Scomparso monsignor Eugenio Ravignani

Mons. Eugenio Ravignani con Giovanni Paolo II

Si è spento nella notte del 7 maggio, verso le 23, dopo un lungo periodo di malattia, mons. Eugenio Ravignani. Era nato a Pola nel 1932. Uno dei vescovi di queste terre che, come mons. Santin e mons. Camozzo, si sono distinti per la loro opera ed il rapporto con le aree d’origine. Anche dopo la quiescenza, mons. Ravignani partecipava ogni anno alla messa per San Vito a Fiume, officiando con mons. Devčić con lo stesso spirito aperto e fiero.
Anche Ravignani era esule con la sua famiglia, partito da Pola per Trieste nel ’46. Insieme ad altri seminaristi triestini, trascorse poi un periodo di formazione presso il liceo classico del seminario di Vittorio Veneto e, completati gli anni della Teologia di nuovo a Trieste, il 3 luglio 1955 fu ordinato presbitero da mons. Antonio Santin nella città di San Giusto.
Subito dopo la notizia della sua dipartita, mons Giampaolo Crepaldi, vescovo di Trieste che gli è succeduto qualche anno fa, si è rivolto ai sacerdoti e diaconi, consacrati e consacrate, ai fratelli e sorelle e agli amici tutti, con queste parole: “In questo tempo in cui noi cristiani celebriamo la vittoria pasquale della vita sulla morte, il Signore ha chiamato a Sé Sua Eccellenza mons. Eugenio Ravignani, vescovo emerito della nostra Diocesi e della Diocesi di Vittorio Veneto, dopo un periodo di sofferta malattia, affrontato con sereno e fiducioso abbandono alla volontà del Padre celeste. Viene a mancare alla nostra comunità diocesana un fratello nella fede, giunto a Trieste ancora bambino e cresciuto qui tra noi, che qui maturò la sua gioiosa e generosa risposta alla chiamata al sacerdozio e che qui impegnò, con esemplare dedizione, tutta la sua vita come presbitero e come vescovo. Don Eugenio – come tutti affettuosamente lo abbiamo sempre chiamato – fu un amato e venerato testimone del Signore, sempre circondato dalla stima e dall’affetto di tutti per la sua grande carità, il suo amabile e arguto sorriso, la sua pazienza e delicatezza nei rapporti…”.
Eletto vescovo di Vittorio Veneto il 7 marzo 1983, fu consacrato a Trieste nella Cattedrale di San Giusto il 24 aprile 1983 da mons. Lorenzo Bellomi. Venne nominato vescovo di Trieste il 4 gennaio 1997; dal 4 luglio 2009, aveva assunto il titolo di vescovo emerito di Trieste.
Era stata per lui grande gioia e un momento straordinario, il 4 ottobre 2008 nella Cattedrale di San Giusto, presiedere alla celebrazione di beatificazione di don Francesco Bonifacio, assieme al rappresentante pontificio arcivescovo Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. In seguito, sempre nel 2008, gli era stato conferito il premio San Giusto d’Oro dai cronisti del Friuli Venezia Giulia.
A Pola lo legavano ricordi delicati come la natura, il suo mare in particolare e i tanti ripari della costa frastagliata. Pronunciava con gioia i nomi di Stoia, Valcane, Valsaline… Ma ricordava anche la tragedia di Vergarolla, il pianto collettivo di una città provata, praticamente distrutta.
Ma il suo legame con la città era soprattutto attraverso le persone, che definiva “molto belle” che lo lasciavano incantato “perché sapevano gestire le cose nel giusto modo”. E poi i riti e le tradizioni della città con sulle rive i bragozzi dei chioggiotti che venivano a vendere i prodotti della campagna veneta. Durante il Corpus Domini, con gli altri chierichetti come lui, era possibile entrare nel porto militare per la processione, un privilegio che li emozionava.
L’avevamo sentito raccontare i suoi ricordi durante gli incontri a Fiume con i rappresentanti della Comunità dei Fedeli e dell’allora Libero Comune di Fiume ai cui inviti mai avrebbe rinunciato.
A Trieste, la sua prima parrocchia era stata la San Vincenzo de Paoli, nota ancor oggi per la grande opera di carità nei confronti di poveri e bisognosi, al centro di un quartiere di lavoratori e di immigrati.
Da Trieste era passato a Vittorio Veneto, dove aveva trascorso tredici anni e mezzo come vescovo. Poi nuovamente il ritorno nella città giuliana. Aveva un rapporto cordiale e continuo con i vescovi istriani, senza ingerenze, ma con fermezza di principi.
Alla notizia della sua scomparsa, molti i messaggi di cordoglio. Il Veneto ha risposto immediatamente con alcune dichiarazioni: “Ravignani è stato il vescovo degli inizi della mia vocazione e del tempo della mia formazione in seminario (dal 1991 al 1996). Ha avuto un ruolo molto importante nei passi che allora ho compiuto – ha scritto don Alessio Magoga, direttore de L’Azione –. Penso al momento in cui presi la decisione, non semplice e non senza fatiche, di entrare nella comunità vocazionale, che a quel tempo si trovava a Premaor di Miane ed aveva (ed ha tuttora) lo scopo di accompagnare i giovani nel discernimento vocazionale: la sua nascita era stata sostenuta da lui, in accordo con il Consiglio Presbiterale di allora. La mia decisione venne anche grazie a dei confronti chiarificatori con lui e fu sempre grazie ad alcuni colloqui con lui che “sbrogliai” alcuni nodi problematici legati a questioni di teologia e alla mia “personale” visione di Chiesa”.
Per molti Ravignani è stato un uomo fine, sensibile e gentile, che si è donato ai fedeli, gestendo le diocesi con intelligenza e passione, non senza sofferenze. Sempre Magoga ricorda che “le confidenze di tante persone – e tra queste davvero quelle di molti laici – che ho potuto raccogliere, testimoniano la stima e la gratitudine di cui ha goduto”.

