Sandro Puncet Il «cacciatore di fulmini» di Lussinpiccolo

Nubi minacciose iniziano a oscurare il cielo, all’orizzonte i primi lampi e saette lo squarciano; l’odore della pioggia pervade l’aria circostante, tutti scappano in cerca di un riparo. Ma non lui, che alza gli occhi al cielo per ammirare ciò che succede lassù. Con la sua inseparabile macchina fotografica in mano, osserva il temporale avvicinarsi e attende che l’atmosfera si faccia “elettrica”, pronto a immortalare lo spettacolo che la natura gli sta per regalare. Per il lussignano Sandro Puncet fotografare il cielo quando Zeus s’arrabbia è la più grande passione: ce l’ha fin da piccolo.

Sandro è cacciatore di fulmini, uno storm chaser, per dirla all’americana. Ma guai a paragonarlo ai “colleghi” statunitensi, i cacciatori di tornado che girano gli Stati Uniti inseguendo le gigantesche e devastanti trombe d’aria per filmarle da vicino, spesso mettendo a repentaglio la propria vita. Al contrario, Sandro preferisce catturare un fenomeno altrettanto affascinante, i fulmini. Affascinanti sì, ma non per questo meno pericolosi. Un fulmine può infatti contenere un miliardo di volt, raggiungere una temperatura di 18mila gradi, ovvero tre volte quella della superficie solare, e colpire a diversi chilometri dal luogo d’origine di un temporale. Ma per il nostro protagonista ritrovarsi faccia a faccia con un temporale, dinnanzi alla straordinaria forza della natura, è adrenalina allo stato puro e regala un incredibile senso di libertà.
L’abbiamo “intercettato” non lontano da Kraljevica, mentre rientrava a Lussinpiccolo, per una piacevolissima chiacchierata tra fulmini, lampi, saette e arcobaleni. Sì, perché dopo la pioggia torna sempre a splendere il sole. E anche quello, a volte, si rivela uno spettacolo.

Sandro, l’altro giorno sulla tua pagina Facebook hai scritto che mentre gli altri attendono con gioia l’arrivo della bella stagione per andare al mare, tu invece non vedi l’ora per un’altra ragione.

“Esatto perché la bella stagione porta con sé i fulmini e dopo il lungo inverno in cui se ne vedono pochi in giro, ora finalmente riparte la caccia. E pazienza se il resto del mondo ha una concezione diversa del concetto di ‘bel tempo’.”

Com’è nata questa tua passione?

“È nata in famiglia dato che entrambi i miei genitori sono meteorologi di professione e anche mio nonno lo è stato. In più abitavamo vicino a una stazione meteorologica per cui fin da piccolo ero molto affascinato da questo mondo. All’inizio si trattava soltanto di una curiosità come tante, di quelle che si hanno da piccoli, ma che poi è esplosa quando si è combinata con la fotografia”.

Quando?

“Nel ‘97 comprai la mia prima macchina fotografica e quindi ho iniziato a dare ‘la caccia ai fulmini’. Ma con scarso successo. All’epoca ero molto giovane e iniziavo a nutrire altri interessi, oltre che a lavorare, per cui quella passione stava via via scemando. Fino a quando nel 2013 mi sono imbattuto per caso sulla pagina Facebook ‘North Adriatic Storm Chasers’ rimanendo folgorato dalla bellezza delle foto postate da quei cacciatori di fulmini. Allora decisi di riprovarci. Ho inviato loro un messaggio chiedendo se qualcuno fosse disponibile a darmi una mano e a raccogliere il mio appello è stato Vilson Berisha, che poi si scoprì essere il mio vicino di casa. Il giorno dopo ci siamo recati sul belvedere alle spalle di Lussinpiccolo per fotografare un temporale in arrivo. Oltre alla macchina fotografica, mi ero portato dietro anche un libro e uno straccio per fissarla e tenerla ferma. Lui si mise a ridere e disse che avevo la stoffa del cacciatore di fulmini. Lì è iniziato tutto e da allora non ho più smesso. Vilson mi ha insegnato le basi della fotografia e se oggi sono un bravo storm chaser, il merito è anche suo”.

Ricordi il tuo primo fulmine catturato?

“Me lo ricordo benissimo. Era successo proprio quel giorno: giunsi sul posto prima di Vilson e riuscii subito a immortalarne uno, soltanto che poco dopo cancellai per sbaglio quella foto”.

Cosa ti affascina nel fotografarli?

“Il fatto di riuscire a catturare in una foto un fenomeno che per definizione è rapidissimo e difficile da osservare. E poi ho sempre amato i temporali. Fin da piccolo ogni volta che ce n’era uno mi precipitavo fuori per guardare”.

Come si diventa un cacciatore di fulmini?

“Serve innanzitutto una grande passione per la meteorologia e la fotografia, avere una buona attrezzatura e armarsi di una pazienza infinita”.

Quant’è difficile fotografarne uno?

