Protezione civile e soccorso alpino Il sistema fa acqua da tutte le parti

Goran Žiković

L’Assemblea della Regione litoraneo-montana ha approvato all’unanimità le proposte per i premi regionali per il 2017. I premi Opera omnia verranno assegnati a Pavao Komadina e Bože Mimica. Komadina verrà premiato per lo sviluppo dell’istruzione nel campo della marineria, per l’apporto scientifico allo sviluppo del settore e per i progetti imprenditoriali. Mimica, invece, si è valso il riconoscimento per l’importante contributo alla cultura, alla storia della scienza e alla numismatica mondiale.

Il premio annuale andrà alla Società artistico culturale Učka, per la conquista della medaglia d’oro nella categoria folclore alla gara internazionale di cori che si è svolta a San Pietroburgo. Anche Jonatan Lerga otterrà lo stesso premio, per il progetto legato all’implementazione degli algoritmi di frequenza temporale negli studi biomedici che hanno portato alla pubblicazione di sei saggi scientifici.
Inoltre, in base alla decisione dell’Assemblea regionale, quest’anno verrà assegnato nuovamente anche il titolo di cittadino onorario della Regione, che andrà ad Anton Tus.
Un ulteriore riconoscimento verrà assegnato all’Istituto regionale di salute pubblica, per la pubblicazione della 60.esima edizione della loro rivista sulla salute della popolazione, che verrà presentata il 6 aprile nel Palazzo del governo.

Sicurezza in primo piano

Il punto successivo, invece, ha generato una lunga e accesa discussione, in cui la diversità di vedute ha fatto emergere dei problemi concreti, sui quali alla fine entrambe le parti hanno convenuto che sarà necessario lavorare. Esso riguardava il resoconto sul lavoro svolto dalle Unità d’intervento nel 2017 e una proposta di piano di sviluppo di tutte le Unità che operano sul territorio regionale per il 2018.
La questione più importante emersa durante la discussione riguardava tutta una serie di problemi nei quali è incappata la Protezione civile. “Sono volontario della Protezione civile di Abbazia da un paio d’anni e quindi posso raccontarvi in prima persona cosa sta succedendo. Noi sulla carta siamo in 33, ma all’ultima esercitazione che è stata convocata l’anno scorso eravamo presenti soltanto in cinque, tra cui due che non risiedono più ad Abbazia. Mi chiedo cosa potremmo fare in così pochi, in caso di calamità naturale”, ha affermato Mario Alemijević (Akcija mladih).

Problemi con la Protezione civile

La risposta è arrivata da Matko Škalamera, a capo della sezione di Fiume della Direzione nazionale per la protezione e il salvataggio. “Le modifiche della legge sulla protezione e il salvataggio avvenute nel 2015 hanno fatto sì che le unità di Protezione civile non siano più sotto il nostro controllo, bensì dipendano dal rappresentante dell’unità di autogoverno locale, ossia dal sindaco o dal presidente di Regione. Questo ha portato ad alcuni vantaggi, ma ha causato una marea di danni collaterali, fra i quali un indebolimento dell’organizzazione e del senso del dovere. Ora noi non abbiamo più il potere di convocare esercitazioni, di addestrare i volontari né tanto meno di mobilitarli in caso di bisogno. Con la nuova legge tutte queste mansioni ricadono sui sindaci e presidenti di Regione. Per quanto riguarda la Regione la situazione è molto buona, perché Marko Boras Mandić – in qualità di vicepresidente della Regione – si sta occupando di tutto come se fosse uno dei nostri, ma se prendiamo singolarmente i vari Comuni e le Città non è così. Ci sono dei casi isolati in cui il sistema funziona, ma a livello generale la situazione è preoccupante e diventa tragica nel Gorski kotar, dove si è voluto creare delle unità pro forma”, ha dichiarato Škalamera.

