Ana Grbac: «Il mio è solo un arrivederci»

A colloquio con la 31.enne palleggiatrice del Rijeka, che dopo aver trascorso nella sua Fiume la prima parte della stagione parte alla volta di Israele, ma con una promessa...

Un momento di pausa per Ana Grbac durante l’ultima partita con l’Olimpik. Foto Ivor Hreljanovic

Nella storia della pallavolo femminile fiumana ci sono stati alti e bassi, momenti storici e periodi di declino. La squadra che vinse sette volte consecutive il titolo di campione di Croazia dal 2007 al 2013, sei volte la Coppa e che si qualificò tra le migliori 12 squadre della Champions League, ha conosciuto due stagioni fa anche la retrocessione nel girone 2 del massimo campionato croato.
Sotto la guida di Igor Lovrinov, tecnico negli anni d’oro del Rijeka, la squadra fiumana è partita in questa stagione con una squadra ulteriormente ringiovanita dopo la partenze di numerose titolari. In compenso, è tornata Ana Grbac che ha contribuito notevolmente al piazzamento del Rijeka in campionato. Contro tutti i pronostici, dopo undici giornate della regular season le fiumane sono prime con un bottino rassicurante per il prosieguo del campionato in cui non si potrà contare più sulla classe e sull’esperienza di Ana Grbac.
Dopo Natale, infatti, la 31.enne palleggiatrice partirà verso Israele per difendere i colori dell’Ashdod. La sua permanenza a Fiume è stata casuale in quanto temporaneamente “disoccupata” in attesa di ingaggio. Ora lascia le sue giovanissime compagne di squadra, ma rinnova la promessa di chiudere la carriera nella sua città dopo aver girato mezzo mondo (Italia, Svizzera, Polonia, Azerbaigian con due squadre, poi ancora Svizzera, Romania e Bulgaria). Giocò per l’ultima volta nel Rijeka nella stagione 2008/2009. “Dopo tanti anni ho la possibilità di festeggiare il Natale con i miei, a casa. Non ho fatto i calcoli, ma penso che siano passati 13 anni dall’ultima volta. Sono proprio contenta di essere qui, ma tra breve me ne dovrò andare nuovamente. Lo avevo detto diverse volte che avrei voluto concludere la carriera a Fiume, ma questo mio ritorno è stato provvisorio. Sono stati mesi bellissimi in cui ho dato una mano al Rijeka e all’allenatore Lovrinov e a queste giovani ragazze. Sabato ho giocato la mia ultima partita e siamo prime, cioè, sono prime.Restano da giocare tre partite nella regular season e, secondo me, potrebbero mantenere la testa della classifica. Per me è stata una bella esperienza trovarmi in una squadra così giovane nella quale non c’è nessuna che abbia 7-8 anni meno di me. Lovrinov ha decisamente ringiovanito la squadra e in questo senso vorrei fare il nome di Mara Štiglić che gioca in prima squadra a soli 14 anni, cavandosela egregiamente. C’è tempo per crescere, non solo per lei, e quindi un potenziale per i prossimi anni. Con loro Lovrinov sta lavorando molto bene e sono sicura che in pochi anni saprà farne delle ottime giocatrici”, sono le valutazioni e il messaggio alla squadra in cui è cresciuta.
Tra gli sport femminili la pallavolo detiene il primato assoluto a Fiume, nella Regione e anche a livello nazionale per numero di tesserati. Tutto ciò non ha un grande riscontro a livello di nazionale e nemmeno nei risultati dei club croati nelle competizioni europee. Questo è un fenomeno da trattare in altre sedi. Rimanendo nel nostro ambito, non possiamo nascondere il fatto che ci sia un pubblico poco numeroso sugli spalti, anche ora che il Rijeka sta avendo dei buoni risultati. “È vero, purtroppo – risponde Ana Grbac –, e ne parliamo da cent’anni. Come motivare la gente a venire a vedere le partite? Mi ero promessa che, un giorno, avrei preso in mano il club e che avrei lavorato per promuoverlo a livello di marketing. Oggi, sinceramente, non riesco a capire perché non ci sia più pubblico. L’ingresso è gratuito. Non so se sia dovuto ai risultati che non sono quelli di una volta. In questo sport, evidentemente, non si investe come in altri sport. Ad eccezione del calcio, credo che sia il problema di tutti gli sport”.
Il futuro di Ana Grbac? “Il 27 prendo il volo per Israele per giocare nell’Ashdod, dove non ci sono delle grandi pressioni e obiettivi da centrare ad ogni costo. Ne ho sentito parlare molto bene. Per il resto – dice compiaciuta la pallaovlista fiumana –, sono contenta di andarci perché lì non fa mai freddo. Adesso ci sono 20 gradi. L’anno prossimo so che vorrebbero giocare in Champions League o comunque in Europa e adesso aspetto di vedere che ambiente mi attende. Ci sono diverse straniere tra cui un’americana, due cubane una di Trinidad Tobago e un’albanese“.
Ana Grbac saprebbe dirci quanti club ha cambiato? Quante lingue parla? “Così, sui due piedi, non so dirlo. Sono stati tanti. Per quanto riguarda le lingue – conclude Ana –, parlo l’inglese, in Azerbaigian ho imparato abbastanza il russo che però non uso da un po’. Credo che potrei recuperrlo velocemente se ce ne fosse bisogno. Ovviamente, ci sono anche l’italiano e lo spagnolo, che ho imparato a scuola”.Arrivederci, dunque, per vedere Ana Grbac concludere la carriera a Fiume.

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