IL CALAMO La maledizione del 2 nella profezia del 2020

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Nella simbologia tradizionale occidentale, il numero due racchiude in sé tutta la valenza oscura del dualismo. Rappresenta l’opposizione e il conflitto tra due forze antagoniste (si pensi al bene contro al male), è l’emblema delle ambivalenze contraddittorie (t’amo e t’odio), degli sdoppiamenti (l’alter ego, i cambi d’opinione, i doppi ruoli, forme di ubiquità e opportunismo), come pure dell’equilibrio che si raggiunge a seguito di un’evoluzione creatrice (il potenziale generativo della coppia, la gemellarità e la moltiplicazione come forma di unione e amicizia) che, però, può condurre anche ad un’involuzione disastrosa (per dirla con Aristotele, all’inerzia: si vuol fare una cosa, un’altra però le si oppone, allora o si procede con lentezza verso l’obiettivo, finendo con l’arrestarsi strada facendo, o si resta bloccati direttamente sul punto di partenza, senza progredire di alcunché). Ma quando ha valenza negativa, e quando positiva, il due? Le opposizioni che si creano tra elementi di diversa natura possono essere tanto contrarie ed incompatibili, quanto complementari e feconde. Secondo lo psicanalista francese René Allendy, il due è il “numero della differenziazione relativa”, il che, per noi oggi (tanto per restare in tema), è una contraddizione. Si distingue una cosa dall’altra, targando ciascuna con la propria etichetta, convinti di mettere ordine a questo mondo, per poi accorgersi che, in alcuni casi, queste stesse cose sono davvero diverse, mentre in altri si rivelano uguali o simili. Bel guaio. L’incapacità di distinguere, genera paralisi. Viene da chiedersi se sia questo il fine di chi, incapace di generare progresso (cioè sviluppo o evoluzione) proponendo idee e programmi, punti sull’ambivalenza per confonderci. Alcuni esempi su cui riflettere. Primo: la scrittrice Michela Murgia entra in un liceo romano (il Virgilio) per sostenere gli studenti che lo stanno okkupando.
Mentre riferisce di “femminismo e patriarcato che opprime la nostra società”, li rassicura sul fatto che questa sia “una delle esperienze più scolastiche, nel senso pedagogico del termine, che vi capiterà di fare”. Intanto, al liceo Caetani, gli studenti spaccano lavagne, rovesciano armadi, staccano maniglie e stracciano libri, usando banchi e sedie a mo’ di barricate per bloccare porte e finestre. Se stanno imparando qualcosa, è rivoluzione o educazione? Rispetto o disprezzo? Disambiguare è d’obbligo, non solo per la formazione dei pupilli, di cui gli adulti sono responsabili e per i quali si auspica una buona condotta con buon profitto, ma per le sorti della società futura di tutti loro (compresi i kasinisti) faranno parte un giorno. Il rappresentante dei presidi di Roma e del Lazio, Mario Rusconi, conferma al Messaggero che dalla media delle 25 occupazioni annuali degli anni passati, nel 2018 si sia passati a 10, con tendenza al calo nel 2019. Chi e perché, allora, ci tiene così tanto ad alimentare conflitti e disordini? Perché e col permesso di chi, la Murgia va a fare proseliti tra dei minori in minoranza (perché la maggior parte degli studenti, stando a quanto riferito dagli stessi presidi, è andata a lamentarsi con loro di non voler partecipare all’iniziativa), e, soprattutto, ne ha il diritto la Murgia, non essendo personale docente qualificato per tale scopo? Secondo: è da settimane, ormai, che si parla della violenza verbale delle Sardine in piazza (mentono giornali e giornalisti?), che Facebook ne ha oscurato il profilo (li sta boicottando?) e che numerose foto (ritoccate con Photoshop?) le ritraggono con in mano cartelli e striscioni intimidatori, contrassegnati da frasi di incitamento all’odio, alla rivalsa armata e persino alla morte di alcuni esponenti d’opposizione. Romano Prodi, con cui alcuni organizzatori delle Sardine sono connessi, a margine di un convegno a Firenze presso la Scuola Normale di Pisa dichiara che si tratta di “manifestazioni che esaltano la civiltà dei toni”.
O non capiamo noialtri, l’italiano degli slogan in piazza, o ci muoviamo su delle piazze disegnate a scacchiera, con pietre nere e pietre bianche alterne. C’è chi vede solo le prime, chi le altre. Terzo: la Chiesa si appella agli insegnamenti del Vangelo, incentrati su concetti come perdono, pace, amore per il prossimo ecc. C’è però un prelato, don Giorgio De Capitani, che da del pezzo di “emme” all’allora Ministro degli Interni. È una nuova forma di evangelizzazione, o trattasi di istigazione alla violenza? Di dialogo o di chiusura? Anche S. Francesco, in tempi ancora più bui, si recò nella tana del leone, dal feroce Saladino in Terra Santa. Ma nessuno dei due esternò epiteti simili con riferimento all’avversario, anzi. Non fu scontro, tra i due, ma incontro: il Sultano risparmiò i Cristiani (a condizione di prendersi Gerusalemme), mentre S. Francesco riformò la Chiesa (a condizione di vivere in umiltà: avere un cuscino di pietra, sotto al capo, certo non è come averne uno di piume d’oca, in appartamenti dotati di wifi), rinforzandola in quella spiritualità che le era venuta a meno. Quarto: due giovani poliziotti vengono freddati in Questura a Trieste da un malvivente sudamericano, mentre di fronte al carcere si forma un presidio, in cui i manifestanti gridano che i due militari “sono caduti facendo un servizio che danneggia la libertà”. Vogliamo la libertà di vivere gli uni con gli altri, rispettandoci a vicenda, o quella di ammazzare chi e quando ci pare? Strane dualità. L’armonia tra le parti, oggi, è diventata un’incognita. Tra meno di un mese ci ritroveremo nel 2020, dove il due sarà doppio. Dualità simbolica al quadrato, quindi. Chissà che non ci salvi la matematica, dopo la deriva di logica, etica e buon senso, magari con un logaritmo.

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