“In realtà questa è la parte più semplice. Quello che sta attorno è invece molto più complesso. Bisogna infatti seguire le previsioni, sapere leggere i modelli meteorologici, conoscere le tipologie di nuvole, sapere usare la macchina fotografica, utilizzare Photoshop per rifinire alcune piccole imperfezioni delle foto… E infine devi essere bravo ad assemblare tutte queste componenti perché soltanto così puoi ottenere una foto che rifletta in pieno lo spettacolo di questi fenomeni. Molti pensano che per fotografare un fulmine si debba essere molto fortunati e cogliere l’attimo giusto, ma in realtà non è così: c’è un grande lavoro dietro”.

Come ci si prepara a una “battuta di caccia”?

“Seguendo le previsioni con 15 giorni d’anticipo. Poi, man mano che la perturbazione s’avvicina, iniziamo a studiare i modelli meteo per capire dove colpiranno le scariche di fulmini. Devi inoltre conoscere bene il terreno in modo da sapere in ogni momento i luoghi più favorevoli dove appostarti, sempre stando a debita distanza dal temporale. Sappiamo esattamente dove puntare l’obiettivo, non scattiamo mai a caso”.

Quanto dura la “caccia”?

“Come minimo 2-3 ore, ma quando siamo in attesa di una vasta perturbazione stiamo fuori anche 13 ore.

Ti capita di stare fuori per delle ore e poi di tornare a casa a mani vuote?

“Hai voglia… Capita 6 volte su 10”.

Come fai a conciliare questa tua passione con il lavoro?

“Chiaramente non è facile. Dipende tutto dagli orari di lavoro. Spesso lo faccio di notte”.

Di notte?

“Sì, sul cellulare ho un’applicazione che mi avverte della presenza di fulmini quando sono a 50 chilometri di distanza. Questa mi sveglia regolarmente nel cuore della notte e io mi alzo, mi vesto, prendo l’attrezzatura ed esco”.

Chissà com’è contenta tua moglie…

“All’inizio non capiva perché uscivo alle 2 di notte né dove andavo né cosa facevo. Sospettava avessi un’amante (ride). Poi una notte siamo usciti insieme a caccia di fulmini e dopo un po’ mi disse ‘Che noia!’ ‘E cosa ti aspettavi?’, le risposi. Nel frattempo ho acquistato una nuova macchina fotografica e ho regalato a lei quella vecchia con la quale ora si diletta a fotografare saette dalla finestra di casa nostra”.

Lo scorso novembre hai avuto un incontro ravvicinato

“Molto ravvicinato. Mi trovavo sul belvedere sopra la città. Era una giornata strana, le nuvole correvano rapidamente in tutte le direzioni. A un certo punto due fulmini sono caduti a circa due chilometri e lì ho pensato che era la volta buona per catturarne uno da vicino. Un attimo dopo sentii un rumore assordante, come se una bomba mi fosse scoppiata vicino: un fulmine era esploso a un metro di distanza! Rimasi pietrificato. Ma sono stato molto fortunato perché non era particolarmente ‘carico’. Fosse invece stato più intenso, ora non sarei qui a raccontarlo”.

Dopo quell’episodio si è insinuata in te, magari anche inconsciamente, un po’ di paura?

“No, assolutamente. Anzi, una volta ripresomi dallo shock, ho continuato a scattare foto.

E d’inverno quando i fulmini scarseggiano?

“Allora fotografo altri fenomeni atmosferici come piogge di meteore, eclissi, albe, tramonti, arcobaleni, trombe d’aria, nebbia, neve, bora… Insomma, tutto lo spettacolo che la natura ci regala”.

Le tue foto sono state pubblicate un po’ dappertutto e hanno fatto il giro del mondo

“Di recente una è finita per la seconda volta sul National Geographic come foto della settimana, altre invece sono state pubblicate su diversi siti di meteorologia. Personalmente, la più grande soddisfazione è stata vedere una mia foto sul calendario dell’Organizzazione meteorologica mondiale, scelta tra oltre 5mila giunte da tutto il mondo e inserita tra le 13 pubblicate poi sul calendario”.

Ci hai guadagnato qualcosa?

“Zero. C’è chi le proprie foto le vende a peso d’oro, io invece non chiedo nulla in cambio: voglio che il mio hobby rimanga tale e non che si trasformi in un business”.

Qual è la foto che ti è riuscita meglio?

“Quella in cui ho ripreso 5 trombe d’aria e 2 fulmini. Si tratta di fenomeni che raramente vanno a braccetto e fotografarli insieme è una vera rarità. Quell’immagine diventò virale, girò mezzo mondo e soltanto sulla mia pagina Facebook ha avuto quasi un milione di visualizzazioni. Un’altra molto riuscita è stata quella dello shelf cloud sopra Lussino di due estati fa”.

E quella a cui sei più legato?

“Lo spettro rosso. Un fenomeno raramente visibile a occhio nudo che si manifesta nella stratosfera in corrispondenza di temporali particolarmente intensi e consiste in scariche elettriche di colore rosso. Sono estremamente difficili da immortalare perché hanno una durata inferiore al mezzo secondo, ovvero un battito di ciglia. Mi ci sono voluti più di 80mila scatti prima di riuscire a catturarne uno”.

Qual è invece il fenomeno che vorresti ma non hai ancora avuto modo di fotografare?

“Sogno di andare in Texas a inseguire i tornado”.

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