Slovenia. Ingresso ai valichi: dal 15 luglio cambiano le regole

Il valico di confine croato-sloveno di Castelvenere, in Istria Foto: Srecko Niketic/PIXSELL

A causa dell’aumento del numero dei contagi da coronavirus importati nell’ultima settimana, la Slovenia ha deciso di modificare i criteri per l’ingresso nel Paese, quindi non dipenderà più dalla situazione epidemiologica nel Paese di provenienza dei passeggeri ma dal loro stato Covid.
La decisione di abolire gli elenchi degli Stati in base alla loro situazione epidemiologica e di uniformare le condizioni d’ingresso per tutti i passeggeri è entrata in vigore oggi, domenica, e sarà applicata da giovedì 15 luglio, ha annunciato il governo sloveno.
I passeggeri per entrare in Slovenia senza sottostare alla quarantena dovranno esibire il green pass o il certificato digitale emesso da Paesi terzi. Per poter entrare nel Paese i cittadini dovranno essere guariti dal Covid-19, oppure vaccinati o essere in possesso di un test negativo al coronavirus. Tale regola non sarà applicata nei confronti degli stranieri che in Slovenia possiedono case o terreni e per i ragazzi fino ai 15 anni se accompagnati da genitori o tutori – loro, dunque,non dovranno mettersi in quarantena.
Il ministro della Salute Janez Poklukar ha annunciato che domani, lunedì, ci sarà un incontro tra governo ed epidemiologi per decidere le eventuali nuove misure antiCovid visto che il numero di contagi giornalieri negli ultimi giorni è tornato a crescere. Si tratterebbe di casi importati soprattutto da gruppi di maturandi sloveni rientrati da località di villeggiatura spagnole. “Coloro che rientrano dall’estero e avvertono i sintomi della malattia sono invitati a sottoporsi al tampone per il Covid mentre i loro contatti devono restare a casa, in isolamento per 5 giorni e successivamente effettuare il test”, ha dichiarato Poklukar. Con l’eventuale nuovo inasprimento delle regole ai confini, il governo vuole invogliare la popolazione, soprattutto i giovani, a vaccinarsi quanto prima visto che finora il 35 per cento dei cittadini è immunizzato, percentuale questa di gran lunga inferiore dei 70 punti percentuali prefissati onde evitare la quarta ondata epidemica in autunno causata dalla variante delta.

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