Isola Calva: arriva la guida storica

A illustrarla, ieri all’Export, l’autore e coordinatore del programma «Cultura del ricordo», Boris Stamenić, il coautore della guida Vladi Bralić e Darko Bavoljak

Grande interesse di pubblico per la storia dell’Isola Calva

L’Isola Calva (Goli Otok) è la più nota isola disabitata croata. Nella seconda metà del XX secolo sull’isola si trovava un campo per l’internamento dei dissidenti politici, successivamente trasformato in prigione. Gli edifici che tuttora vi si trovano sono un macabro ricordo del passato e ultimamente rappresentano un’attrazione turistica decisamente lugubre. L’interesse dei visitatori non è bastato a indurre le istituzioni alla conservazione dei resti architettonici e di altro tipo dell’isola, che negli ultimi decenni si stanno deteriorando sempre più. Il nome dell’Isola Calva continua a rimanere un sinonimo di repressione e totalitarismo.

La presentazione di una guida storica – virtuale e cartacea – dell’Isola Calva è avvenuta ieri pomeriggio nell’ex magazzino dell’Exportdrvo, non soltanto per dare un omaggio alla cultura del ricordo legata a questa località, ma anche per presentare i risultati scientifici di alcune ricerche effettuate dall’ufficio zagabrese della Fondazione Friedrich Ebert e del Documenta – Centro per lo studio del passato.
A partecipare alla presentazione e alla discussione che ne è seguita sono stati l’autore della guida e coordinatore del programma “Cultura del ricordo” del Centro Documenta, Boris Stamenić, il coautore della guida l’architetto Vladi Bralić e l’artista Darko Bavoljak.

All’apertura erano presenti pure il sindaco Vojko Obersnel e il vicesindaco Marko Filipović. Sanja Bojanić, dell’Università fiumana, ha fatto da moderatore. Obersnel ha salutato l’iniziativa di rispolverare i periodi più difficili e dolorosi della nostra storia.

L’Isola Calva

“L’Isola Calva è un tema controverso ancor oggi e anche se conosciamo l’isola, poco sappiamo del campo di prigionia che vi era collocato – ha esordito Obersnel -. Il progetto di Fiume CEC 2020 è stato un’occasione per affrontare e accettare tutti gli aspetti della nostra storia, in modo da non ripetere gli errori del passato. Vorrei che questo tema desti soltanto il dieci per cento dell’interesse mediatico e di altro tipo, di quanto abbia attirato la stella rossa sul grattacielo fiumano. Sono del parere che nessun tema debba essere taciuto e nascosto, ma penso sia una nostra grande responsabilità parlare del passato per apprezzare maggiormente la libertà di oggi” ha concluso.

Il primo intervento della conferenza è stato quello dell’architetto Vladi Bralić, il quale ha parlato dell’architettura degli edifici, ma anche della singolarità del campo di prigionia, unico al mondo per il suo carattere (ri)educativo. Il campo aveva una gerarchia interna di autogestione tra i prigionieri, illustrata nel dettaglio da Bralić.

Boris Stamenić, responsabile del programma “Cultura del ricordo” e autore della guida, ha parlato della componente etnica dei prigionieri. “Sull’Isola Calva – ha aggiunto – era imprigionato un grande numero di italiani, come testimonia Giacomo Scotti in alcuni dei suoi scritti”.


L’artista Darko Badoljak ha parlato della raccolta di materiale d’archivio. Il campo era segreto e non esistono fotografie d’epoca del periodo che va dal 1949 al 1956. Alla fine è stato riscontrato un elenco di prigionieri e qualche foto, ma le prove sono irrisorie se pensiamo al materiale riscontrato nei campi nazisti. “Nonostante tutto la cultura del ricordo si è mantenuta – ha concluso Bavoljak – e ci restano le memorie dei sopravvissuti e i libri e le opere degli artisti che hanno testimoniato le esperienze dei prigionieri politici.

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