Museo civico di Fiume: nasce l’allestimento permanente

Nel Palazzo della direzione dell'ex Zuccherificio si sta lavorando ai supporti sui quali verranno in seguito disposti gli oggetti che compongono la mostra. L'apertura della nuova sede dell'ente museale è prevista entro la fine di settembre

La facciata del Palazzo

Nel Palazzo della direzione dell’ex Zuccherificio nel complesso Benčić, sono in corso da qualche settimana i lavori all’allestimento permanente del Museo civico, che sta assumendo i suoi contorni anche se dovrà passare ancora un po’ di tempo prima che il percorso espositivo venga completato. Nonostante ciò, già ora l’allestimento si preannuncia dinamico, informativo e di grande attrattiva dal punto di vista visivo e dei contenuti. Parallelamente ai lavori all’allestimento, all’interno del palazzo si stanno concludendo le ultime opere di finitura. Osservando la nuova splendida veste del nuovo Museo civico all’esterno e all’interno comincia ormai a impallidire il ricordo di quello che poco più di due anni fa era soltanto una monumentale rovina che secondo gli scettici di turno non avrebbe mai visto tempi migliori. Per fortuna, le cose sono andate diversamente e oggi quest’edificio, il più grande palazzo barocco sulla costa orientale dell’Adriatico, è davvero un fiore all’occhiello di Fiume.
Lo «scheletro» dell’allestimento
A spiegarci per filo e per segno la concezione dell’allestimento è stato il suo autore, il direttore del Museo civico, Ervin Dubrović, mentre il progetto espositivo è firmato dalla designer Nikolina Jelavić Mitrović. Il primo piano del palazzo pullula di personale del Museo e di operai intenti a realizzare lo “scheletro” dell’allestimento che in seguito accoglierà gli oggetti che compongono la mostra. Si percepisce anche un po’ di nervosismo, forse causato dal fatto che secondo i piani iniziali il lavoro all’allestimento avrebbe dovuto concludersi entro la fine di agosto.
I fatti salienti della storia della città

Il personale del Museo civico lavora all’allestimento al primo piano

Il direttore del Museo ci spiega che nelle stanze del primo piano verranno raccontati i fatti salienti della storia della città e il suo sviluppo industriale.
“L’allestimento si apre con una carrellata nella storia di Fiume in dieci tappe – dalla preistoria, all’epoca romana, dal Medioevo all’arrivo dei Gesuiti, dai Frankopani, al glagolitico, ecc. fino al 1719 – dopodiché la mostra si concentra sull’inizio dell’industrializzazione della città nel XVIII secolo, quando venne proclamata Porto franco – esordisce Dubrović -. Per quanto riguarda l’allestimento, in questo momento si sta lavorando al montaggio dei pannelli con le didascalie, le repliche di fotografie e stampe, le vetrine e i banconi che accoglieranno gli oggetti e il materiale multimediale”. Proseguiamo nella stanza intitolata “L’aquila degli Asburgo e il leone di Venezia”, in cui si troveranno oggetti che rievocano l’influenza di entrambe le potenze dell’epoca.
I ritratti imperiali

Ervin Dubrović accanto al pannello con gli abiti popolari della Croazia

“Negli ultimi mesi abbiamo acquistato e preso in prestito diversi ritratti imperiali di Carlo VI e degli imperatori Maria Teresa e Francesco Stefano – prosegue il direttore -. Sempre in questa stanza si troveranno i ritratti del bano Josip Jelačić, governatore di Fiume, e del politico ungherese Ferenc Deák (gli venne intestata in seguito l’attuale via Krešimir, chiamata in un periodo Corsia Deák, in cui sorge il palazzo dell’ex Zuccherificio, nda), che svolse un ruolo fondamentale nella stesura del Compromesso austro-ungarico e croato-ungarico. Si tratta di politici che hanno influito notevolmente sulla storia di Fiume”. Nella stanza seguente è stato posto l’accento sullo sviluppo dell’industria a Fiume, che inizia con la produzione dello zucchero, al quale ha fatto seguito la produzione della carta e infine quella del ferro. La struttura principale dell’industria fiumana ruota intorno a questi tre prodotti.
Lo sviluppo industriale

