Furio Radin: «Kujundžić e Vukelić facciano subito un passo indietro»

ZAGABRIA | Ha suscitato un’ondata d’indignazione in Istria la decisione del ministro della Sanità, Milan Kujundžić, di non cofinanziare il progetto che prevede il ricovero all’Ospedale di Isola dei pazienti del Buiese che versano in gravi condizioni. A nulla sono valse le valutazioni degli esperti secondo le quali in tal modo sarebbe possibile salvare fino a 70 vite umane all’anno, in quanto il nosocomio di Isola è molto più vicino al Buiese di quelli di Fiume e Pola. Poco conta che si rischi di perdere anche 260mila euro di fondi europei. A lasciare perlomeno perplessa l’opinione pubblica istriana e non solo è stata anche la spiegazione secondo la quale la decisione sarebbe stata presa per non discriminare i pazienti di Metković che non possono essere ricoverati nella vicina Mostar, in quanto questa città si trova in un Paese, la Bosnia ed Erzegovina, che non appartiene all’Unione europea.

Sentimenti di sdegno

Il vicepresidente del Sabor e deputato della CNI, Furio Radin, si è fatto ieri interprete nell’Aula parlamentare dei sentimenti di sdegno degli istriani per quest’incomprensibile decisione del ministro. Il deputato ha invitato Milan Kujundžić a compiere un passo indietro e a non ostacolare un progetto che riveste grande importanza per la popolazione dell’area del Buiese.

Evitare di frapporre ostacoli

In quest’ambito il vicepresidente del Sabor ha ricordato che in passato la collaborazione tra le due sponde del fiume Dragogna è stata sempre ottima, per cui sarebbe il caso di sviluppare ulteriormente la cooperazione transfrontaliera e non bloccarla.

Cooperazione d’obbligo

“Non soddisfa nessuno la risposta del ministro della Sanità, Milan Kujundžić, il quale ha affermato che non è esatto che il suo dicastero abbia respinto il progetto pilota dell’Istituto di medicina d’urgenza della Regione istriana, con cui si salverebbero una settantina di vite all’anno. Non soltanto la risposta non è soddisfacente dal punto di vista sanitario, ma interferisce con il tentativo di instaurare una prassi positiva con uno Stato con cui non riusciamo a metterci d’accordo quasi su nulla. Lì dove Zagabria e Lubiana non si muovono per migliorare i rapporti, la realtà locale cerca risposte. E le trova, perché storicamente, su entrambe le sponde del fiume Dragogna, si è vissuti insieme per il bene comune. Ribadisco, si tratta di migliorare il servizio di medicina d’urgenza nella zona transfrontaliera, nell’ambito di un progetto dell’UE. Si tratta dell’ex Zona B, il cui destino è stato sancito dal Trattato di Osimo, recepito dalla Costituzione croata, con cui si fissano le regole elementari di vita comune e di collaborazione transfrontaliera tra gli allora due e oggi tre Stati. Semplicemente, i casi urgenti sarebbero stati curati a Isola, perché quell’Ospedale dista solamente pochi chilometri dal confine. In questo territorio, fino al 1990 la collaborazione transfrontaliera era una regola, non un’eccezione e tutto il territorio, distante un’ottantina di chilometri da Pola, gravitava attorno all’Ospedale di Isola. Naturalmente c’erano anche altre buone forme di collaborazione transfrontaliera, sempre sulla base della percezione positiva degli accordi tra gli Stati. In altre parole, in questa zona si collaborava perfettamente. Oggi l’UE ci offre la possibilità di ripristinare ottime forme di collaborazione. E noi le respingiamo, invece di sviluppare la collaborazione sotto ogni aspetto. Perché potrebbe essere fatale, ad esempio, in situazioni eccezionali che richiedono interventi urgenti, aspettare che arrivino i Vigili del fuoco dall’Istria meridionale, quando i pompieri dell’altro Stato si trovano solamente a qualche chilometro di distanza. Con la massima reciprocità, s’intende”, ha rilevato Furio Radin.

Ma quali discriminazioni…

Il vicepresidente del Sabor ha ricordato pure: “La ricerca pilota – appoggiata ad aprile dal Ministero della Sanità a un livello più basso soltanto di un gradino rispetto a quello del ministro – prevedeva una tutela sanitaria minima per gli abitanti della zona di Umago, Buie, Cittanova, Grisignana e Verteneglio, i quali, in caso d’urgenza, sarebbero stati trasportati all’Ospedale di Isola, per poter salvare le loro vite. Senza entrare nei dettagli, nella risposta che il Ministero della Sanità ha ottenuto dall’Istituto per l’assicurazione sanitaria (HZZO), nero su bianco, si spiega che ciò non è possibile perché si creerebbero discriminazioni nei confronti di altre zone e si tirano in ballo gli ignari abitanti di Metković e Ploče. In altre parole, la nostra Sanità non riesce a salvare vite nella parte meridionale del Paese, per cui si punta a impedire che ciò si possa fare nel nord-ovest. Invece di instaurare una collaborazione con l’Ospedale di Mostar, che abbiamo pagato noi, contribuenti della Croazia, blocchiamo i progetti dell’UE in altre parti del Paese. ll direttore dell’HZZO inoltre amplia la questione. Infatti il dr. Vukelić pone a sé stesso e a noi tutti la domanda: chi pagherà le spese ipotetiche di un turista italiano trasportato d’urgenza all’Ospedale di Isola? L’assicurazione sanitaria croata o italiana? Speriamo che i turisti italiani non scoprano mai questi nostri profondi dilemmi”.

Una zona multiculturale

“Il ministro Kujundžić – ha continuato il parlamentare della Comunità nazionale italiana – asserisce che questa non è la linea di pensiero del Ministero della Sanità. In altre parole, è quella dell’HZZO, ossia dell’Istituto nazionale per l’assicurazione sanitaria. E il cerchio è chiuso. Così dicono i documenti e le dichiarazioni”.
L’On Furio Radin ha pertanto concluso: “So che i ministri non scrivono lettere, suppongo nemmeno il direttore dell’HZZO, ma le firmano. Propongo al ministro e al direttore di fare un passo indietro e di permettere a questa zona multiculturale di funzionare in linea con i principi della buona collaborazione, senza imporre conflitti”.
C’è soltanto da sperare che l’auspicio del vicepresidente del Sabor non rimanga lettera morta. In primo luogo nell’interesse degli abitanti dell’area del Buiese, che già devono fare i conti con valichi di frontiera molto trafficati, ma anche dei tanti turisti che affollano l’area.

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