Arena. Quando le sedie fanno concorrenza alle mura

Teatro suggestivo, ma per la platea c’è da piangere

La platea “vintage” dell’Anfiteatro romano

Sarà anche il teatro estivo più suggestivo della penisola, ma la sua platea rimane un disastro, per cui, dopo l’Inno alla gioia, due melodrammi, la rassegna cinematografica e le canoniche lotte dei gladiatori moderni che hanno sempre salva la vita, ci viene spontaneo da dedicare su queste colonne anche un modesto carme in omaggio alle leggendarie seggiole in plastica del venerando anfiteatro romano. Seggiole pari in eleganza a quelle dello stadio comunale e pari in comodità ai ceppi di alberi abbattuti, tanto che, in paragone, anche quelle degli autobus delle linee suburbane sembrano poltrone regalo rivestite in finissimo velluto degno della Corte di Vienna. Ebbene, le seggiole che formano la platea dell’Arena di Pola sono un modello la cui origine si perde nella notte dei tempi. Chi è più avanti con l’età ricorderà ancora quelle di color arancione, come si usava un tempo, poi soppiantate dal più moderno azzurro, benché la forma del seggiolino sia rimasta inalterata.
A un certo punto le hanno sostituite perché quelle vecchie erano andate in pezzi, senza tuttavia preoccuparsi di acquistare qualcosa che si possa effettivamente chiamare sedia. Niente da fare, con tutti i miliardi che girano in estate in questo anfiteatro, i suoi posti a sedere sono ancora arredo e corredo da poveracci. Passare un’ora a sentire una sinfonia, due ore a vedere un film, oppure (Dio ci salvi) tre ore e tre quarti per vedere un’opera di Giuseppe Verdi, è scontato che ci vadano di mezzo articolazioni, giunture, cartilagini, tendini, rotule, spina dorsale, scapole, clavicole, cervicale e anca. È assicurato anche che peggiorino l’ernia del disco, la condropatia, l’artrite, l’osteoartrite, i reumatismi e tutte le altre possibili sofferenze dell’apparato locomotorio che, dopo una splendida serata passata in Arena, è buono soltanto per salire in autoambulanza. E visto che poi anche queste seggiole cominciano ad andare lentamente in frantumi (qualche rovinosa caduta a terra è già stata documentata), si spera che al prossimo acquisto chi di dovere consideri seriamente la possibilità di cambiare modello. Quello degli anni Cinquanta del secolo scorso è davvero superato.

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