Ivaniš: «Fiume deve puntare sull’industria moderna»

A ruota libera con Nikola Ivaniš, candidato sindaco dell’Alleanza litoraneo-montana (PGS) alle prossime elezioni amministrative

dr. Nikola Ivaniš Foto: ŽELJKO JERNEIĆ

“Quella a cui stiamo assistendo è una campagna elettorale fiume, di cui i primi segnali sono partiti già a dicembre, a ben sei mesi dalle elezioni e che ci è stata imposta dai candidati… esordienti, che devono appena farsi conoscere all’opinione pubblica. Gli esperti del campo con cui spesso discuto di politica, mi dicono: ‘Per te è facile, sanno tutti chi sei’, ma suggeriscono pure di mantenere una certa riservatezza e di evitare di assillare i cittadini con una corsa alle amministrative così lunga. Non posso che trovarmi d’accordo con questo concetto: che cosa volete che vi racconti di nuovo di me, tranne che il mio programma elettorale avrà un certo peso? Ho già avuto modo di presentare ufficialmente alcune delle linee programmatiche che intendo adottare e che sono ancor sempre al vaglio del mio team, il quale deve appena definirle. Quindi le valuterò anch’io e sicuramente le snellirò in determinati punti. Non ho davvero intenzione di tartassare a oltranza gli elettori. Sarebbe inutile”.

 

 

Nikola Ivaniš, candidato sindaco del PGS (Alleanza litoraneo-montana) – di cui nel 1990 è stato uno dei fondatori e di cui oggi è presidente onorario –, esordisce così durante un’intervista per il nostro quotidiano, volta a presentarlo sotto un altro aspetto, che non sia quello di attuale vicesindaco, o di rinomato gastroenterologo con 27 anni di attività in proprio (è titolare di un Policlinico privato a Zamet ed è stato uno dei fondatori di Medico), o di docente alla Facoltà di Medicina di Osijek, o ancora, di ex deputato al Sabor dove ha militato per 12 anni. Il nostro colloquio verte sul piano delle prossime amministrative del 16 maggio, che lo vedono in corsa per la poltrona più “calda”, quella occupata dall’uscente Vojko Obersnel, uno dei sindaci più longevi con i suoi 21 anni di servizio e alla quale Ivaniš ambisce per la terza volta. Dall’alto del suo attuale incarico di vicesindaco, conosce molto bene la macchina amministrativa della Città, quel “dietro le quinte“ del funzionamento cittadino, che per certi versi gli potrebbe risultare di grande vantaggio nel momento in cui, nel rush finale della campagna previsto per la fine di aprile e gli inizi di maggio, andrà ad accattivarsi un ulteriore appoggio dei suoi elettori. Trent’anni di carriera politica non sono certo pochi e offrono un’esperienza preziosa nella corsa a un incarico così ambito, in una Fiume che da due decenni non ha cambiato vertice e che nel frattempo è cambiata parecchio, nel bene e nel male. Chiediamo a Nikola Ivaniš che cosa lo abbia spinto a ricandidarsi in un momento in cui, da veterano della scena politica, anche nazionale, potrebbe comodamente appendere le… scarpette al chiodo. Che cosa lo stimola a riprovare a diventare primo cittadino? Ci risponde senza mezzi termini: “Perché in questo momento potrei essere la soluzione migliore per Fiume, città con cui sono cresciuto, che conosco come le mie tasche e in cui sono attivo politicamente da oltre tre decenni. Alle urne mi voteranno coloro che avranno capito che, in rapporto agli altri candidati, sono quello che può offrire e garantire di più e che conosce fino in fondo i pregi e i difetti della Città, che sa su che cosa Fiume dovrebbe puntare nel suo futuro e in che direzione dovrebbe andare per diventare quella realtà che si merita di essere”.

 

Adattarsi alle realtà odierne
Ecco, una realtà che si merita di essere. Lo interroghiamo su questo punto. “Quando poc’anzi ho affermato che ho intenzione di snellire le mie direttrici programmatiche, intendevo dire che andrò a focalizzarmi su alcuni campi che, a mio avviso, in questo momento sono più importanti per la città e su cui si dovrà puntare anche negli anni a venire – spiega il nostro interlocutore –. Negli ultimi trent’anni, Fiume avrebbe dovuto concentrarsi e puntare meglio e con maggiore forza sul mantenimento del settore industriale, una volta trasformatolo e adattatolo a quelle che sono le odierne realtà. Non dico che si sarebbe dovuto insistere sulla conservazione delle vecchie fabbriche, bensì che in alcuni frangenti si sarebbe dovuto riqualificarle. Una trasformazione, ad esempio, dell’industria metalmeccanica era senz’altro necessaria. Avremmo dovuto imporci maggiormente sul volere dello Stato, trattenere alcuni brand per cui Fiume si era fatta conoscere anche a livello mondiale. Un pugno più fermo e coraggioso ci sarebbe voluto certamente nel momento in cui andavano a sparire aziende quali l’Istravino, soltanto per citarne una. Oppure quando bisognava guardare a un progresso più marcato dell’industria farmaceutica locale, o dare maggiore appoggio e input all’Università nel suo piano di sviluppo del settore biotecnologico, che è la vera chiave del futuro ed è uno degli strumenti più efficaci per attirare potenziali investitori in città. Avremmo dovuto individuare meglio nuove nicchie e limarle a puntino per poi offrire migliori condizioni a chi ha voglia di investire ad esempio in moderni settori quali l’IT o, come ho già detto, nel metalmeccanico che ci darebbe modo di cooperare, perché no, anche con aziende di una certa caratura mondiale. Se uno ti arriva con un progetto valido e con capitale fresco, da investire nel progresso della città, non puoi certo farlo aspettare in eterno, devi agire in fretta, assicurargli le condizioni e gli ambienti giusti, che a Fiume abbondano in termini di stabili in disuso e spazi vuoti, perché sennò se ne andrà, investendo il proprio denaro altrove, in Serbia, Kosovo, Moldavia, Romania e via dicendo. Di mancate occasioni ce ne sono state diverse. Un altro punto su cui bisognerà insistere riguarda il demanio marittimo e il settore dei trasporti e del traffico, che sono di essenziale importanza. Lo Stato dovrebbe dare, in questo senso, maggiore autonomia all’amministrazione cittadina, ovvero darle modo di partecipare con più piglio alle decisioni che riguardano questi campi. Non sono più un rivoluzionario e non dico che il demanio marittimo di queste aree dovrebbe diventare proprietà della Città, ma ci vorrebbe maggiore ingerenza nella gestione dello stesso. Individuare contenuti e infrastrutture che andrebbero a interessare il tratto Pećine-Preluca: è importantissimo se Fiume intende progredire. La città offre, inoltre, potenzialità infinite in quanto a spazi inutilizzati. Basti pensare a quelli chiusi da anni in via Strossmayer, Križanić, Ružić, dell’Acquedotto, Barač, o in zona Delta. Non c’è fine. È una vera tristezza assistere giorno dopo giorno al loro deperimento”, sostiene.