Fu un uomo di pace e di dialogo
Monsignor Eugenio Ravignani era anche lui un figlio dell’Istria, essendo nato nel 1932 a Pola, entrata a far parte d’Italia alla fine della Prima guerra mondiale. Lo ha sottolineato in una nota Renzo Codarin, presidente dell’ANVGD. “Il profondo legame instauratosi fra il polesano Ravignani e Trieste è stato una delle tante dimostrazioni dell’indissolubile rapporto che esiste da sempre ed in molteplici ambiti fra il capoluogo giuliano e il suo naturale entroterra istriano”, ha rilevato Codarin. Anche il Comune di Trieste ha voluto ricordare la figura di mons. Ravignani, uomo di pace e dialogo. Il sindaco Roberto Dipiazza ha dichiarato: “Trieste saluta per l’ultima volta il vescovo emerito mons. Eugenio Ravignani, pastore del dialogo, lungimirante e sensibile uomo di fede, pace e carità, che ha saputo operare e vivere per il bene della nostra comunità e del prossimo”. “Mons.Ravignani – ha ricordato ancora il sindaco – è stato un amico che ha amato la città e la sua Chiesa con una intelligente e profonda umanità”. “Alla famiglia, all’arcivescovo mons. Giampaolo Crepaldi, ai confratelli sacerdoti, alla comunità cattolica triestina e a tutti coloro che gli sono stati vicino, va il mio doveroso e giusto omaggio a nome dell’Amministrazione comunale e dell’intera nostra città”, ha concluso Roberto Dipiazza.

Il commosso ricordo di Piero Mauro Zanin e Tatjana Rojc
Il presidente del Consiglio regionale dell’FVG, Piero Mauro Zanin, ha espresso il cordoglio dell’Assemblea legislativa per la scomparsa di monsignor Eugenio Ravignani, per 10 anni vescovo di Trieste, città nella quale ha svolto la parte più significativa della sua missione spirituale. “Ravignani – ha sottolineato Zanin – va ricordato per il suo impegno religioso, l’equilibrio e la grande umanità con cui ha guidato la diocesi triestina. Aperto all’ecumenismo e al dialogo interreligioso con le comunità cristiane, evangeliche, ortodosse e con la comunità israelitica, ha seguito fedelmente l’insegnamento di Giovanni Paolo II che l’aveva nominato vescovo nel 1983”. “Da esule istriano, come il suo carismatico predecessore, monsignor Antonio Santin, comprendeva bene l’articolata e complessa società diocesana – ha ricordato ancora Zanin – e per questo è stato sensibile e attento osservatore di eventi civili e politici, manifestando vicinanza alle generazioni che avevano vissuto il dramma dell’esodo”. “Conservo un grato e commosso ricordo per Ravignani uomo di Chiesa e di cultura, che con grande capacità e sensibilità ha saputo raccogliere e far fruttare il lavoro del suo predecessore Lorenzo Bellomi”: è il ricordo della senatrice Tatjana Rojc per la scomparsa di mons Eugenio Ravignani. “Ha saputo e voluto accogliere e conoscere la cultura slovena – ha continuato Tatjana Rojc – essendo pastore di tutta la comunità tergestina dei fedeli e seguendo con grande interesse l’inizio del percorso di beatificazione di monsignor Jakob Ukmar. Emergeva anche nei colloqui con Alojz Rebula il forte contributo di Ravignani al dialogo tra sloveni e italiani”.

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