Elicriso, rosmarino e l’idea di un visionario

Ivo Saganić racconta la curiosa storia di Andrija (Andrea) Linardić che nel 1903 aprì una distilleria per oli essenziali nel paese di San Martino sull’isola di Cherso

Il museo è nato grazie alla determinazione e all’amore verso il proprio paese d’origine di Ivo Saganić

Quando l’amore per il proprio luogo natio incontra quello per la storia locale, ecco che nasce un prodotto unico nel suo genere. Un qualcosa che adesso vuole promuovere l’isola di Cherso, e in particolar modo il villaggio di San Martino (Martinšćica), in tutto il mondo. Ed è così che il capitano di lungo corso Ivo Saganić, da diversi anni ormai in pensione, ha dato vita al piccolo museo dedicato ad Andrija (Andrea) Linardić. “Sono stato capitano per 37 lunghi anni e viaggiavo per il mondo portando nel cuore il mio paese d’origine – spiega questo vero e proprio lupo di mare –. Anni fa avevo scritto un libro che comprende la biografia di ben 456 abitanti del vicino paesino di Vidovići. Tra questi anche di Andrija (Andrea) Linardić. Ho scoperto così che sua moglie, Dumica Štefanić, era la zia di mia nonna. Ed è stata la prima volta che ho avuto occasione di venire a contatto con questa famiglia. Ho capito fin dal primo momento che quest’uomo era un grande visionario del XX secolo il quale già nel 1903 decise di effettuare la distillazione dell’olio ricavato dall’elicriso e dal rosmarino. Ha acquistato dei distillatori e ha iniziato con piante come l’alloro e la salvia. Il suo lavoro sembrava un’utopia in quanto nessuno prese sul serio la sua idea. Infatti, per tre anni lavorò senza guadagnare un centesimo. Spese cifre impensabili, oltre 5mila corone per l’acquisto di materiali e strumenti necessari per poter lavorare, però venne continuamente deriso dai suoi compaesani”.

Alcuni cimeli donati dai discendenti di Linardić

Un successo insperato
Quando tutto sembrava perduto, nel 1906 suo figlio decise di far conoscere la sua attività a Londra, nel corso di una mostra dedicata alla Dalmazia. Ed ebbe subito un successo insperato. “Come spesso accade, le persone vengono stimate di più all’estero che non a casa propria. I suoi prodotti vennero apprezzati anche in Germania. Qui gli proposero di distillare l’elicriso dato che si trattava di una pianta con tante proprietà benefiche e curative. Ben presto il suo lavoro venne riconosciuto anche negli Stati Uniti essendo stato il primo al mondo a trattare questa pianta. Ho capito subito che quest’uomo meritava di venire ricordato e partendo da questa convinzione ho deciso di inaugurare un museo in suo onore. Ma non è stato facile. Ho contattato i discendenti della sua famiglia che oggi vivono a Trieste, i quali hanno donato alcuni preziosi cimeli che ora si trovano nel museo”, spiega Ivo, sottolineando che Linardić, seppur lavorando in una piccola baracca, e non avendo fatto studi, è riuscito sorprendentemente a vendere oli essenziali a grandissime aziende dell’epoca che poi li avevano utilizzati per la realizzazione di vari prodotti. “Un fatto incredibile! La distilleria cambiò tre location fino a quando nel 1912 la famiglia Linardić non costruì uno spazio molto ampio all’interno del quale la distilleria rimase in funzione fino alla metà del XX secolo. Nel 1949 Andrija si trasferì a Trieste dove morì nel 1956”.

L’ingresso del museo

Il museo nella casa degli Sforza
L’idea di inaugurare un museo nacque cinque anni fa. “Purtroppo non abbiamo avuto alcun aiuto finanziario all’inizio. Successivamente, grazie all’interesse e all’intervento della Regione litoraneo-montana, siamo riusciti a ottenere dei fondi per poter dar vita alla mia idea. Assieme a una decina di volontari abbiamo organizzato il tutto in circa sei mesi. Il museo si trova nell’ex residenza estiva, vecchia 350 anni, della famiglia nobile Sforza, all’interno della quale trovano spazio la mostra etnologica e le foto degli abitanti di San Giovanni (Stivan) realizzate da Vera Soldičić. Gli Sforza erano dei nobili di Ossero che vissero però a Cherso. Le loro radici vanno ricercate tra Milano e Venezia e ancor’oggi non sappiamo esattamente quale sia il nesso con la nostra isola. Infatti, non possedevano alcun terreno, ma acquistarono una fortificazione veneziana trasformandola in una residenza estiva. Possiamo quindi dire che erano stati i pionieri del turismo a San Martino. A maggior ragione considerando che all’epoca Martinšćica non esisteva ancora”.

I documenti originali dell’epoca

La storia in tutte le lingue
Il museo è aperto ogni sera dalle 20 alle 22 e ad attendere i turisti, oltre ai volontari, c’è ovviamente anche Ivo, il quale racconta la storia della distilleria in ben quattro lingue: italiano, croato, inglese e tedesco. “Racconto la storia del mio luogo natio e lo faccio con immenso piacere. L’interesse è abbastanza alto e i turisti sono contenti di donare mezzi finanziari affinché il museo venga ampliato ulteriormente. Cosa che purtroppo gli enti locali non hanno saputo riconoscere”, conclude Ivo Saganić.

Facebook Commenti