato con il calcio a 7 anni al Radnik di Velika Gorica. Ricoprivo diversi ruoli, ma mi sentivo a proprio agio soprattutto da centrocampista. Posso dire che ero un giocatore polivalente. Poi dai 10 anni ai 18 anni ho fatto parte degli juniores della Dinamo, grazie all’allenatore Davor Pavlov. Tra l’altro ho giocato nelle nazionali Under 15, 16 e 7”.
Una carriera promettente, che però non ha avuto un seguito. Perché?
“Per il semplice fatto che già a 13 anni rimasi vittima di un terribile incidente stradale mentre mi trovavo in sella a uno scooter con un amico alla guida. Dovetti sottopormi a ben due operazioni. Ritornando al calcio, ed erano pochi coloro che credevano che sarei rientrato in campo, mi infortunai due volte, al ginocchio e alla caviglia, rispettivamente all’età di 16 e 19 anni”.
Quindi la decisione che ha cambiato la sua vita?
“Sì, in quanto decisi immediatamente di intraprendere la carriera di allenatore, che svolgo da 12 anni. Il calcio è il mio amore principale e la mia più grande passione”.
A parte la famiglia…
“Ovvio, in quanto adoro la moglie Mateja nonché le figliolette Dara e Vita, di 3 anni e mezzo e un anno e mezzo”.
L’arrivo a Pola è stato un fulmine a ciel sereno, oppure…
“Sinceramente i vertici del Baskonia – Alaves mi avevano contattato già nell’ottobre dell’anno scorso”.
Il motivo?
“Sarà forse per il fatto che ho guidato tutte le categorie giovanili nella Dinamo, mentre a livello di squadre seniores ho portato il Gorica, nel campionato 2017-18 in Prima Lega. Un risultato storico”.
Lei ha però maturato pure dell’esperienza all’estero.
“Sì, sono stato assistente dell’amico e allenatore Dean Klafurić al Legia di Varsavia. Quest’episodio, causa vari motivi, non è finito nel migliore dei modi”.
Ed eccoci all’Istra 1961, il suo nuovo club.
“Una grande sfida in un ambiente nuovo. Sarà emozionante”.
Come giudica il potenziale della rosa a disposizione?
“La rosa è interessante, però dobbiamo rinforzarci in ogni reparto. Non avrei accettato un compito così impegnativo senza credere nel potenziale della squadra. Le condizioni di lavoro sono ottimali, il Drosina è uno stadio bellissimo e la qualità del manto erboso eccezionale. Vorrei puntualizzare che è nostra intenzione creare una rosa composta da giovani di talento e giocatori più esperti, un mix che dovrebbe darci delle soddisfazioni. Quest’anno la squadra non sarà più composta da calciatori prevalentemente provenienti dall’estero. In questo contesto è importante la tranquillità nello spogliatoio, dove non si devono creare clan”.
Come si trova a Pola?
“Benissimo. Conosco la città visto che da queste parti sono stato spesso in vacanza. Aspetto soltanto l’arrivo della mia famiglia…”.

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