Muti testimoni del passato industriale

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Muti testimoni del passato industriale
L’impianto di ventilazione nel parco di fronte allo stadio dell’Orijent. Foto: GORAN ZIKOVIC

Fiume è una città piena di risorse. Scavando nel suo passato, leggendo i materiali d’archivio, parlando con le persone, si vengono a scoprire storie, luoghi e racconti a dir poco affascinanti, piuttosto che bizzarri, non noti neanche a molti residenti. Tra questi vi è quella relativa ai due camini, o “pozzi d’aerazione”, costruiti nel 1900, in seguito all’edificazione della galleria di Sušak, che attraversa gran parte delle zone di Crimea, Vojak e Tersatto, i cui due estremi si trovano il primo sotto la SE Pećine, vicino all’entrata nel tunnel della statale D404 (nel corso della cui costruzione è stata scavata la più nota e, probabilmente, la più grande stalattite dell’area fiumana collocata, successivamente, in uno spiazzo erboso, sotto la sunnominata scuola) e l’altro nelle adiacenze dell’ente elettroenergetico croato HEP, a Crimea.

Due «camini che fumano»
Le autorità ungheresi hanno sempre aspirato ad aprirsi degli sbocchi verso il mare per cui, nel periodo della loro dominazione nel capoluogo quarnerino, le Ferrovie statali costruirono, nel 1865, il tracciato ferroviario Budapest-Zagabria-Karlovac, la cui corsia per Fiume fu aggiunta e messa in funzione nel 1873 avvalendosi, in tal modo, del titolo di brillante porto ungherese dell’Impero asburgico. Con il tempo, il traffico divenne più assiduo, frenando quello ferroviario i cui treni, per raggiungere i terminal di Brajdica e Delta, dovevano attraversare la costa fiumana. Fu, quindi, necessaria, a detta degli esperti, la realizzazione di una diramazione tramite la quale portare le merci direttamente ai magazzini ubicati nei succitati spazi, ragione per cui si decise la costruzione di una galleria. La stessa portò, nel 1897, alla conseguente edificazione della stazione ferroviaria nella zona di Sušak divenuta, a seguito della nascita di due città in due Stati diversi, anche quella principale. I lavori del tunnel, costruito a forma elicoidale causa l’angustia del terreno e la grande altezza, furono completati il 27 marzo del 1900. All’epoca, con i suoi 1.873 metri, era il più lungo nel suo genere (quello del San Gottardo raggiungeva i 1.560 metri). Considerato che le locomotive venivano alimentate a carbone, il problema della ventilazione delle gallerie per lo smaltimento dei gas di scarico prodotti dalle stesse si presentò sin da subito di grande portata. Tra i rimedi da adottare per far fronte all’inconveniente, si optò per la costruzione di due pozzi di sfogo, ancora oggi esistenti, vere e proprie testimonianze del patrimonio industriale della città. Il primo, all’altezza di 977 metri dalla galleria, sorge all’entrata del Parco degli eroi di Tersatto e l’altro, a 1.644 metri d’altezza dalla stessa, in un parco giochi di fronte allo stadio dell’Orijent, sul quale è ancora osservabile la porta d’ingresso, tutta realizzata in roccia, la quale serviva per la manutenzione del camino. In seguito, i due impianti (con le griglie alle sommità) avevano rivelato un’efficacia modesta, quasi nulla, resa anche incerta dalle condizioni locali di temperatura, vento e pressione atmosferica.

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