Le dieci tappe dello sviluppo di Fiume

Ci attende quindi la stanza “Un’epoca nuova” in cui viene raccontato il passaggio da un’economia feudale a quella basata sulla manufattura e sull’industria. A Fiume il passaggio dalla manufattura alla produzione industriale è segnato dalla fondazione della Cartiera. In questa stanza si potrà ammirare pure un raro esempio di ceramica fiumana, risalente all’epoca preindustriale, unico esemplare pervenutoci dell’antica fabbrica di ceramica che operava a Fiume nel XVIII secolo. Due stanze sono dedicate al siluro e alla raffineria di petrolio, che rappresentano l’industria pesante a Fiume. “Nel segmento dell’esposizione legato al siluro presenteremo le varie parti di questo ordigno e la parte posteriore di uno dei primi siluri esportati in Norvegia, che è quindi un esempio di siluro prodotto per essere messo sul mercato e non un prototipo realizzato a scopi scientifici – spiega il direttore -. Qui siamo nel 1874/75. Nel segmento dedicato alla raffineria saranno, invece, esposti rarissimi contenitori di vetro nei quali si conservava il carburante, ancora intatti, risalenti agli anni Trenta del XX secolo”.
L’istruzione e la scienza

Il segmento dell’istruzione e della scienza a Fiume

Segue la stanza dedicata all’istruzione e alla scienza, soprattutto all’Accademia navale, fondata nel 1857, nel cui palazzo si trova oggi il Centro clinico-ospedaliero di Fiume. “Questo istituto scolastico è importante perché in quella sede, in collaborazione con il Silurificio, è stata dimostrata l’infrazione della barriera del suono. Sarà esposto lo stesso tipo di fucile con il quale è stato effettuato l’esperimento, il quale ha richiesto pure l’uso della macchina fotografica – spiega Dubrović -. Questo segmento è dedicato anche ad altri istituti scolastici che illustrano la multiculturalità che caratterizzava da sempre la nostra città. Qui c’è l’esempio del Ginnasio ungherese, la cui sede si trovava nel Collegio dei gesuiti accanto alla cattedrale di San Vito (in una delle fotografie esposte si vede ritratta una classe di studenti alla vigilia della Prima guerra mondiale, nda), la cui lingua d’insegnamento era piuttosto l’italiano che l’ungherese.

Sava Kosanović è quarto da destra in seconda fila

Effettivamente, questo era un ginnasio ungherese-italiano. Una curiosità: tra gli allievi del Ginnasio è ritratto Sava Kosanović, nipote di Nikola Tesla, che in seguito intraprese una carriera diplomatica. Questa fotografia ci è stata regalata da un discendente della famiglia Kosanović. Ricordiamo che Sava Kosanović, come unico erede di Nikola Tesla, trasferì da New York in Jugoslavia il lascito del genio di Smiljan”.
I busti dei personaggi illustri
Segue la cosiddetta stanza di Fumi nella quale si troveranno i busti dei personaggi che hanno lasciato un’impronta nella vita politica e sociale di Fiume: Lionello Lenaz, Pietro Scarpa, Antonio Grossich, Giovanni Cambieri, Giovanni Kobler, Giovanni Simonetti, Antonio Simonich e Alojz Bačić. Proseguiamo nella stanza dedicata all’industria farmaceutica e alimentare di Fiume, quest’ultima basata sulla produzione del riso e del cioccolato. Segue il segmento politico della mostra in cui vengono raccontati i tumultuosi decenni della prima metà del XX secolo e presentate le varie fazioni politiche attive a Fiume tra le due guerre. Dal soffitto della stanza pendono le varie bandiere: quella fiumana, dannunziana, ungherese, italiana, austroungarica e via dicendo, che simboleggiano i sette Stati che si sono susseguiti in questi territorio negli ultimi cent’anni.
Una stanza dedicata al Teatro
Al Teatro Nazionale Croato “Ivan de Zajc” è pure dedicata una stanza in cui si troverà la capsula del tempo rinvenuta nell’atrio del Teatro negli anni Settanta, il cartellone dello spettacolo d’inaugurazione dell’edificio del 1885, mentre il tutto sarà decorato dal velluto rosso. Vi sarà inclusa anche la storia del Teatro Adamich. La stanza adiacente racconterà la storia della musica leggera, del rock e del punk a Fiume. Un segmento buio dell’allestimento è la Seconda guerra mondiale e in quest’ambito è d’obbligo parlare anche dell’esodo della popolazione italiana. Vengono menzionati gli antifascisti croati e italiani che hanno perso la vita nel conflitto, ma anche gli esuli di maggior spicco come Marisa Madieri, Paolo Santarcangeli, Francesco Drenig, Anita Antoniazzo e altri. Hanno trovato il loro posto in questo segmento anche Riccardo Gigante e Giovanni Rubinich.
Fiume e il mondo

