Dodici mesi di foto: «Con l’Istria nel cuore»

Gianfranco Abrami ci racconta vita e passione

Il calendario 2021 di Abrami

Una persona semplice, umile e dall’animo nobile. Gianfranco Abrami, noto fotografo nell’Istria settentrionale, dopo il calendario dello scorso anno dedicato alle acque della penisola, ha voluto regalarcene uno, per questo 2021, che omaggia la sua ricca terra fertile, i cui frutti sono nutrimento essenziale per gli uomini e per gli animali.

“Terra generosa, nella quale poniamo le nostre radici e alla quale torniamo, sempre, nel ciclo della vita che si ripete immutato da secoli. ‘Con l’Istria nel cuore’, così s’intitola il calendario, arricchito da magnifici scatti che ritraggono uva, olive, frumento, bovini, anatre e galline, ma non soltanto, perché Abrami, nel suo smisurato amore per l’Istria voleva omaggiare pure le sue città marinare e i suoi paesi interni, raffigurati però con tagli diversi, seguendo l’estro e lo sguardo fotografico che il nostro autore possiede”, ha rilevato David Di Paoli Paulovich, presidente dell’Associazione delle Comunità istriane, ente per cui il calendario è edito.

 

Tra mare e campagna
Abrami è nato a Trieste alla vigilia di Natale del 1949, da genitori istriani. Il nonno materno, Piero Sodomaco, pescatore e contadino, vedovo di nonna Margherita, morta nel bombardamento del vaporetto “San Marco” nel settembre del 1944 e poi risposatosi con Valeria, abitava proprio dietro la piazza a Umago. I nonni paterni, Filomena e Giovanni Abrami, vivevano a Petrovia. Avevano cavalli, mucche (armente), asini (mussi), galline, tacchini (dindi), cani, gatti, saltuariamente anche pecore e capre e vari campi con diverse coltivazioni. Qui Abrami trascorreva l’estate, quindici giorni per Natale e altri otto per Pasqua.

Nel 2002, dopo aver ristrutturato la casa dei nonni, Abrami si è traferito a Petrovia e con curiosità e intraprendenza ha viaggiato nel Quarnero, in Dalmazia e fino al Montenegro decine di volte, mentre negli anni più recenti ha immortalato con il suo obiettivo anche l’Istria slovena, il Carso fino a Postumia, Idria e Tolmino. Finora Abrami ha scattato oltre 180mila foto, in particolare di chiese e castelli, immagini che arricchiscono 64 pubblicazioni tra libri, opuscoli, giornali e tesi di laurea, editi in Italia, in Slovenia e in Croazia. Ha inoltre svolto 67 conferenze di carattere storico, artistico e paesaggistico inerenti l’Istria e la Dalmazia. Senza dimenticare l’organizzazione di 31 gite d’istruzione in tutta l’Istria: nell’Alto Buiese per vedere i “boscarini”, lungo il fiume Quieto per parlare delle acque istriane, a Cherso e a Lussino per ammirare l’Apoxyomeno; nella zona di Visinada e di Montona con l’Associazione Nazionale Alpini di San Giorgio di Nogaro e in numerose località istriane e oltre con le istituzioni della Comunità Nazionale Italiana.

Gianfranco Abrami

Qui sei subito a casa
“Bianche pietre verso il blu del cielo, geometrie antiche, terra rossa e grigia, tramonti caldi e avvolgenti e sorrisi di bambini, di vecchi istriani, sorrisi che ti fanno sentire subito a casa e che di volta in volta ti fanno scoprire una terra bellissima: eterna, e sempre diversa, sempre nuova”, scrive Gianfranco Abrami nel calendario.

Ci racconta come tutto ebbe inizio nel 1997, quando accompagnò sua moglie alle Terme di Santo Stefano, nella valle del Quieto. Fu così che scoprì l’Istria interna, per lui fino a quel momento sconosciuta.

