Marcello Mihalich, classe e stile

Amarcord. La storia del giocatore fiumano, grande protagonista a Napoli

Marcello Mihalich

Giovedì prossimo il Napoli arriva a Fiume nell’ambito della terza giornata della fase a gironi di Europa League. È la terza squadra italiana che il Rijeka affronterà sulla scena continentale in partite ufficiali. Il primo impegno risale alla stagione 1979/80 nell’ambito dei quarti di finale di Coppa delle Coppe, con avversario la Juventus: a Cantrida finì 0-0, al ritorno a Torino i bianconeri s’imposero per 2-0 con i gol di Causio e Bettega. In porta c’era Ravnich, in panchina Ćiro Blažević. Il secondo confronto è storia recente. Nella fase a gironi di Europa League (stagione 2017/18) il sorteggio abbinò al Rijeka il Milan, allenato all’epoca da Gennaro Gattuso, attuale tecnico del Napoli. Al Meazza i rossoneri s’imposero per 3-2, a Rujevica invece i fiumani ottennero una vittoria di prestigio per 2-0, grazie alle reti di Puljić e Gavranović.

 

Una fucina di talenti
A questo punto facciamo un tuffo nel passato per ricordare uno dei giocatori fiumani che quasi un secolo fa vestì con successo la maglia azzurra dei partenopei. È Marcello Mihalich, uno dei migliori prodotti del florido vivaio sportivo fiumano (assieme a Ezio Loik, Rodolfo Volk e i fratelli Mario e Giovanni Varglien), che sfornò campioni non soltanto nel calcio, ma anche in altre discipline (il pugile Ulderico Sergo, i tennisti Gianni Cucelli e Orlando Sirola, il marciatore Abdon Pamich, soltanto per fare alcuni nomi). Mihalich, che era noto a Fiume con il soprannome di Marzelin, cioè Marcellino (in dialetto Marcello diventa Marzel), viene anche ricordato come il primo giocatore di Fiume e della nostra regione che vestì la maglia della nazionale italiana di calcio ancora nel 1929 in occasione dell’amichevole vinta 6-1 contro il Portogallo a Milano, gara in cui mise a segno una doppietta.

 

Idee chiare
Per Vittorio Pozzo, che all’epoca scriveva di calcio per il quotidiano La Stampa, quella partita segnò il ritorno dopo quasi cinque anni in panchina da commissario tecnico. Pozzo, che poi vincerà due titoli mondiali (1934 e 1938) scrisse: “Mihalich è un giocatore che ha classe e stile. Il fiumano è uno dei pochi attaccanti centrali del momento che ha una giusta idea di come servire le ali. Gioca con idee chiare e con modi semplici. Nulla di complicato nel suo gioco: come tutti gli uomini che hanno classe, fa apparire facile il difficile. Poco prima della ripresa appariva estenuato. Principi di crampi alle gambe lo preoccupavano. Si riprese in pieno nel secondo tempo e terminò il suo lavoro segnando un punto con un colpo di testa che fece l’effetto di una cannonata…”.

 

L’intesa con Volk
Marcello Mihalich, nato il 12 marzo 1907, iniziò la sua carriera calcistica a Fiume, nelle file del Tarsia, dove si mise in mostra per le sue qualità: passò dopo qualche anno all’Olimpia, in cui esordì in prima squadra nel 1924, nella seconda divisione. Nel 1926 l’Olimpia si fuse con il Club Sportivo Gloria dando vita all’Unione Sportiva Fiumana, disputando due campionati di Prima Divisione e in Divisione Nazionale nel 1928-1929, dove fece registrare 12 reti in 27 gare e mostrando un’ottima intesa con il compagno Rodolfo Volk. Per i due nell’estate 1929 si scatenò una vera e propria asta, in particolare tra Roma e Napoli, diatriba che durò diversi mesi. Alla fine dovette intervenire la Federazione, che decretò il passaggio di Volk ai capitolini e di Mihalich ai campani: il costo di quest’ultimo fu di 120.000 lire dell’epoca.

 

Doppietta all’esordio
La sua stagione d’esordio fu positiva. Emergeva per la sua grande qualità nei dribbling e nelle finte. Inoltre era dotato di una buona velocità e di precisione nei tiri. il Napoli arrivò quinto e Mihalich segnò 10 reti, di cui due nella prima gara della stagione, il 6 ottobre 1929, nella sconfitta in trasferta contro la Juventus per 3-2. Nella stessa partita fu però espulso dall’arbitro Caironi di Padova per un fallo su Munerati: come scrisse sempre Vittorio Pozzo sulla Stampa nel resoconto della partita, dopo anni di prestazioni non brillanti la reputazione delle squadre campane dopo quella partita era migliorata. Il contributo di Mihalich fu importante soprattutto per l’aiuto dato ai compagni di squadra Vojak (terzo miglior cannoniere stagionale) e Sallustro, che segnarono rispettivamente 20 e 13 gol.

 

L’infortunio al ginocchio
Nel campionato seguente Vojak si confermò terzo miglior goleador della stagione, ancora con 20 reti, contro le 11 reti di Sallustro, mentre il fiumano confermò il suo talento di assistman e di realizzatore, siglando 12 gol, tra cui la rete della bandiera nella sconfitta in trasferta a Milano dell’undicesima giornata, giocata il 7 dicembre 1930, contro l’Ambrosiana per 2-1.

Infortunatosi al ginocchio sinistro, lasciò Napoli nel 1931, dopo aver siglato 36 gol in 94 gare di campionato. Passò quindi all’Ambrosiana-Inter dove però rimase solo una stagione, segnando comunque sette gol in 11 partite, e successivamente alla Juventus, con cui vinse lo scudetto 1933-1934 anche se vi giocò solo sei gare senza alcun gol.

 

Il ritorno a Fiume
Dopo solo un anno, consapevole di non poter più restare ad alti livelli, lasciò la compagine bianconera per passare alla Pistoiese in Serie B, dove segnò 11 reti in 28 presenze; successivamente passò al Catania, dove rimase per tre stagioni disputando due campionati cadetti e uno di Serie C. Nel 1937 tornò nella sua città natale, dove disputò la sua ultima stagione da calciatore segnando 4 gol in 18 gare: nel giugno 1938 lasciò quindi il mondo del calcio giocato. Mihalich ebbe anche una breve esperienza come allenatore della Fiumana, dal 1938 al 1940, poco prima della scoppio della Seconda guerra mondiale, dopo la quale lasciò il mondo del calcio. Con il passaggio di Fiume alla Jugoslavia si rifugiò a Trieste, dove fu poi raggiunto dalla famiglia e dove visse fino al 1984, anno in cui si trasferì da uno dei figli a Torino. Nel capoluogo piemontese morì nel 1996, a 89 anni.

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