Fiume dice «no» ai vandali

Pesanti minacce ispirate da attacchi terroristici ai giornalisti, patrimonio pubblico devastato dai vandali, manifesti elettorali deturpati da scritte e simboli inneggianti a regimi condannati dalla storia… L’elenco ovviamente non è esaustivo, ma già questo breve estratto invita alla riflessione. Sono dei flash che raccontano alcuni dei fatti di cronaca successi nelle scorse settimane a Fiume. A ognuno di questi sono seguite ferme condanne da parte delle autorità e dei cittadini, che non hanno mancato di dirsi inorriditi. Il concetto di fondo, espresso con formule diverse, è stato uno solo: lo slogan Porto delle diversità non è una frase fatta, è uno stile di vita che si esprime nel rispetto dell’essenza stessa della Città che ha il multilinguismo, il multiculturalismo, l’apertura nei confronti dell’altro e del diverso iscritti nel DNA. Fiume dunque non ci sta a essere indicata come una Città-caso, un luogo in cui si diffonde la negatività e che non ha saputo trasmettere la capacità di comprendere la storia. E fa bene.
Orgogliosa delle sua peculiarità, Fiume è consapevole del suo patrimonio rappresentato da un percorso storico quasi unico che le ha dato in eredità un mosaico di culture, lingue, identità… Peculiarità che vanno raccontate in modo fermo e deciso in ogni occasione per riaffermare le positività e farle diventare bene comune. Ripeterlo senza timori di diventare ripetitivi è utile e forse anche necessario considerato che né l’assurdità dei messaggi lasciati dai writer né la ripetuta stigmatizzazione dei loro gesti sono bastate a far prevalere in tutti il buon senso.
Lo si è visto giovedì quando il centro cittadino è stato invaso dai maturandi che in modo più o meno consono hanno voluto festeggiare la fine delle lezioni. Alcuni tra loro, infatti, non si sono fermati alle solite goliardate ritenendo, evidentemente, che lanciare farina o gavettoni, divertirsi e infastidire il prossimo con le pistole ad acqua e fare abuso di alcol non siano gesti sufficientemente “eroici”. Hanno voluto spingersi oltre. Peccato che tra tutte le gesta alle quali potevano ispirarsi abbiano scelto di attingere a una fonte antieroica per definizione e scandire slogan ustascia. Una scelta che lascia basiti e che solleva parecchie domande: perché? chi ha sbagliato, come e quando? che cosa sta succedendo alla Città che scorre e aspetta di rilevare da Matera lo scettro di Capitale europea della Cultura?
Domande che si è posto anche il sindaco Vojko Obersnel, che senza fare giri di parole ha detto: “Nel mio ruolo di sindaco di Fiume mi vergogno dei maturandi fiumani che nei pressi del Monumento alla libertà e lungo il Corso hanno scandito vergognosi slogan ustascia. Mi vergogno e mi chiedo che cosa abbiano fatto negli ultimi 18 anni i loro genitori e che cosa abbiamo fatto tutte le persone incluse nel mondo dell’educazione e dell’istruzione. Questi giovani hanno trascorso la maggior parte della loro vita in questi due ambienti”. Si è anche rivolto alla Polizia chiedendo l’avvio delle indagini del caso e l’individuazione degli autori dei gesti ignobili perché “i giovani sono il futuro e credo – ha rilevato – di non essere l’unico a chiedermi quale sarà il mondo disegnato dai giovani che guardano con nostalgia a un movimento e a un periodo storico in cui le persone venivano uccise a causa della loro appartenenza religiosa, nazionale o delle loro opinioni“.
Un mondo triste, viene da dire, e non rimane altro che suggerire a questo gruppo di giovani di trovare altri modi per sentirsi grandi, magari facendosi ispirare da quei loro coetanei che, sempre a Fiume, per celebrare l’addio alla Scuola media superiore hanno scelto di donare per la prima volta il sangue, portare generi alimentari al Negozio sociale o alla Caritas della Parrocchia di Sant’Anna di Gornja Vežica, regalare una carezza ai cuccioli abbandonato affidati alla Società per la protezione degli animali, contribuire a rendere più accogliente il rifugio per senzatetto… dimostrando di scelta in scelta che un futuro creativo, propositivo e possibile c’è. In alternativa potrebbero prendere in mano un libro. Leggendo si impara anche che i crimini ustascia – per usare le parole dall’ex ministro della Cultura, Zlatko Hasanbegović – “sono il peggior fallimento morale registrato nella storia croata, la cui ombra e il cui spirito maligno continuano ad aleggiare sul popolo”. Certo, non tutti sono amanti della lettura, ma nemmeno questo è un ostacolo insormontabile. Si può ad esempio vedere un film. E qui la Città potrebbe facilitarli, ad esempio organizzando la proiezione del Pianista di Roman Polanski o della Lista di Schindler di Steven Spielberg – che valse a Branko Lustig uno dei due Premi Oscar vinti nella sua carriera costruita nel mondo del cinema dopo essere sopravvissuto all’Olocausto. Un’esperienza indelebile come quel numero tatuato sul suo braccio che non ha mai voluto cancellare “perché – ha detto – non desidero dimenticare che cosa ho visto ad Auschwitz e a cosa sono sopravvissuto“. Una data buona per una proiezione all’aperto potrebbe essere il 23 agosto, Giornata europea di commemorazione delle vittime di tutti i regimi totalitari e autoritari…

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