Didattica a distanza: il disagio è contenuto

A colloquio con Nerina Bonassin Battelli, psicologa e psicoterapeuta del Centro di consulenza di Isola

Alla connazionale il Premio comunale nel 2019

Alla mezzanotte di lunedì in Slovenia sono entrati in vigore provvedimenti aggiuntivi, un lockdown che ricorda in parte quello della primavera scorsa al fine di avere i primi effetti positivi entro la fine del mese e alleviare la pressione sulle strutture ospedaliere. Tra questi anche la didattica a distanza a tutti i livelli e il regime ridotto degli asili che garantiscono la sorveglianza soltanto in caso di urgente necessità. Una situazione difficile per tutti, che potrebbe avere ripercussioni sulle generazioni future. Di questo abbiamo parlato con la connazionale Nerina Bonassin Battelli, psicologa, psicoterapeuta e supervisore presso la sede di Isola del Centro di consulenza per bambini, adolescenti e genitori di Capodistria che fino al 2010 operava pure come consulente scolastica all’elementare “Dante Alighieri” di Isola. Per il suo meritevole impegno nel settore, lo scorso anno le è stata conferita oltretutto la Targa con serto d’argento del Comune di Isola.

 

I bambini e i ragazzi come stanno affrontando questo periodo?
“Tra quelli che seguo, già da prima dell’inizio dell’epidemia, per fortuna non noto ancora forti disagi. Certamente sentono la mancanza di compagnia, ma finché sono in grado di esprimere questi sentimenti, è un bene. La situazione si aggrava quando succede il contrario e non esternano le proprie sensazioni. La tecnologia in questa situazione aiuta, offre la possibilità di mantenere i contatti e sono strumenti familiari ai giovani. Inoltre abbiamo la possibilità di uscire, l’abbiamo avuta anche in primavera, al contrario di molti altri Paesi. È anche vero che il periodo è ancora breve, sono poche settimane che hanno ripreso con la didattica a distanza”.

Ci sono differenze rispetto alla prima fase della pandemia?
“La situazione è diversa rispetto alla primavera scorsa, anche perché allora molti genitori erano rimasti a casa e di conseguenza il bisogno di interagire dei bambini è stato in parte compensato. Oggi al contrario sono in molti ancora che devono comunque recarsi al lavoro. Anche l’atmosfera era diversa in primavera, sapevamo che la situazione sarebbe migliorata con l’arrivo dell’estate, mentre ora c’è una lieve depressione generale, uno stato d’animo negativo”.

Nerina Bonassin Battelli

A cosa si va incontro nel caso le restrizioni si protraggano per un lungo periodo?
“I bambini possono avere problemi ad accettare la situazione e le regole che porta con sé, è normale, loro non hanno ancora sviluppato tutte le proprie capacità di adattamento e comprensione, il che può sfociare in rabbia. Se la situazione continua a lungo, potrebbero esserci conseguenze per lo sviluppo della personalità dei più piccoli. Su questi si riflette anche il disagio dei genitori, spesso sono loro ad avere difficoltà ed essere stressati”.

Alcuni adulti sembra facciano fatica ad accettare la stessa esistenza del virus…
“La negazione sarebbe normale se fosse soltanto una fase. Risulterebbe grave, invece, se le persone rimanessero a lungo ancorate su tale convinzione. È un comportamento tipico degli adolescenti, adottato per affermare la propria personalità quando questa è ancora in fase di sviluppo”.

Seguendo le lezioni da casa bambini e ragazzi si ritrovano a passare parecchie ore al computer, spesso anche oltre gli obblighi scolastici e la quantità di tempo passata online diventa elevata. Come far fronte a questa condizione?
“Il ruolo dei genitori in questa sfera è molto importante. Specie gli adolescenti non vanno rimproverati in quanto si reputi che passino troppo tempo connessi, bisogna fare attenzione al modo e cercare di escludere i conflitti. È importante cercare di avvicinarsi e un metodo semplice è appellarsi alle loro abilità. Quando lo includi, l’adolescente ascolta, altrimenti va a misurare la propria forza e imporre la sua opinione”.

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