Da Zwift a Lesina: un’avventura incredibile

Viaggio ed esperienza in bikepacking tra le bellezze naturali delle isole dalmate

Marzo 2020. Il mondo si è fermato. Siamo tutti chiusi in casa, increduli e timorosi che la quarantena duri per sempre. Cerchiamo di impegnare la testa e il fisico come possiamo. Cerchiamo una motivazione per continuare a far girare i rulli anche se vorremmo lanciarli dalla finestra! Luca l’ho rincontrato così. Ci eravamo incrociati al Winter Fat Trail ad Asiago i primi di febbraio e ci eravamo scambiati l’amicizia su Facebook. Quando è iniziata la quarantena per il Covid-19 l’ho ritrovato sui rulli, che pedalava come un matto. Aveva avuto l’idea di pedalare per 14 ore consecutive con l’aiuto virtuale di “amici e parenti” su Zoom. Ho pensato: “Questo è un pazzo!“. Però gli ho scritto e ci siamo dati appuntamento per una pedalata. Poi un’altra, e un’altra ancora.
Da lì appuntamento fisso tutti i giorni prima su Zoom, poi su Zwift. È diventato il mio mental coach e mi ha insegnato un sacco di cose. Insomma, mi ha allenato di brutto. Ci siamo fatti un sacco di “lunghi” e facendo girare i pedali abbiamo cominciato a parlare e a fantasticare il ritorno su una strada, magari anche per più giorni consecutivi, magari in bikepacking…Luca è un vero esperto in materia, viaggia così da anni. Io sono invece una pivella e si può dire che non ho mai dormito in tenda. Ma mi faccio tentare.
Finalmente in Croazia!
Ho una sola borsa da manubrio, che mi ero procurata in occasione del WTF e comincio da lì. Prendo una borsa per il telaio. Poi una sottosella, la tenda, il sacco a pelo, il materassino… Con Luca continuiamo a fare progetti. Io gli dico che non ce la farò a stargli dietro, ma lui non molla. Mi farà sputare sangue, ma mi porterà fino alla fine. Sarà una bella prova anche per lui, che di solito viaggia in solitudine.La prima ipotesi ad affiorare è il Sicily Divide e cominciamo a studiare. Decidiamo di partire a giugno, appena riaperti i confini regionali. Ma le cose si complicano. Con la prima riapertura Luca deve partire per la Croazia. Ha una serie di cose da sistemare, se la sbrigherà in una settimana. Ne passano due, poi tre, e la Sicilia si fa sempre più lontana. “Socia, perché non mi raggiungi in Croazia? – mi fa un giorno –. Sto mettendo su un trail pazzesco, ruvido, tutta salita! Vieni a provarlo e mi dai un feedback!”. Mi spiazza un attimo, ma solo uno. Anzi, mi fa venire una grande idea. Alberto mi propone da tanto di fare una viaggio in Croazia, ma io non l’ho mai appoggiato. Questa potrebbe essere la volta buona. Parto io e lui mi raggiunge dopo una settimana con i bambini. Ci facciamo altri sette giorni in giro. Perfetto!
Come se avessi vent’anni

