Salvore, siluro rinvenuto nella rete del peschereccio

In mare anche granate e munizioni, come queste rinvenute a Salvore

SALVORE | Pur essendo un mare piccolo, l’Adriatico continua a restituire ordigni bellici della Prima e della Seconda guerra mondiale. Domenica notte, nella rete a strascico del peschereccio Esky di Salvore è finito un siluro che è stato sganciato assieme alla rete a 11,5 miglia al largo di Salvore.
Ieri mattina, lunedì, il motopeschereccio è ritornato sul posto, dove il sommozzatore Vedran Vižintin, ha tagliato la rete in modo da liberare l’ordigno.

Il pericolo del tritolo

Si tratta di ordigni che si trovano in fondo al mare da oltre 70 anni e che rappresentano sempre un pericolo, soprattutto quando al loro interno hanno ancora del tritolo, come nel caso delle mine antinave o dei detonatori al fulminato di magnesio, molto sensibili. Il siluro è stato individuato dopo che la rete è stata issata dietro alla poppa della barca, a circa cinque metri sotto la superficie del mare. A quel punto c’è poco da fare, soprattutto di notte; l’ordigno va sganciato e la sua posizione segnalata alla Questura di Pola.
E così è stato fatto dal capitano dell’Esky Danilo Latin. Interessante notare che solo sei, sette anni fa, lo stesso peschereccio, ma in quel caso a 3,5 miglia dal porto di Umago, in prossimità di una motosilurante tedesca capovolta e chiamata dai pescatori “la ribaltada“ aveva rinvenuto un altro siluro che, dopo lo sfregamento del metallo sul fondale sembrava quasi fosse appena uscito di fabbrica.

Riprende l’attività degli artificieri

Intanto, con la primavera è ripresa lungo la costa umaghese l’attività degli artificieri del Ministero degli Affari interni per neutralizzare gli ordigni residui della Seconda guerra mondiale. Si tratta di grandi bombe aeree del peso di diversi quintali, di mine antinave e di siluri che spesso vengono rinvenuti dai pescatori con le reti a strascico. Alla fine del secondo conflitto mondiale, quando in queste zone erano iniziate le operazioni di sminamento da parte dei britannici, molti pescatori si azzardavano a recuperare gli ordigni per svuotarli del loro contenuto e vendere poi gli involucri metallici delle bombe come ferro vecchio. A quei tempi ci si arrangiava così, sfidando la morte, purtroppo anche per fame.

Ordigni e relitti

Fra le 3 e le 10 miglia di distanza dalla costa umaghese ci sono ancora in fondo al mare almeno una quindicina di relitti di navi, aerei, motosiluranti, affondati ai tempi della guerra dagli alleati e che sono ancora carichi di munizioni. Nemmeno la Polizia sa l’esatta ubicazione di alcuni relitti. Spesso, invece, a conoscerla sono i pescatori che con le reti a strascico scandagliano i fondali di questa parte dell’Adriatico di giorno in giorno. È noto, ad esempio, che i resti di una motosilurante tedesca che ha ancora i siluri nelle canne di lancio, si trovino a tutt’oggi al largo di San Lorenzo. Il fatto è che mai il problema della bonifica delle acque era stato affrontato in modo sistematico, poiché per farlo era indispensabile un impegno costante, personale specializzato e considerevoli risorse economiche. E non va dimenticato che a sganciare i siluri non erano solo sommergibili e motosiluranti ma anche aerei.

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