Il Soccorso alpino

Ines Strenja Linić (Most) ha voluto fare i complimenti a tutte le Unità d’intervento, affermando che il loro è un compito ingrato, perché quando tutto funziona nessuno si accorge della loro presenza e non li ringrazia, mentre quando le cose vanno male sono i primi che vengono criticati. “Credo che dovremmo valorizzare maggiormente il loro lavoro, soprattutto quello del Soccorso alpino. Ricordiamoci che questi ragazzi sono tutti volontari e che per salvare la vita della gente spesso devono assentarsi dal lavoro e partecipare ad azioni di addestramento nei fine settimana. Le 270mila kune che assicuriamo per il servizio sono troppo poche, nel prossimo bilancio dovremo aumentare questa cifra”, ha dichiarato Strenja Linić.
Anche Boras Mandić, durante il suo intervento conclusivo, ha avvalorato questa tesi, sostenendo che si debba contribuire di più al budget del Soccorso alpino, in quanto i loro interventi si svolgono sempre su terreni impervi.
Anche Franjo Butorac si è detto d’accordo per un aumento dei finanziamenti e ha proposto di fare pagare i salvataggi in alcuni casi. “Assistiamo sempre più spesso a interventi di salvataggio di persone che si sono avventurate in montagna con le infradito, oppure che si sono perse nella neve senza possedere una mappa o qualunque altro strumento di navigazione. Non ha senso spendere enormi risorse pubbliche per salvare questi stolti, dovrebbero essere loro stessi a pagare”.
Igor Petričić, segretario dell’unità di Fiume del Soccorso alpino, ha accolto con un sorriso i discorsi sull’aumento dei fondi per il salvataggio su terreni impervi, aggiungendo però un altro punto di vista. “Se il vostro intento è quello di aiutare i volontari, ossia le persone che realmente lavorano sul territorio, un aumento di budget non è il modo migliore per ottenerlo. Questi mezzi infatti rimangono in dotazione alla caserma, che li usa per rinnovare l’attrezzatura, per organizzare esercitazioni e per altre attività di questo tipo, non per pagare le persone, il cui lavoro è sempre volontario. Una cosa che si potrebbe fare è pensare a un sistema di agevolazioni fiscali, che renda i membri del Soccorso alpino particolarmente interessanti per i datori di lavoro”, ha affermato Petričić.

Polemiche sull’intervento dell’esercito

Dinko Beaković (HDZ) si è lamentato dell’intervento di Boras Mandić e dell’altro vicepresidente della Regione, Petar Mamula, in occasione dell’ultima allerta maltempo verificatasi in Gorski kotar. “Siete stati molto duri con il sindaco di Delnice, Ivica Knežević, la cui unica colpa è stata quella di cercare di proteggere i cittadini. Avete criticato l’intervento dell’esercito e non avete mobilitato le vostre unità, che sono arrivate in ritardo e impreparate”, ha dichiarato Beaković. Alle sue affermazioni ha parzialmente già risposto Škalamera, ma Boras Mandić ha comunque voluto replicare. “Se le Unità d’intervento non si sono mobilitate immediatamente il primo responsabile è proprio il sindaco di Delnice, che per legge è l’unico che ha il potere di farlo. L’esercito, invece, ha una sua gerarchia, che in quel caso il sindaco ha violato”, ha affermato Boras Mandić.
A concludere la discussione è stato Marko Mataja Mafrići (SDP), il quale ha messo in evidenza il fatto che poco prima dell’inizio della discussione di questo punto all’ordine del giorno il sindaco di Delnice abbia abbandonato la seduta. “In questo modo Ivica Knežević ha dimostrato di avere sbagliato in quell’occasione, tanto che ora ha preferito lasciare la sala piuttosto che subire le giuste critiche“, ha concluso Mataja Mafrići. In conclusione entrambi i documenti presentati nell’ambito di questo punto sono stati approvati: i resoconti all’unanimità e il piano per il 2018 con 38 voti a favore e uno astenuto.

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