Le gare speedway all’epoca del Regno d’Italia

Nell’ultima stanza al primo piano, intitolata “Fiume e il mondo” viene presentato il segmento sportivo della città, con le prime gare automobilistiche nel 1929 da Abbazia al Monte Maggiore e le gare a Preluca e Grobnico. È oggi poco noto il fatto che a quell’epoca a Fiume gareggiava anche Toyo Marama, al secolo Adolfo Ivanicich, che organizzò la prima gara speedway nel territorio dell’allora Regno d’Italia nel 1931 e che, assieme a Plinio Galbusera, fondatore e titolare dell’unica fabbrica di motociclette da speedway in Italia all’epoca, costruì una motocicletta particolare in seguito esposta al Salone di Milano nel 1938. Al centro della stanza si troverà un globo terrestre e si potrà pure vedere una cartina del mondo con le rotte sulle quali viaggiavano le navi della compagnia di navigazione Jugolinija. L’ultimo segmento, con il quale si chiude l’allestimento al primo piano, è dedicato alla Guerra patriottica.
La storia del complesso Benčić
Proseguiamo al secondo piano, dove il percorso espositivo si concentra sulla storia del complesso Benčić, ovvero sulla compagnia che ha costruito lo Zuccherificio. Una parte della mostra presenterà la storia del tabacco, dove si potranno vedere oggetti legati alla produzione del tabacco a Fiume. La parte finale dedicata al complesso Benčić riguarda la sua produzione industriale nel corso dei secoli, dallo zucchero, al tabacco fino alla Fonderia e fabbrica macchinari, nella quale venivano prodotte eliche per motori navali e pompe Bosch.

Anversa, Vienna e Fiume

Il percorso espositivo al secondo piano si apre con la cronologia del complesso Benčić, seguito da una stanza dedicata ai fondatori e azionisti belgi, di Anversa, e italiani della Privilegiata compagnia di Trieste e Fiume che fondò lo Zuccherificio. Tra questi ci sono anche due donne, Aldegonde De Paoli Proli e Maria-Theresa Borrekens Moretus, nonostante a quell’epoca le donne non potessero occuparsi di imprenditoria ed ereditassero le compagnie soltanto dopo la morte del marito. All’epoca Anversa era un grande centro del commercio e i suoi imprenditori e banchieri portavano avanti i loro affari in tutto il mondo. Elargivano prestiti anche ai sovrani d’Europa. Ai tempi in cui Fiume e Trieste contavano circa diecimila abitanti, Anversa ne aveva 60mila.
Mascheroni e campanoni
Segue la stanza con i modellini bianchi dei tre complessi di produzione di zucchero disseminati in città: quello centrale, l’odierno Benčić, uno in Braida dove oggi sorge la Facoltà di Marineria e il terzo in Mlacca, nel punto in cui oggi si trovano ancora gli stabilimenti della Raffineria INA. Attraversiamo il corridoio e passiamo accanto al Salone delle Vedute e il cosiddetto Budoir nel quale i restauratori continuano a lavorare sui dipinti murali che qui saranno al centro dell’attenzione per cui in queste stanze non sono previsti grandi interventi per quanto riguarda l’allestimento. Giungiamo quindi in una delle stanze dell’ala orientale, dove sarà raccontata la storia del commercio di canna da zucchero e saranno esposti i mascheroni che decorano la facciata principale del Palazzo della direzione (che l’anno scorso sono stati scanerizzati e quindi riprodotti per potere essere esposti) e i pani di zucchero che venivano prodotti nel Zuccherificio fiumano. I pani di zucchero, i cosiddetti “campanoni” (molti saranno anche variopinti) e i mascheroni saranno i nuovi souvenir del Museo civico. Come spiegatoci da Dubrović, i pani di zucchero più grandi pesavano quattro chilogrammi.
Klimt sconosciuto
Le ultime stanze nell’ala orientale sono destinate alle mostre temporanee: la prima sarà la mostra “Klimt sconosciuto” che originariamente avrebbe dovuta essere allestita nel Cubetto, ovvero nella sede attuale del Museo civico, ma con il ridimensionamento del percorso espositivo a causa della pandemia è stato deciso di adattare l’allestimento agli spazi nel Palazzo. “Ci dispiace che non sia stato possibile realizzare la mostra di Klimt nel Cubetto secondo i piani originali, ma purtroppo la situazione non ce lo ha permesso. D’altro canto, la nuova sede dispone di migliori condizioni di sicurezza richieste per l’organizzazione di questo progetto espositivo”, ha osservato il direttore, aggiungendo che “con l’arrivo di nuovi contenuti in questa zona della città, nella quale dovrebbero sorgere anche degli alberghi, questo rione cambierà certamente e diventerà un nuovo nucleo cittadino. Con l’insediamento di enti culturali ci sarà bisogno di bar e ristoranti e ciò darà nuova vita a questa zona di Fiume”, ha concluso Ervin Dubrović. L’inaugurazione della nuova sede del Museo civico è prevista entro la fine di settembre.

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