Trivellazioni nell’Adriatico: «Un rischio per il turismo»

Esiste il timore d’una correlazione tra le perforazioni nel fondale marino e il rischio sismico. Foto: Dusko Marusic/PIXSELL

La proposta di modifica della Legge sulla ricerca di idrocarburi avanzata dal governo non ha convinto l’opposizione. I rappresentati politici di schieramenti molto diversi fra loro si sono tinti di verde per l’occasione, facendo dell’importanza della tutela ambientale un punto fermo e inamovibile, con la natura che non può venir messa a repentaglio a causa degli idrocarburi. Chi ha espresso il proprio disappunto per le proposte di modifica con maggior fermezza è stato Krešo Beljak, dell’HSS, il quale è convinto che le trivellazioni nell’Adriatico siano pericolose e che possano comportare un elevato inquinamento delle isole e di tutta la fascia litoranea. Beljak ha detto che il suo partito è favorevole alle tecnologie verdi, ma che non può sostenere una legge come questa, in quanto è noto che le ricerche sugli idrocarburi verranno sfruttate per nuove perforazioni di giacimenti di gas naturale e petrolio.
Miro Bulj, del Most, ha sfruttato l’attenzione mediatica derivata dalla discussione in aula per parlare delle riserve d’acqua potabile delle Alpi dinariche, spiegando come questo bene vada salvaguardato perché è sull’acqua che si combatteranno le battaglie del domani. “Dobbiamo salvaguardare il nostro carso e le sorgenti d’acqua che ne derivano. Queste sono state lasciate in balia di investitori che non vedono l’ora di scavare la terra in cerca di petrolio per poi esportarlo e venderlo al miglior offerente”, ha affermato Bulj.

Rischio sismico

Hrvoje Zekanović, dell’Hrast, ha parlato di studi scientifici che indicano una correlazione fra le tecniche usate per l’estrazione del greggio dalle profondità della terra e l’aumento dell’attività sismica nei territori interessati, sostenendo di fatto che se si continuasse a procedere in questo modo potrebbe aggravare l’emergenza terremoti.
Anche Vesna Vučemilović, del Movimento patriottico, si è detta a favore a un divieto delle trivellazioni, in quanto il turismo, attività strategica per la Croazia, non va a braccetto con il petrolio. Sandra Benčić, dell’ZLB, ha criticato la proposta di Legge per tutta una serie di motivi, a partire dal modo nel quale vengono categorizzate le acque sotterranee, per finire con la disparità di trattamento che ricevono le risorse naturali rispetto a quelle fossili. Infine, Mirela Ahmetović, dell’SDP, ha chiesto se la proposta sia stata studiata per garantire dei diritti a chi svolge gli scavi o ai cittadini che sono gli unici proprietari del suolo pubblico.

Sole e vento non bastano

Miro Totgergeli, dell’HDZ, ha spiegato però come gli idrocarburi siano necessari, sia come materia prima che come combustibile per produrre energia, aggiungendo come sia un obiettivo della Croazia ottenere energia elettrica dalle fonti rinnovabili entro il 2050. Ma, ha avvertito, nonostante il ricorso all’energia solare ed eolica, è sempre necessario avere delle fonti energetiche di riserva.
Alla discussione è intervenuto anche il segretario di Stato presso il Ministero dell’Economia, Ivo Milatić, che ha voluto rassicurare tutti come il governo stia lavorando solo ed esclusivamente nell’interesse dei cittadini.

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