Faccio il biglietto per il 12 giugno. Sono in ballo, mi vedo già li, ma anche questa volta la situazione si complica. Alberto non ha le ferie quella settimana, devo andare da sola il 12 e rientrare entro il 20. Peccato che non ci siano navi per rientrare prima del 28…. Non ci posso credere, è una congiura! Le penso tutte: treno, autobus, aereo, macchina… Ma nulla! Devo rimandare. Prima partenza disponibile il 27 giugno da Ancona. “Socioooooooo, ho spostato la data! Vengo il 27!”. Luca non fa una piega: “OK! Vieni quando vuoi! Sono qua”, mi dice con il suo accento vicentino.
Finalmente il 27 arriva. Ho preparato tutto, non sto più nella pelle. Mi sento come se avessi 20 anni e fossi alla mia prima esperienza. “Mamma, mi raccomando! Non farti male!”, mi urla Andrea mentre carico la bici sul treno che da Pescara mi porterà ad Ancona, dove prenderò la nave. Qualche ripensamento mi sfiora, ma le porte si chiudono: il treno è ormai in corsa. Arrivo a Lesina (Hvar) la mattina del 28 alle 10.30, dopo due ore di traghetto da Spalato. Luca è al porto, già in bici. Mi fa mettere comoda e mi dice: “Riposati che domattina si parte presto, in questi giorni il caldo si fa sentire”. Ci facciamo un giretto per Stari Grad (Cittavecchia) e comincia a spiegarmi il trail. I chilometri, il dislivello, le strade. Mi chiede come sono messa con la tecnica in discesa, perché i fondi spesso sono scassati oltre che ripidi, e alla mia faccia perplessa mi tranquillizza subito: “Domani ti valuto. Al limite ti licenzio!”. La notte ovviamente non dormo, sono in fibrillazione. Mi sono sognata questo viaggio oltre modo. Ho studiato, ma non troppo. Ho sbirciato le foto che Luca postava man mano che tracciava l’isola, però non volevo rovinarmi la sorpresa. E ho fatto bene.
Un mare blu accecante e cristallino
Il trail inizia subito in salita, ovviamente. Una di quelle salite belle, 10 km con tornanti dolci e pendenza abbastanza costanti non oltre il 10 percento. Si sale, si sale sempre. Luca mi aveva avvisata. Non ci sono pianure, soltanto salite alternate a discese. Salite dolci. Salite ruvide. Salite impiccate. Salite che non sali, perché oltre ad essere ripide, presentano un fondo sconnesso e sdrucciolevole. Salite assolate. Salite infinitamente lunghe. Salite ingannevoli, al punto che hai sempre la sensazione che spianino e che invece dietro la curva nascondono un’altra salita. Salite che quando arrivi in cima non ci credi. Salite che ti tolgono il fiato, ma che quando arrivi ti riservano sorprese inimmaginabili. Lesina è strana: ha poche strade, quasi mai costiere. Per accedere alle calette disseminate lungo tutto il perimetro dell’isola bisogna affrontare discese a picco, quasi mai asfaltate e quasi mai percorse. Le persone non ci arrivano via terra bensì via mare. E sono selvagge. Non ci sono baretti e spiagge attrezzate. A volte ci sono case, accessibili solo via mare appunto. E poi c’è il mare, un mare di un blu accecante, cristallino. Ti sembra di poter toccare il fondo. La tonalità cambia con la luce, ciò che non cambia è invece la temperatura dell’acqua: gelida! Man mano che percorri il giro ti rendi conto che se vuoi arrivare a godere di questi scorci incredibili devi rassegnarti a questa continua altalena.
Natura, konobe e accoglienza
E allora via, su e giù. Luca ha disegnato il trail con cura. Ha speso giorni con il socio Massimo girando e perdendosi in un dedalo di strade che neanche gli stessi isolani conoscono. E ha creato un percorso faticoso, ma tale da farti innamorare dell’isola non soltanto da un punto di vista paesaggistico, bensì anche eno-gastronomico. Ha selezionato con cura le “konobe“ in cui fermarsi a mangiare e in prossimità delle quali dormire, con l’accoglienza che è sempre calorosa. Si mangia in modo sublime: polpo e agnello sono i cavalli di battaglia, ma anche i salumi e i formaggi, per lo più di pecora e di capra, vanno assaggiati. Le persone incontrate lungo il percorso mi hanno ricordato gli abruzzesi montanari che incrocio solitamente quando giro “a casa”: sono un po’ burberi e magari poco espansivi, ma al primo sorriso ti adottano e sono pronti a darti l’anima.
A Brazza è ancora più dura
I primi tre giorni sono trascorsi così, percorrendo circa 280 chilometri a Lesina. Avremmo dovuto dormire una notte in campeggio, ma alla fine ci siamo fatti vincere dalla stanchezza e abbiamo optato per un bikepacking selvaggio, su un lettino fronte mare… L’idea di spostarsi a Brazza (Brač) era nell’aria, ma si è concretizzata strada facendo. I turisti sono ancora pochi e le barche non viaggiano a pieno regime, per cui bisogna conoscere le persone che effettuano le tratte di collegamento in modo da prendere la barca giusta al momento giusto. E così siamo partiti alla scoperta di Brazza. Se Lesina è dura, Brazza lo è di più. Apparentemente più sviluppata della sorella, in realtà è ancora più selvaggia: di fuori dei centri abitati non si trova nulla. Si percorrono chilometri e chilometri in salita, sotto il sole, senza possibilità di fare acqua che in questi luoghi è una risorsa preziosa e non esistono fontane.
L’ebbrezza di una notte in tenda
Bisogna partire consapevoli e fare scorta a sufficienza. Inizialmente con Luca si era pensato di fare due giorni a Brazza insieme, ma poi mi è scattato qualcosa. Lui ha dovuto anticipare il rientro a Lesina e io ho deciso di fermarmi. Non avevo mai vissuto l’ebbrezza di una notte in tenda da sola. Il pensiero mi inquietava assai, però ho voluto provare e la soddisfazione di vivere quest’esperienza da sola è stata inimmaginabile. La solitudine esaspera i pensieri, ci mette a nudo con noi stessi. Ci costringe ad affrontare le nostre paure e a superarle, e ci rende più forti. Alla fine del giro, pronta a ritornare a Lesina mi sono sentita appagata, felice… e ventenne!
Si torna a casa, ma è stata un’esperienza incredibile. Il giro è di una bellezza mozzafiato e può essere percorso in modo più o meno estremo a seconda delle proprie esigenze. Insomma, un’esperienza irrinunciabile. Ancora prima di rientrare, sto già pensando a come e quando tornare…

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