Progetti strategici
Insistere sulla realizzazione di determinati progetti che per Fiume potrebbero essere strategici, anche su quello del nuovo terminal bus, per il quale sono stati già spesi dei soldi e che sta ancora chiuso in un cassetto. Che cosa ne pensa Ivaniš?

“Il progetto che già esiste è abbastanza interessante e potrebbe contribuire alla costruzione di un complesso che diventerebbe il centro assoluto del traffico ferroviario-stradale, ma bisogna vedere se questa sia la soluzione migliore per la città. Fiume è piuttosto limitata in quanto a spazio e soffocarla ulteriormente non sarebbe giusto. Il progetto, a mio avviso, andrebbe rivisto. Il centro cittadino, un giorno, dovrà essere liberato dai veicoli e dal traffico stradale per cui non credo sia la cosa più giusta costruire la nuova autostazione nel punto in cui lo prevede il progetto. Sarebbe più logico farla sorgere in periferia e consentire maggior respiro al centro, al quale si accederebbe con un trasporto organizzato a bordo di mezzi pubblici a conduzione elettrica. Si contribuirebbe così alla riduzione delle emissioni di CO2 in città. In linea con i tempi che corrono, Fiume deve puntare sull’economia verde, che è la realtà del futuro. La transizione deve iniziare sin d’ora”.

Sentendo parlare Nikola Ivaniš della “sua” Fiume del futuro, ci sembra che soluzioni simili siano ancora molto lontane. Anche perché per realizzarle ci vorrebbero dei considerevoli finanziamenti. La Città e le aziende municipalizzate, però, in questo momento navigano in ben altre acque. Lo facciamo presente al nostro interlocutore, che ci spiega il suo punto di vista tirando in… ballo l’operato dell’attuale primo cittadino.

“Credo che nei tempi di maggior crisi, Vojko Obersnel sia stato un buon sindaco e che abbia affrontato con grande coraggio i problemi che assillavano e che assillano Fiume. Ha giocato bene alcune carte quando c’era da sfruttare il budget, spesso limitato, che aveva a disposizione. In tempi difficili, però, tutte le parti chiamate in causa devono essere solidali e capire che bisogna anche tagliare quando ciò è necessario. Credo che la tendenza a un Bilancio ridotto caratterizzerà anche il 2022, visto che ci vorrà del tempo per assestare le cose. Una delle chiavi sarà sfruttare al meglio le risorse che abbiamo, e una di queste sono gli spazi vuoti, che vanno assolutamente riempiti, preferibilmente con realtà moderne e tecnologiche, che porterebbero anche a posti di lavoro molto meglio pagati che non quelli che contraddistinguono il settore commerciale”.

L’importanza dei piccoli partiti
Una delle cose su cui il PGS insiste da sempre è il decentramento. Lo farà anche in campagna elettorale?

“È una tematica che alle amministrative ha minor peso, ma continuo a sostenere che la Croazia sia un Paese estremamente centralizzato e che vi sia un’ingiusta ripartizione fiscale alle Città e alle Regioni, che di conseguenza si vedono handicappate nei loro raggi d’azione. In gran parte dei Paesi europei questo non è il caso. Rimediare a quest’ingiustizia si potrà nel momento in cui i grandi partiti perderanno il monopolio nel Sabor, ovvero quando saranno costretti a coalizzare con realtà minori. Per questo è un bene che di piattaforme minori ce ne siano così tante oggi. Sono proprio i piccoli partiti a dare maggior respiro alla democrazia in Croazia, mentre i grandi spesso la soffocano”.

Quando si parla di democrazia e di libertà d’espressione, come ha visto Nikola Ivaniš il collocamento della stella rossa sul Grattacielo di Fiume nell’ambito del progetto Fiume Capitale europea della Cultura 2020? “Al posto del sindaco, l’avrei permesso anch’io. Non vedo alcun motivo per cui Fiume dovrebbe vergognarsi della stella rossa a cinque punte. Chi ha contestato la sua installazione, lo ha fatto per motivi ben lontani da quello che è il concetto di Fiume, che non ha mai avuto problemi con questioni di stampo radicale. Il radicalismo non appartiene a questa città e coloro che lo usano come propria espressione non conoscono il suo passato. In quella circostanza l’ho detto anche pubblicamente, con le conseguenze che sapete”.

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