Zilli-Crs. Sentenza di primo grado: il licenziamento non è a norma di legge

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Zilli-Crs. Sentenza di primo grado: il licenziamento non è a norma di legge

Ottiene una prima risposta giudiziaria la vicenda relativa al licenziamento di Silvano Zilli dal Centro di ricerche storiche di Rovigno. La sentenza di primo grado emessa dal Tribunale comunale di Pola e firmata dal giudice Milena Blagonić stabilisce che la Delibera del 27 maggio 2020 che risolve il Contratto di lavoro a tempo indeterminato stipulato in data 11 ottobre 2006 per giustificati motivi oggettivi non è legale né ammissibile. La sentenza stabilisce pure che il rapporto di lavoro di Silvano Zilli al Crs di Rovigno è risolto giudizialmente in data 27 settembre 2020 e che il Crs di Rovigno è tenuto a risarcire Zilli per il danno subito versando l’importo di 67.035,36 kune (al quale vanno sommati gli interessi legali a decorrere dal 28 settembre 2020) e a pagare le spese processuali (5.625 kune e gli interessi legali maturati). Contestualmente, stando a quanto stabilito dal giudice, Silvano Zilli deve versare al Crs di Rovigno l’importo di 61.814,34 kune (incrementato degli interessi legali a decorrere dal 2 ottobre 2020) a titolo di restituzione dell’indennità di fine rapporto. Il termine per l’adempimento degli obblighi finanziari è stabilito in 15 giorni. Trattandosi di una sentenza non passata in giudicato, entrambe le parti possono ricorrere in appello al Tribunale regionale competente.

Si ricorda che il caso sottoposto all’attenzione dei giudici e riguardante il licenziamento di Silvano Zilli – già presidente della Giunta esecutiva dell’Unione Italiana e in più mandati consigliere dell’Assemblea dell’UI –, come riportato dal nostro quotidiano nel giugno del 2020, su iniziativa di Gianclaudio Pellizzer fu oggetto di discussione in sede di sessione ordinaria dell’organo assembleare dell’UI alla presenza del direttore del Crs, Raul Marsetič.

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