Pinna nobilis. Il rischio è l’estinzione

Timori anche lungo la costa piranese per la comparsa del parassita che attacca le conchiglie, causandone la morte e minacciando le intere colonie che qui hanno trovato un habitat ideale

I ricercatori della Stazione di biologia marina di Pirano la scorsa settimana hanno osservato nelle secche delle acque territoriali slovene alcuni esemplari deceduti di recente di Pinna nobilis, comunemente nota come nacchera o dalle nostre parti stura. Al momento si sono allertati nella raccolta di campioni da sottoporre ad analisi. “Per ora la causa esatta della morte non è ancora nota”, ha dichiarato all’agenzia stampa STA il ricercatore dell’istituto Borut Mavrič, aggiungendo che per saperne di più bisognerà attendere due o tre settimane. Mentre lungo le coste croata e italiana sono già tempo fa stati segnalati casi di morie della popolazione del mollusco, addebitata all’epidemia causata dal parassita Haplosporidium pinnae, i ricercatori marini sloveni finora non l’avevano riscontrato e tantomeno confermato. Tuttavia, avevano previsto che se anche nelle acque slovene si fossero verificati casi di decessi di questa specie di bivalve endemico dovute all’attacco del parassita, ciò sarebbe potuto accadere e tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno. Il protozoo in questione, infatti, in linea di principio non sarebbe letale quando la temperatura del mare è bassa, cioè nei mesi invernali, ma colpirebbe in ambienti miti e caldi determinando una morte sicura.
“Sarà ora necessario monitorare l’accaduto e valutarne le dimensioni”, ha detto Mavrič. Consci del pericolo che si stava propagando lungo le coste vicine, già nel novembre dello scorso anno, i ricercatori sloveni hanno adottato alcune misure preventive, spostando 75 esemplari di stura dalla baia di Portorose alla riserva naturale di Val Stagnon. In primavera avevano riscontrato che la colonia si trovava in ottime condizioni di salute mentre lo stato attuale delle cose è ignoto, dato che non stati fatti rilevamenti, a causa della nidificazione degli uccelli nella riserva. La situazione sarà rivista all’inizio di settembre, ha annunciato il ricercatore.
I biologi triestini avevano già confermato che l’epidemia aveva raggiunto il Golfo di Trieste. Le attività di monitoraggio subacqueo condotte dall’Area Marina Protetta di Miramare, abbinate agli esiti delle analisi genetiche compiute dall’Università di Trieste, parlavano chiaro: anche se nella riserva di Miramare le Pinne nobilis sembravano sane, da Muggia a Barcola, da Santa Croce a Sistiana, il 60-70 p.c. degli esemplari era stato soppresso dal parassita, che dal 2016 dalla Spagna alla Grecia stava sterminando la “regina del Mediterraneo”. Proprio a causa dell’incorrere di questa minaccia la specie è stata classificata di interesse comunitario, bisognosa di una rigorosa protezione da parte dell’Unione europea, secondo la direttiva Habitat e come una specie in via di estinzione secondo il protocollo ASPIM (Aree Specialmente Protette di Interesse Mediterraneo) della Convenzione di Barcellona. Recentemente è stata anche riconosciuta ufficialmente a rischio d’estinzione e inserita nella lista rossa del Fondo internazionale per la conservazione della natura. L’assenza del grosso mollusco apporterebbe gravi danni per l’ecosistema marino, poiché rappresenta una base solida nell’ecosistema, funge da bio-costruttore creando nuove aree in cui altri organismi possono proliferare, implementando la biodiversità ed è importante nella dinamica della materia organica.
Le maggiori concentrazioni del mollusco, che in età adulta può superare il metro di lunghezza, si riscontrano proprio lungo i pochi chilometri di costa in Slovenia, che sembrano beneficiare del fondale sedimentario erboso, fino alla profondità di 6-8 metri.

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