Centro Marišćina. Un progetto «politico»

“Se nell’arco dei prossimi sessanta giorni il degasaggio non produrrà i risultati sperati, il Centro Marišćina chiuderà provvisoriamente fino a che non avremo individuato una soluzione definitiva. Questo procedimento ha comunque le proprie tempistiche e bisogna vedere se funzionerà. Se ciò non sarà sufficiente, procederemo con altri tipi d’intervento. Nei prossimi sette giorni, dopo una serie di nuove misurazioni dei valori di acido solfidrico, sapremo in che direzione stiamo andando e se sarà il caso di continuare con le misure adottate. Circa un mese fa ho fatto una promessa e intendo mantenerla. Ora ribadisco che farò il possibile affinché questo problema venga risolto nel migliore dei modi. Per il momento non vedo altre soluzioni per cui chiedo ai cittadini e all’Unità di crisi di avere ancora un attimo di pazienza. Voglio essere ottimista e pensare che il degasaggio produrrà effetti positivi. Se ciò non succedesse, decreterò il divieto assoluto dell’attività del Centro”.

Una patata bollente

Parlava così, esattamente due mesi fa, in piena crisi Marišćina, il ministro dell’Ambiente, Tomislav Ćorić, durante un incontro con gli attivisti dell’Unità di crisi ambientale (KESM), che da anni combattono contro l’attività dell’impianto ritenendola fortemente nociva. Oggi, allo scadere dei due mesi annunciati dal ministro, la situazione sembra essere la stessa, anzi, secondo la KESM, sarebbe pure peggiorata. “Una patata bollente che, guarda caso, proprio ora, allo scadere dei sessanta giorni dalla promessa fatta, il Ministero dell’Ambiente ha deciso di passare all’azienda Ekoplus, responsabile del funzionamento del Centro Marišćina, o meglio al suo nuovo direttore, Miodrag Šarac, dal quale sinceramente non ci aspettiamo granché visto che non si è mai detto contrario alla costruzione dell’impianto”. Ad affermarlo ieri è stato Josip Katalinić attivista della KESM, nel corso di una conferenza stampa convocata per informare l’opinione pubblica sugli ultimi risvolti del caso.

Piccola vittoria

“La decisione del Tribunale amministrativo di annullare l’autorizzazione integrata ambientale (AIA) per l’attività del Centro, ovvero il documento che autorizza l’esercizio di un’installazione a determinate condizioni che garantiscono la conformità alla prevenzione e alla riduzione integrate dell’inquinamento, ha soltanto confermato che finora abbiamo sempre avuto ragione nelle nostre affermazioni – ha spiegato Katalinić –. Dopo quasi cinque anni di processo, la Corte ha ritenuto infatti illecito il rilascio dell’AIA, in quanto priva del necessario Studio d’impatto ambientale con il relativo rapporto sullo stato del suolo, del sottosuolo e delle falde acquifere. Il verdetto rappresenta per noi una piccola vittoria e ci dà ragione, seppur per il momento soltanto in parte, in quello che stiamo ripetendo da anni, e cioè che il Centro regionale per la gestione dei rifiuti è un impianto altamente obsoleto e in totale contrasto con quelle che sono le norme ambientali europee. Con le sue attuali modalità di funzionamento si riduce a essere più una grande discarica all’aperto che un impianto d’ultima generazione per un corretto smaltimento dei rifiuti, che al giorno d’oggi dovrebbe prediligere la raccolta differenziata e il compostaggio”.

Nodi al pettine

Gli attivisti della KESM hanno voluto più volte ribadire che quello del Centro Marišćina è stato dall’inizio un mero “progetto politico“, volto a “riempire le tasche di qualcuno“. “Un’onda che hanno cavalcato negli anni sia l’HDZ che l’SDP, senza pensare alle conseguenze. Medesimo discorso vale per l’impianto istriano di Castion, anch’esso, a nostro avviso, altamente nocivo”, ha affermato ancora Josip Katalinić, aggiungendo poi che “tutti i nodi stanno finalmente venendo al pettine”.

A rischio le sorgenti d’acqua potabile?

“Anni fa avevamo ventilato l’ipotesi che le cassette per interramento di cui dispone il Centro a un certo punto non avrebbero più retto, ovvero sarebbero diventate incapaci di contenere tutti i rifiuti sopraggiunti nel tempo. Credete che qualcuno abbia pensato a come risolvere la questione in maniera ottimale? Tutt’altro. Secondo le informazioni, seppur ufficiose, di cui disponiamo, l’Ekoplus avrebbe disposto il foramento delle cassette. Ciò significa che le sostanze nocive sprigionate dai rifiuti – ha avvertito infine l’attivista – a breve andranno a riversarsi immancabilmente nelle falde acquifere, contaminando le sorgenti d’acqua potabile di cui noi tutti fruiamo”.

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