“Eh si, perché l’Istria di Umago, Buie, Cittanova, Parenzo e più di tutto l’Istria di Petrovia, Villania, Jezi, la frequentavo da quando avevo tre mesi, dalla prima volta che mia madre mi portò col vaporetto da Trieste a Umago e il giorno dopo a Petrovia. I miei genitori si erano sposati a Petrovia nel novembre del 1946 e dopo neanche un anno decisero di lasciare la casa dei genitori e di andare a vivere a Trieste. Fino ai sedici anni trascorrevo le vacanze tre volte all’anno a Petrovia. Ricordo ancora il sapore del pane che faceva la nonna, dell’olio d’oliva, delle uova fresche, del prosciutto, della pancetta, delle luganighe (salsicce), del pomodoro, della frutta raccolta dall’albero. E i giri per il Buiese assieme al nonno col carro o la carrozza o ‘el biroc’. Allora a Buie c’era ancora il mercato del bestiame e mentre nonno faceva affari io controllavo carro e cavalli. Poi, cresciuto, nonno mi comprò una sella e giravo a cavallo per i campi, lungo il torrente Patocco e anche a Umago. E ogni volta era un po’ triste tornare a Trieste, più che altro perché dovevo andare a scuola. La mia esistenza è stata una doppia vita, un po’ a Trieste, un po’ a Umago e adesso che son passati tanti anni, penso che sono stato fortunato il doppio, perché mi piaceva abitare anche a Trieste con i miei genitori. Ricordo che gli amici quando ritornavo a casa dicevano ‘xe tornà el s’ciavetto’, perché quando raccontavo delle vacanze, il parlare era pieno di parole sconosciute a Trieste, tipo ‘la piovina’ (l’aratro), ‘el tulaz’ (il corno di bue con dentro la pietra per affilare la falce), ‘el tigor’ (la stalla) e quando andavo a Petrovia quelli del paese dicevano ‘xe rivà el triestin, el talianuz’, perche’ a Trieste si diceva ‘mulo’ mentre lì si usava ‘picio’, racconta Abrami, fiero della sua famiglia e della sua terra.

Abrami a Petrovia nel 1964

Una vita… in giro
A 16 anni il padre gli comprò una Vespa e, avendo iniziato a lavorare, il periodo di permanenza in Istria s’accorciò. “Era bello comunque, anzi di più, perché con la Vespa andavo a Umago ad aiutare nonno Piero a pescare, anche se mi prendeva in giro perché mai ho imparato a remare bene e quando dovevo farlo nonno mi guardava e diceva ‘Cicio no xe per barca’. A Umago al ballo ho conosciuto Libera e nel settembre del 1972 ci siamo sposati nel Duomo di Umago, poi siamo andati in carrozza con i nonni fino a Catoro. Nel 1974 è nata nostra figlia Elena e tutti i fine settimana li abbiamo trascorsi in Istria e anche quasi tutte le ferie. La nonna morì nel dicembre del 1981, nonno Piero nel 1984. Nel maggio del 1991 nonno Giovanni vendette il cavallo e capii che stava per finire un’epoca; difatti morì nel dicembre dello stesso anno, a quasi 95 anni. Dopo pochi mesi iniziai a ristrutturare la casa. Mio padre morì neanche due anni dopo, mia madre nel 1998. Fu allora che iniziai a girare per l’Istria almeno due volte al mese durante i fine settimana”, racconta Abrami.

La pagina di febbraio con Chersicla, San Pietro in Selve e Vermo

Ritorno alle origini
Alla fine del 2002, dopo aver lavorato dieci anni tra la Fabbrica macchine di Sant’Andrea e alla Grandi Motori e altri 28 alla Facoltà d’Ingegneria dell’Università degli Studi di Trieste come tecnico, decise di andare a vivere a Petrovia. Persa la moglie, per malattia, restò solo.

“Ma la vita continua, così ho cominciato a girare anche nel Quarnero, in Dalmazia e fino al Montenegro. Ho conosciuto vari vescovi, oltre a quello di Parenzo e Pola, anche quelli di Cattaro, di Ragusa, di Đakovo e di Zara, che mi ha dato la medaglia d’oro”, ha concluso Gianfranco Abrami, grato per tutto ciò che la vita gli ha dato e che ha trasmesso al pubblico attraverso scatti affascinanti e originali.

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